Primarie, l’assalto e il contropiede

Si erano politicamente separati con toni poco simpatici, ma adesso Matteo Renzi e Pippo Civati si trovano di nuovo uniti nell’assalto alla diligenza, anzi alla dirigenza. Intendiamoci, niente patti, niente intese, niente ritrovata concordia. Ma sono gli obiettivi a renderli vicini: la richiesta di primarie per l’elezione del candidato alla premiership e per i parlamentari. L’altro giorno Civati, Sandro Gozi, Paola Concia e Ivan Scalfarotto e altri avrebbero proposto alla direzione del partito, se non fosse stata rinviata causa terremoto, un ordine del giorno di tre punti.

«Le candidature alle elezioni politiche saranno decise attraverso elezioni primarie per i parlamentari con qualsiasi sistema elettorale; il limite dei tre mandati è stabilito per tutti; il candidato alla premiership sarà deciso attraverso elezioni primarie aperte da tenersi nel mesi di ottobre 2012» (anche le Officine Democratiche stanno per iniziare a raccogliere le firme nell’assemblea regionale per avanzare una proposta simile).

Il deputato Gozi in questi giorni ha provato anche a coinvolgere il sindaco di Firenze in quella che è anche una sua battaglia di rinnovamento del Partito Democratico. Ma Renzi pensa che la direzione non sia il luogo adatto; ognuno ha le sue liturgie, quella di raccogliere firme da presentare in un organismo burocratico non rientra nello stile renziano. Se proprio uno se la deve giocare molto meglio l’assemblea — ragionano i renziani e Renzi stesso — luogo molto più aperto, dove anche la cosiddetta società civile può dire la sua, l’ostilità del gruppo dirigente potrebbe essere meno invasiva (e la visibilità mediatica maggiore visto che è, a differenza della direzione, le riunioni dell’assemblea sono a porte aperte). L’idea del documento però piace ad alcuni prodiani molto vicini a Renzi come Arturo Parisi, che ha firmato un appello su Micromega dal titolo «Il conto alla rovescia è ormai iniziato. Non possiamo farci trovare impreparati». «L’odg — dice Parisi — mi trova totalmente d’accordo. Rinviare oltre il prossimo mese la indizione delle elezioni primarie, quelle per la premiership e quelle per i parlamentari, rende impossibile il loro svolgimento in ottobre e mette le premesse perché le elezioni primarie non vengano più fatte o peggio fatte per finta». Il dibattito tornerà presto in direzione. Forse già venerdì 8 giugno. Non ostile alle primarie è anche Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd nazionale. Purché il meccanismo sia chiarito una volta per tutte e non ci si torni più sopra. «O eleggiamo il candidato premier con le primarie di coalizione oppure — dice Orfini al Corriere Fiorentino — se eleggiamo il segretario del partito, le primarie le facciamo con gli iscritti. A me vanno bene entrambe le soluzioni; basta decidersi e non vivere in uno psicodramma per cui ogni sei mesi uno si alza e chiede le primarie. Renzi vuole le primarie? Benissimo, ma se vince Bersani non è che poi un altro si presenta in assemblea e le chiede di nuovo». Altro discorso è quello sulle primarie per i parlamentari. Anche qui bisogna fare un po’ di ordine, dice Orfini, molto critico nei confronti di liste civiche (perfino quelle in chiave anti-Renzi) che mettano Zagrebelsky o Saviano (anche se ieri l’interessato ha smentito ipotesi di questo tipo) al posto di Iva Zanicchi. «Le primarie le puoi fare stabilendo un po’ di paletti; un po’ di quote di genere, di rappresentanza territoriale, ma quando si dice riservare una quota non deve servire a garantire lo staff e i portavoce dei leader, come la portavoce di Prodi, Sandra Zampa (tra i firmatari dell’odg). A me sarebbe piaciuto che chi oggi porta quell’ordine del giorno in direzione lo avesse fatto anche l’altra volta, quando furono fatte le liste bloccate. Io le chiesi al mio partito regionale. Ci vuole dignità nelle battaglie politiche. A qualcuno di loro, come Civati, la riconosco, ma altri sono stati catapultati in regioni in cui non c’entravano nulla».

Orfini comunque ne è sicuro: primarie di qualche tipo si faranno. E lo stesso Bersani in queste ore sta pensando di anticipare tutti e di arrivare alla direzione di venerdì prossimo, se non prima, con la sorpresa-primarie già pronta. Ma anche Renzi è pronto: «I quarantenni del Pd ci sono — twittava ieri sera — e hanno i numeri per cambiare l’Italia. Dobbiamo solo decidere se giochiamo o restiamo in panchina a lamentarci».

David Allegranti

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