Twitter, la sindrome dello spettatore totale e i giornali di carta

Non so se vi è mai capitato, ma da quando il racconto dei disastri è diventato così immediato, rapido, esplosivo, da quando siti internet, Twitter e altri social media hanno cominciato ad assumere un ruolo centrale nella narrazione di terremoti, attentati e guerre, ho iniziato a trovarmi – come lettore – in difficoltà. Tutto è così debordante, la massa di informazioni enorme, i tweet sono troppi e troppo veloci per tenere d’occhio tutto quel che succede. Intendiamoci, queste tecnologie sono utilissime, sapete come la penso; con molti di voi ci siamo incontrati durante la tragedia della Costa Concordia, quando feci la diretta Twitter. Eppure questo surplus cognitivo crea qualche problema, su cui molti hanno scritto libri cui vi rimando (uno su tutti quello di Clay Shirky). Effetto non secondario è una specie di sindrome dello spettatore totale, come quando punti una telecamera su qualcosa che va a fuoco e per raccontarla dici che, appunto, sta andando a fuoco, continua ad andare a fuoco e, attenzione, ora prende ancora più fuoco di qualche secondo fa. Per questo i giornali di carta servono ancora. Bastava leggere, stamattina, i reportage sul terremoto dalle zone colpite di Corriere, Repubblica, Stampa, solo per citarne alcuni.

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