L’uso e l’abuso di «scomodo»

 Il lessico luogocomunista è pieno di parole banali e banalizzanti che impoveriscono le conversazioni e il vocabolario pubblico. Per dire, quando qualcuno in politica non ci sta molto simpatico si dice che è una «risorsa». Poi ci sono quelli che usano ossessivamente la parola «scomodo» riferendosi all’intellettuale, al politico, allo scrittore. Spunta sempre fuori un personaggio scomodo, tipo Fabri Fibra, presunto scandalizzatore rap, anche lui naturalmente scomodo, e come non ricordarsi di Corona che disse «sono un personaggio scomodo e vogliono vedermi in galera»?  Naturalmente chi si autodefinisce così poi ha molto di conformista – o al limite raggiunge il conformismo dell’anticonforismo, la forma evoluta e al contempo deteriore – e un vero irregolare – altro che scomodo – non userebbe mai quella parola. Eserciterebbe il suo dissenso in quota minoranza. «Sei triste, papà?», chiese una volta Chaterine Camus, la figlia di Albert, che rispose: «No, sono solo». Perché l’irregolare non è mai scomodo. Altrimenti significa che è diventato una banalissima icona pop.

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1 Commento

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Una risposta a “L’uso e l’abuso di «scomodo»

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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