La guerra nel Pd fa scivolare Ceccuzzi

DAL NOSTRO INVIATO
SIENA — Sono le 17,51 quando la maggioranza di centrosinistra s’accartoccia sotto il fuoco nemico ma soprattutto sotto quello amico. E uno s’aspetterebbe borbottii, brusii, persino qualche gridolino, di gioia, di tristezza, insomma una mezza smorfia; e invece no, c’è un silenzio che trapana le orecchie, sembra che non sia accaduto assolutamente nulla. Come se non ci fossero abituati, da queste parti. La sala del Consiglio da piena che era di blogger, scrittori (Raffaele Ascheri con sciarpetta e taccuino) dipendenti comunali, giornalisti, sindacalisti dell’Università, rappresentanti degli studenti, tutti corsi per assistere al voto, si svuota in pochi secondi.
Nulla si muove, neanche il sindaco, che concluderà il Consiglio senza rilasciare commenti. Eppure il bilancio consuntivo del 2011 è stato appena respinto con 17 voti contrari e 15 a favore. Tra quei diciassette ci sono anche i 7 consiglieri dissidenti del Pd (6 ex Margherita vicini ai fratelli Monaci più uno di area Cgil) che sono diventati un problema serio per Franco Ceccuzzi. Voti decisivi che sommati a un voto di un altro consigliere della maggioranza e a quelli dell’opposizione, tra cui sei del Pdl, mettono in minoranza il sindaco. Qualche settimana fa, il 3 aprile, i dissidenti erano quasi riusciti a mandare sotto il sindaco, salvato dall’opposizione. Stavolta l’aiuto del consigliere dell’Udc Sandro Senni, ormai parte della maggioranza, non è servito a granché. Complice anche l’assenza dell’ex candidato del Terzo Polo Gabriele Corradi, in Canada per seguire il figlio calciatore, che l’altra volta votò insieme al centrosinistra, e la presenza del capogruppo del Pdl Alessandro Nannini, che all’ultima seduta non c’era. Adesso la procedura prevede che ci siano altri 60 giorni di tempo per approvare il bilancio. Poi, nel termine di altri 20 giorni, il Prefetto può inviare all’amministrazione un sollecito. Infine, se non fosse approvato il bilancio, sarebbe nominato un commissario ad acta per portare a compimento l’iter.
«Mai — osserva Enrico Tucci, consigliere del Pdl — un bilancio ha assunto un significato politico quanto questo, che oggi ci viene presentato dopo una gestione alquanto problematica, indice delle difficoltà che questa amministrazione già incontra e sempre più incontrerà nell’esercizio del suo mandato, che potrebbe interrompersi in qualsiasi momento».
Ma oltre al bilancio ieri è stato votato anche un odg presentato dai frondisti che, nella sua ultima versione, chiedeva al sindaco di riproporre un nuovo «rendiconto di gestione 2011, accompagnato anche da un riequilibrio del bilancio di previsione 2012 contenente tutte quelle azioni che prevedano manovre strutturali, una reale e sostanziale riduzione delle spese e rinegoziazione dei debiti per investimenti». A niente insomma è servita la riunione di giovedì con il Pd regionale, durata fino all’una e mezzo di notte, per ammorbidire il testo, che all’inizio chiedeva di non approvare affatto il bilancio consuntivo 2011 (che ha un disavanzo di esercizio di 2,144 milioni di euro, che porta il disavanzo complessivo a 6,470 milioni). Il documento, passato con 16 voti a favore e 15 contrari, presenta diverse osservazioni tecniche critiche al bilancio, ma è chiaro che il punto è tutto politico (ancorché sostenuto, nell’argomentazione, anche da una relazione dei Corte dei conti, che individua nel rendiconto dell’anno precedente, il 2010 «criticità e/o irregolarità gravi»). La replica della «maggioranza superstite», copyright del consigliere d’opposizione Marco Falorni, che ha una voce da cartone animato, è piuttosto netta ed è sintetizzabile così: «Perché vi accorgete solo che ora che c’è qualche conto che non torna? Dove siete stati finora? Eppure c’eravate anche voi in Consiglio nei mesi scorsi». La reazione dei dirigenti del Pd, dalla segreteria nazionale in giù, è furente. Chiedono la testa dei dissidenti: «Il voto contrario rappresenta un fatto inconcepibile e inaccettabile», dice il coordinatore della segreteria nazionale Maurizio Migliavacca. «Quanto accaduto deve dare luogo a una immediata verifica politica». Per il segretario regionale Andrea Manciulli, che esprime vicinanza e sostegno politico a Ceccuzzi, «è un fatto grave. Questo episodio rappresenta una frattura seria, non può essere sottovalutato e richiede una verifica più ampia nei rapporti interni al Pd non circoscritta solo a Siena. C’è un problema politico serio che richiede un chiarimento a tutti i livelli. Nei prossimi giorni convocheremo tutte le riunioni necessarie».
Il Pd di Siena agita anche lo spettro dell’espulsione: «La vergognosa iniziativa intrapresa oggi da alcuni consiglieri della maggioranza — dicono la segretaria provinciale Elisa Meloni e il segretario comunale Giulio Carli — si colloca, in maniera irreversibile, fuori dal mandato che hanno ricevuto dagli elettori e fuori dal mandato politico del Pd. Ad aggravare questo quadro è la certezza che l’iniziativa intrapresa oggi sia stata guidata unicamente da logiche familistiche e personali, direttamente connesse all’insoddisfazione sulle nomine che la Fondazione Mps ha fatto per il consiglio di amministrazione della Banca Mps.. Un comportamento che va contro la città e il mandato elettorale e che dovrà essere sottoposto al giudizio degli organismi dirigenti e di disciplina del partito». Per Rosy Bindi invece la mossa dei consiglieri è una decisione «dall’evidente strumentalità».
Gli ex Margherita intanto se la ridono. Uno dei loro leader, il presidente del Consiglio regionale Alberto Monaci, pure. Risponde al telefono mentre sta tornando da Firenze. È diretto a Siena. «Io — dice scherzando sul rischio impallinamento — in questo momento rappresento la Repubblica di Siena all’estero. Potrei rimanere in terra straniera e fermarmi prima di Poggibonsi». Poi però si fa serio quando gli diciamo che il Pd locale minaccia sanzioni e c’è chi nel partito parla di espulsioni. «Ma Carli chi? Io non lo conosco questo. Eppoi non decide mica lui, ma Luigi Berlinguer, il presidente della commissione garanti del partito. E comunque consiglierei umiltà. Come diceva San Filippo Neri: “Signore, tienimi la mano sulla testa, perché esco cristiano e sono capace di rientrare turco”. Suggerirei quindi di abbandonare certe consolidate certezze. E comunque vedo che questi insistono: non hanno ancora capito in che in che nassa si sono cacciati». Già oggi Ceccuzzi, che chiede chiarezza alla maggioranza, proverà a uscirne.

David Allegranti

dal CORRIERE FIORENTINO, 28/4/2012

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