Quei piccoli Formigoni di provincia

La recentissima storia politica italiana è un concentrato di case e lauree e cozze pelose pagate da altri, solitamente partiti, contribuenti, imprenditori o faccendieri. A Serravalle Pistoiese, per dire, è venuto fuori qualche settimana fa che Pistoiambiente, società che gestisce la discarica del Cassero, pagava gite molto fuori porta — Torino, Madrid — all’attuale sindaco Patrizio Mungai e a quello precedente Renzo Mochi. Insomma, osserva l’opposizione che sottolinea il conflitto d’interesse, i controllori andavano a giro a spese dei controllati. E perché ci andavamo? «Si tratta di gite culturali su invito», ha spiegato Mungai, che all’epoca dei fatti, nel 2008, era vicesindaco e assessore all’ambiente. «Pistoiambiente — ha spiegato al Tirreno — le ha fatte per oltre dieci anni (fino al maggio 2008, ndr) e ai viaggi hanno preso parte tantissime persone, oltre 50 ogni volta, tra cui anche consiglieri d’opposizione e sindaci di altri Comuni. Siamo andati lì perché invitati».
E così, mentre Beppe Grillo raccoglie successi a colpi di marketing e buone trovate pubblicitarie — sa bene che se non va in televisione, la televisione va da lui — e la cosiddetta antipolitica, in realtà politicamente ben organizzata, si fa largo conquistando comuni e quindi luoghi dove si comanda, tipo Parma, ci sono dirigenti di partito e amministratori che continuano a far finta che niente sia successo. E quindi ci sono la casa di Scajola al Colosseo, le lauree albanesi del Trota, la mancetta data ai ragazzi di The Family, che poi è sempre la famiglia Bossi, e quelle prelibate cozze pelose regalate al sindaco di Bari Michele Emiliano. Il principio dell’autosufficienza, il bastare a se stessi, è cosa sconosciuta, la comunità diventa il nuovo bancomat personale, siamo diventati scrocconi ai danni della collettività. Nasce così una classe politica squalificata, commissariata dalla tecnica, costretta alla supplenza del governo del Preside Mario Monti, che arriva con tutti i suoi professori della Bocconi, ma costretta anche a confrontarsi con il Movimento 5 Stelle, invenzione di uno che col marketing ci sa fare meglio di molti altri politici di professione.
Ed è di questi giorni il caso più controverso, quello delle vacanze di Formigoni — l’uomo che ha dato una svolta pop al suo look con delle camicie improbabili — che sarebbero state pagate da Roberto Daccò, faccendiere della sanità lombarda. «Da anni, da giugno a settembre lo yacht «Ad Maiora» è a disposizione di Formigoni… Il presidente è stato mio ospite per tre capodanni ai Carabi, non mi ha restituito nulla…», ha detto Daccò ai pm secondo quanto riportato ieri da Repubblica. «Se qualcuno dimostrasse che Daccò ha avuto un vantaggio dai rapporti con me mi assumerò le mie responsabilità e mi dimetterò», ha risposto Formigoni e tutti qua speriamo per lui che non finisca come con Gary Hart, il democratico candidato alla presidenza americana costretto a ritirarsi dopo aver sfidato i giornalisti a dimostrare la sua infedeltà. In questo caso sarebbe molto difficile, anche per Formigoni, utilizzare la vecchia scusa di Scajola. Anche in un Paese come questo, che vive a sua insaputa.

David Allegranti

1 Commento

Archiviato in Carta Stampata, Corriere Fiorentino

Una risposta a “Quei piccoli Formigoni di provincia

  1. Per proseguire nella sua analisi le suggerisco di approfondire la questione degli arresti a Pistoia (http://fedegorbi.blogspot.it/2012/06/gli-arresti-e-la-discarica.html). Cordiali saluti

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