«Il Pd non mi caccerà, decido io se andarmene»

DAL NOSTRO INVIATO
SIENA — Alberto Monaci, presidente del Consiglio regionale, le danno del traditore.
«È un’etichetta che mi vedo addosso; non ho mai ricattato né tradito nessuno. Eppoi non sono neanche un consigliere comunale».
È il «mandante» dei 7 consiglieri dissidenti di Siena?
«Ci mancherebbe anche questa. Mi pare un’accusa pesante, io non sono mandante di niente».
Il Pd dice che è il «regista».
«Regista? Già meglio. A un regista può riuscire bene o male un film… Ma mandante in italiano vuol dire una cosa precisa; nell’italiano spiccio vuol dire che assoldi un sicario o più sicari. Lungi da me. Al di là di tutto posso fare delle leticate, ma sempre alla luce del sole. Mandante sa di killeresco, malavitoso. E io non sono il mandante di niente. Quando c’è stato da rischiare qualcosa in termini politici sono sempre andato da solo, non ho mandato gli amici».
Il sindaco Franco Ceccuzzi, dimisionario, dice che lo avete ricattato. 
«Ci spiegasse bene perché. Il ricatto comunque è punito duramente dal codice penale. Prevede l’arresto…».
Ieri lei ha incontrato il governatore Enrico Rossi.
«Sì, c’era una riunione in Regione su Fidi. Doveva durare un’oretta, è durata tre. C’erano i tecnici, i capigruppo».
Ah, e avete parlato di Siena.
«Questo lo dice lei».
Manciulli dice che lei e gli altri siete fuori.
«Se sono fuori qualcuno me lo notificherà e mi dirà ufficialmente perché».
Perché avete costretto Ceccuzzi alle dimissioni.
«Se dava retta a me, se avesse ascoltato non solo i miei ma anche altri suggerimenti di buonsenso non sarebbe neanche arrivato a discutere. Non c’era il conflitto che si è determinato. È lui che ha portato le cose fino a questo punto».
Ma non è una questione di poltrone, la vostra?
«Che c’entrano le poltrone con il conto consuntivo? Sul bilancio preventivo si può anche litigare, ma nel bilancio consuntivo le poste sono quelle: ci sono i soldi o no? Uno può dire che i soldi arriveranno sicuramente, ma nel frattempo perché non lasciare in sospeso tutto? Il motivo del contendere è questo, checché ne dicano Migliavacca e gli altri. La prima volta potevano dire ai consiglieri che non erano d’accordo di uscire. Poi sono volati discorsi un po’ pesanti…».
Ha intenzione di querelare Ceccuzzi o altri?
«Non ho mai querelato nessuno in vita mia. Ma non sa di niente arrivare a discorsi pesanti, mi sembrano fuori posto; si potevano dire benissimo altre cose».
Nel Pd tirano in ballo Anna Gioia, sua moglie e consigliera dissidente, e fisioterapista alle Scotte. Dicono che è lei quella che comanda davvero.
«Lei è entrata alle Scotte dietro regolare concorso, non credo avesse particolari raccomandazioni quando è entrata nell’allora Policlinico universitario, con regolare concorso per fare la fisioterapista. Le hanno fatto una prova vera ed era fra i primi a quell’epoca. Ha fatto il concorso nel 1978. Ognuno ha le sue gratificazioni, la sua è quella di riuscire a mettere in piedi un paziente e tirarlo fuori da una brutta situazione. Le piace fare il suo lavoro con passione. Io l’ho conosciuta quando è venuta a svolgere il suo lavoro in un momento in cui avevo un problema impegnativo».
Il Pd però l’accusa di «familismo».
«La colpa è mia perché l’ho coinvolta. Lei non si voleva presentare, faceva il suo lavoro. Ma è familismo se uno si impegna in politica? Mi sembrano cose assurde andare a cercare fino alla settima generazione se uno è un famiglio adatto o non adatto. Come si fa a dire che se uno ha avuto il babbo, lo zio o il nonno che fa politica deve starne fuori, altrimenti è familismo? Si usano frasi fatte, e gli si dà un significato equivoco. Se un notaio ha un figlio e cerca di istruirlo alla professione di notaio o avvocato quale sarebbe il motivo di disappunto?».
Insomma Monaci, glielo richiedo; lei si sente un traditore?
«Io no di sicuro. E neanche i consiglieri. L’avevano detto che se rimaneva il bilancio com’era, loro votavano contro. Io non volevo fomentare niente, sono stato chiamato in causa e lunedì ho risposto con quella nota».
A novembre ci sarà la verifica della presidenza del Consiglio, vogliono disarcionarla.
«Ne discuteremo. Da qui a novembre sa quante cose succedono…».
E se la buttano fuori dal Pd?
«Io ci sono entrato prima di altri, nel Pd. Quando voglio uscire lo dico. E comunque non possono buttarmi fuori in contumacia».

David Allegranti

dal CORRIERE FIORENTINO, 23/5/2012

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