Il turno dei candidati fai-da-te

«Perché? Perché non ci posso provare pure io?». La domanda dell’uomo qualunque nell’epoca dei partiti brutti sporchi e cattivi, delle Nicole Minetti, dei Calearo e dei Tesorieri disonorati al potere si fa forte. Le candidature civiche, extrapartitiche, alternative al sistema politico, crescono in maniera direttamente proporzionale al sentimento antipolitico.
«Tutti sputano sulla politica, ma tutti si candidano», ha detto a Pistoia qualche giorno fa Massimo D’Alema, di ritorno da La Spezia, 14 candidati per centomila abitanti. Il Cise, Centro Italiano Studi Elettorali, ha calcolato che nei capoluoghi della «zona rossa» (Emilia Romagna e Toscana) è raddoppiato rispetto al 2007 il numero delle liste non schierate, cioè che non riconducibili direttamente a partiti politici (il numero medio è passato dal 4,8 al 10,2). E in generale da queste parti è aumentato il numero di sindaci e liste. I candidati sindaci sono cresciuti del 32 per cento rispetto al 2007 (oggi sono 134), mentre sono 181 le liste rispetto alle 162 di cinque anni fa (+11,7 per cento).
Il politologo Marco Tarchi non condivide il sarcasmo di D’Alema. Dice: «Non vedo contraddizioni. Anzi. Più crescono il disgusto e lo sdegno verso la politica che c’è, più si aprono — in teoria — gli spazi per chi vuole proporre alternative. Non so quanto fondatamente, sono in molti a pensare che oggi una lista civica, per il solo fatto di essere (o presentarsi come) tale, possa attrarre più consensi dei vecchi partiti. Naturalmente, c’è chi cavalca l’onda in buona fede, sperando di ripulire la politica dai suoi mali, e chi invece vi si tuffa strumentalmente, per trarne profitto». E in effetti a giro per i 30 Comuni ci sono un sacco di appelli antipartito. A Castiglion Fiorentino, dove si vota a distanza di un anno dalle elezioni (il Comune è caduto per dissesto finanziario), l’avvocato Domenico Nucci si presenta con la sua lista «Senza Partiti». «Primo obiettivo sarà il risanamento del Comune per poi avviare il rilancio: ci vuole tempo e pazienza, ma di tutto questo deve occuparsi chi non ha nulla a che vedere col passato, non certo Pd e Pdl». Nucci però, ex direttore di carcere, un anno fa era candidato alle elezioni e dietro di sé aveva un cospicuo cartello elettorale formato da pesantissimi partiti: La Destra, Pdl, Udc, Lega Nord, Fli, tutti uniti perché, diceva, «la voglia di vincere e di cacciare la sinistra deve prevalere». A Lucca Andrea Colombini, imprenditore, si candida a sindaco ma dice che non vuole alcun posto: «L’ora dei discorsi vuoti dei politici, vecchi e nuovi, riciclati e non, di maggioranza e di opposizione, è finita. È l’ora dei fatti: prima di parlare, noi abbiamo fatto — ognuno nel nostro lavoro — e vi abbiamo fatto vedere che siamo bravi e capaci. Vi chiediamo: preferite gente che ha sbagliato, che vi ha illuso, che non ha mantenuto le promesse in passato ed insiste a farvene di nuove o gente come noi, che già vi dichiara che non vuole incarichi di nessun tipo e già vi ha fatto vedere che è brava e capace?». Insomma lucchesi, «un voto a noi è un voto per Lucca e contro i partiti». Accanto al civismo amministrativo, c’è da mettere pure il M5S, movimento da molti definito antipolitico. Ma per Tarchi la definizione più corretta è un’altra. «Io — dice il professore — preferisco parlare di una “politica antipartitica”, di un’idea di politica, venata di ingenuità, che propone l’impegno civico come antidoto salvifico alla cancrena della “casta” autoreferenziale. Grillo mi pare molto più animato da una mentalità populista, che contrappone l’onestà e la buona fede di “coloro che stanno in basso” all’endemica corruzione e all’avidità di “coloro che stanno in alto”. E tengo a precisare che per me “populismo” non è un termine spregiativo, ma un termine che identifica una categoria di analisi scientifica della politica». A San Marcello Pistoiese Silvio Gaggini, il candidato del centrodestra, fa di tutto pur di tenersi lontano dai partiti. «È fuorviante e assolutamente non corretto definire la lista che mi vede primo candidato come lista-Pdl. La lista come è noto è la somma di una ampia coalizione Udc-Lega-Pdl».
A Campagnatico, Amedeo Gabbrielli, il presidente della lista Cittadini per Campagnatico che sostiene il candidato Filippo Chiarelli, dice che «solo una lista realmente civica sganciata dal sistema dei partiti tradizionali e quindi dalle logiche di spartizione della politica, può rappresentare efficacemente i cittadini riconoscendogli il diritto di partecipare alle decisioni». Il solo voto insomma non è giudicato sufficientemente democratico. Per questo si agita il mito del civismo. Persino Bersani lo ripete spesso che accanto ai partiti in questo periodo il Pd vuole avvicinarsi anche ai movimenti dei cittadini. Ma il mito della società civile è immune alle responsabilità della politica? «Non lo è affatto», spiega Tarchi. «Spesso, i politici “venuti dalla società civile” si sono dimostrati non meno venali e incompetenti di quelli che avevano alle spalle una lunga gavetta di esperienza partitica. Ma in un momento come questo, in cui la tematica della “casta” conosce una straordinaria popolarità, se si vuole ottenere consenso fra i delusi e gli irritati non si può agitare nessun altro vessillo alternativo, se non quello dell’estraneità ai tradizionali luoghi del potere. Una versione di questo mito è quella, cara ai populisti, dell’onesto uomo della strada; un’altra, di diverso segno, è quella del tecnico che si sacrifica per il bene della collettività, spezzando gratuitamente il pane del suo sapere. Sono miti, appunto. Ma chi pensa che la politica possa farne senza e consegnarsi mani e piedi alla razionalità del calcolo e del dubbio, non sa di cosa sta parlando».
Sembra essere il caso di Fuxia People, la lista civica di Maria Teresa Baldini, chirurgo estetico di Forte dei Marmi, che dice «no a liste civiche con tessera di partito» con tanto di citazione evangelica: «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi feroci». Il bersaglio sono i partiti, che perdono il Lusi ma non il vizio.

David Allegranti

dal CORRIERE FIORENTINO 6/5/2012

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