Rottamazione addio

Editoriale di PAOLO ERMINI, dal CORRIERE FIORENTINO, 29/1/2011

E Renzi ora che fa? La domanda rimbalza ormai con una certa frequenza, e non solo fra i protagonisti e gli osservatori della politica italiana. Se lo chiedono anche parecchi fiorentini, e con qualche buona ragione, visto che si tratta del loro sindaco. Certo è che il governo Monti ha cambiato parecchie carte sul tavolo. La rottamazione è stata la fortunata (ancorché brutale) parola d’ordine di una campagna che ha lanciato il suo autore sulla ribalta nazionale. Ma era tutta giocata contro. Contro un declinante Berlusconi e, soprattutto, contro una classe dirigente del Pd incapace di proporsi come alternativa convincente, nonostante la crisi del centrodestra. Il disegno di Renzi prevedeva che il quadro reggesse fino alla scadenza della legislatura, nel 2013, consentendo a lui di vestire i panni del rinnovatore a tutto tondo, capace di far vincere il centrosinistra facendo breccia anche nell’elettorato moderato. Con le dimissioni del Cavaliere e il cambio a Palazzo Chigi questo scenario è però sparito. E il sindaco sembra averne preso atto imponendo una brusca frenata all’«operazione Big Bang». Il problema di una politica diversa è tutt’altro che archiviato, ma nella nuova situazione ci sarebbe da avviare una campagna per. Per recuperare la fiducia degli elettori e, soprattutto, per definire un convincente programma di governo. Impresa tutt’altro che semplice ora che l’esecutivo dei tecnici, sostenuto dalla maggioranza dei cittadini (così dicono i sondaggi), con i suoi primi provvedi- menti ha già svuotato in gran parte i «cento punti per l’Italia» lanciati dalla Leopolda e procede deciso, sostenuto da un Pd senza spazi di manovra, che in Parlamento si trova a votare insieme all’inviso Pdl. In pochi giorni, Minti ha fatto più di tutti i governi della Seconda Repubblica in vent’anni. Se è difficile per Bersani voltargli le spalle senza passare da irresponsabile davanti agli italiani, figuriamoci per Renzi che ha reclamato per mesi la modernizzazione del Paese. La navigazione è diventata più complicata per tutti. L’approdo non è affatto scontato: reggerà questo sistema di partiti? Sopravviverà il bipolarismo? Pd e Pdl resteranno tali e quali? Il ministro dello sviluppo Corrado Passera tenterà davvero il salto in politica presentandosi alle elezioni? E con quali alleati? Un quadro troppo incerto anche per lo spavaldo decisionismo di Renzi, che per ora ha riconcentrato lo sguardo sulla sua città, pur continuando a organizzare cene con imprenditori e a raccogliere fondi, in attesa degli eventi. A Firenze il lavoro non gli mancherà. E l’elenco dei risultati che riuscirà a conseguire qui, se arriveranno, potrà essergli utile quando tornerà d’attualità il problema della premiership. Nel 2013, o nel 2018. Vista la situazione, infatti, un secondo mandato a Palazzo Vecchio adesso è tutt’altro che da escludere. Anche se non era certo questo l’obiettivo di Renzi quando cominciò a cannoneggiare lo stato maggiore del Pd e il suo segretario, che con la foto a tre di Vasto (Bersani-Vendola-Di Pietro) ha finito di rottamarsi da solo dando via libera alla stagione dei «bocconiani». E spiazzando, paradossalmente, anche il rottamatore.

1 Commento

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Una risposta a “Rottamazione addio

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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