Siena, fine al veleno: «Voi traditori» «Tu stalinista»

DALL’INVIATO

SIENA — Scena numero uno: Franco Ceccuzzi, sindaco dimissionario, non alza gli occhi dal cellulare. Sembrano ore interminabili, e in effetti lo sono, il Consiglio comunale è una lentissima processione di chiacchiere. Accanto a lui c’è Alessandro Piccini, presidente dell’assemblea, uno dei dissidenti dell’ex Margherita che lo hanno costretto a lasciare. I due non si guardano, o meglio è Ceccuzzi che non si gira mai verso di lui, mentre Piccini accenna, indica, gli rivolge persino qualche parola. Scena numero due: Alberto Monaci, il leader della dissidenza, è a Firenze in Consiglio regionale, su una poltrona che qualcuno vorrebbe sfilargli da sotto il sedere. Risponde al cellulare, manda una nota che fa infuriare Ceccuzzi e la maggioranza nella quale dice che il bilancio «manca di legittimità». I due si fronteggiano per tutta la giornata senza vedersi. Da Siena chiedono le dimissioni sue e dei consiglieri. Lui dice di sentire puzza «di processo staliniano, tentativo di epurazione per ammazzare il confronto democratico».

E così, dopo che il Pd regionale, schierato in assetto antisommossa, ha provato a sistemare la baruffa senese; che Beppe Fioroni e Maurizio Migliavacca in prima persona si sono impegnati per trovare invano una mediazione; che quasi tutti i consiglieri comunali, dalle otto e mezzo di mattina alle otto e mezzo di sera — dieci ore dieci di dibattito pausa pranzo esclusa! — hanno sentito il dovere, improrogabile, inderogabile, imprescindibile, di intervenire; ecco dopo tutto questo, alla fine Siena si ritrova con il sindaco dimissionario e il consuntivo 2011 bocciato. L’eterno ritorno dell’eguale è compiuto, 17 votano contro, 15 a favore, e Gabriele Corradi, ex candidato terzopolista, esce dall’aula e non partecipa al voto.

Il discorso del sindaco a fine mattinata è molto duro contro i consiglieri che hanno acceso la miccia di Siena: «Quello di oggi è un passo davvero difficile, ma inevitabile, provocato, in primis, dalla gravissima irresponsabilità di otto consiglieri di maggioranza che, dopo aver sottoscritto e votato il programma di mandato, lo hanno più volte tradito, voltando le spalle a chi ha creduto in quel progetto e in quel processo di rinnovamento, più volte invocato dalla città». In queste settimane, spiega il sindaco, «è stato messo in atto un vile tentativo di ricatto e condizionamento nei confronti della mia persona e della nostra comunità. Un tentativo, mosso da pochi ai danni dell’interesse generale, volto ad arrestare quel processo di cambiamento che, con grande fatica, abbiamo intrapreso e realizzato nei fatti» e che «sta iniziando a dare i suoi primi frutti e che, ribadisco, non si fermerà». Ceccuzzi rivendica le scelte fatte nelle nomine del cda di Banca Mps, accusa i consiglieri di essere impaludati «nelle logiche da Prima Repubblica, dal sapore clientelare e familistico». Ce l’ha con tutti, Ceccuzzi: con l’ex sindaco Pierluigi Piccini «che manovra nell’ombra al sicuro di uno stipendio dorato» (è dirigente al Monte Paschi Banque a Parigi) e anche con il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. «La volontà di rafforzare il Comune e la sua centralità è stata contrastata con forza, fin dai primi mesi del mandato, quando la nostra azione si è incentrata sul rilancio e la riconsegna ai senesi del Policlinico le Scotte», ceduta dall’università e comprate dalla Regione per circa 110 milioni di euro per salvare l’ateneo. Il direttore generale del Policlinico, Paolo Morello è molto vicino a Monaci e Ceccuzzi, da tempo, chiede a Rossi la sua rimozione. È questa una delle chiavi di lettura delle parole che seguono, pronunciate dal sindaco: «Prima con l’opposizione all’apertura all’interno dell’Ospedale del nostro sportello comunale», poi con il tentativo di rinnovare il Policlinico, «facendolo tornare ad essere ospedale di tutti e non più luogo, sotto scacco di poteri forti. Da mesi abbiamo segnalato anche alla Regione Toscana questa grave situazione». Questo lavoro di rilancio «non può e non deve fermarsi. Sono convinto che, anche in futuro, uno degli aspetti sui quali la città dovrà chiedere con decisione più garanzie è che le Scotte torni ad essere un ospedale pubblico, recuperandolo a quella privatizzazione di fatto a cui è stato sottoposto consegnandolo ai gruppi di potere che lo gestiscono. Per la prima volta dopo moltissimi anni la conferenza provinciale dei sindaci ha elaborato un documento che segnala con puntualità tutte le storture e le inefficienze del Policlinico. Ogni minuto perduto senza intervenire sarà un danno alla comunità senese di cui anche la Regione dovrà rispondere». Immediata la replica del Pdl: «Sono estremamente pesanti le dichiarazioni dell’ex sindaco di Siena Ceccuzzi in merito al policlinico delle Scotte e alla sua gestione», dicono i consiglieri regionali del Pdl Stefano Mugnai e Claudio Marignani, che annunciano un’interrogazione urgente.

Quando Ceccuzzi finisce di parlare, la gente della sala — strapiena — batte le mani, Piccini si rivolge alla platea e dice: «Basta con queste sceneggiate organizzate!». Accusa di claque, nientemeno, che fa rumoreggiare la folla ben sorvegliata dai vigili.« Dimettiti anche te! Vergognati!», gli gridano. Lui s’avvicina, parla con i contestatori, si scusa, dice d’aver esagerato. Ceccuzzi invece è un fiume in piena. La legge gli dà tempo venti giorni per ritirare le sue dimissioni, pena l’arrivo del commissario prefettizio, ma lui le considera «irrevocabili» e rilancia: «Siena conoscerà le facce di questi politicanti, traditori e voltagabbana». Loro, i consiglieri, replicano, dicono «non potete trattarci così, il muro di Berlino è caduto!» (Giovanni Bazzini), ribadiscono che le nomine di Mps non c’entrano nulla, è solo una corretta responsabilità: non si può votare un bilancio con un disavanzo di sei milioni. Tutto qui, né più, né meno. Ma Ceccuzzi si ricandiderà? «Non dipende da me — dice — ma dalle scelte del partito e dalla coalizione che si formerà. Intanto bisogna far pulito dagli imboscati, dopo il Pd esisterà ancora e sarà più bello». E qui torniamo alla scena numero uno e alla scena numero due. Gli occhi fissi sul cellulare di Ceccuzzi, lo scranno da presidente del Consiglio regionale di Monaci che nel Pd senese vorrebbero far traballare. A novembre ci sarà la verifica di metà mandato della presidenza. Da Siena vogliono la sua testa. Ma Monaci si limita, per ora, a una battuta di sfida: «Io mi raccordo solo con i consiglieri che mi hanno eletto».

David Allegranti

dal CORRIERE FIORENTINO, 22/5/2012

Lascia un commento

Archiviato in Pd, Politics

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...