Dubbi post visione su The Dark Knight Rises

Dopo oltre un mese dall’uscita negli Stati Uniti, ieri finalmente sono riuscito a vedere The Dark Knight Rises, terzo episodio della saga firmata da Christopher Nolan. Dei tre è quello che mi è piaciuto meno (il primo è il mio preferito). Sortito dal cinema, mi è rimasta la sensazione che Nolan, nonostante la lunghezza del film (165 minuti), abbia voluto dire troppe cose, e tutte insieme.
Wayne si è ritirato dal mondo, ha deciso che là fuori non c’è niente per lui, s’è rintanato in una delle stanze della sua super villa, il nome di Batman da otto anni è macchiato per un omicidio che non ha commesso, quello di Harvey Dent, ma di cui si è preso la colpa. Tuttavia per quanto acciaccato e con le ginocchia senza più cartilagine, il mondo, o meglio Gotham City, richiede di nuovo la sua presenza. Una tempesta sta per abbattersi sulla città, e il pipistrello con i suoi bat-aggeggi deve tornare per le strade. Il nemico – non l’unico, e neanche il principale, come poi si vedrà – questa volta si chiama Bane, energumeno che riesce a respirare soltanto grazie a una maschera. Ecco, di tutti i personaggi – non gli attori, beninteso, meravigliosi dal primo all’ultimo – quello di Tom Hardy mi sembra il meno riuscito. Lo spettatore lo apprezza molto di più nelle vesti di capo di un esercito mercenario, quando è nelle fogne, che non quando si mette a fare il capopopolo, una via di mezzo fra Robespierre e un qualunque leader populista anticapitalista. Bane, detto in breve, mi è parso una macchietta, quando arringa la folla per avviare il linciaggio dei ricchi con l’aiuto di mille carcerati appena evasi dalla prigione-Bastiglia.
La storia, nel complesso, segue schemi catastrofico-apocalittici abbastanza ben collaudati e non troppo originali. I cattivi vogliono colpire al cuore una città occidentale, secondo loro marcia e irredimibile, e l’unico modo per purificarla è farla saltare in aria, nascondendosi dietro la parvenza ideologica di demagogia populista: i ricchi affamano i poveri, c’è un 99 percento di persone che è rimasto fuori da decisioni prese dall’uno per cento della popolazione. Richiami multipli e diffusi, quindi; dalla Rivoluzione Francese all’Undici settembre, ai movimenti anticapitalisti. E quindi, secondo lo schema ben collaudato di cui sopra, c’è una bomba da disinnescare, immancabilmente c’è un conto alla rovescia, c’è una guerra per bande, c’è un salvatore, ma forse – cristologicamente – si potrebbe dire che c’è un Salvatore, con la s maiuscola. Che da solo, però, non può farcela. L’eterna lotta del bene contro il male non può essere sempre affrontata da soli, gli eroi come Batman, specie quando iniziano a invecchiare, hanno bisogno – più che mai – di fedeli commissari (Gary Oldman), poliziotti “teste calde”(Joseph Gordon-Levitt) e ladre impenitenti che faranno di tutto per metterli nei guai (la cripto Catwoman Anne Hathaway).

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