Tornano i prof, con una lista (civica)

Berlusconi è caduto, la plastica s’è sciolta, ora c’è Monti e al governo ci sono i tecnici, i partiti sono pachidermi novecenteschi che non rappresentano più i cittadini, il neoliberismo è una sòla. Insomma, «non c’è più tempo». Con queste premesse nasce la lista civica nazionale a lungo caldeggiata dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris e, prima che fosse travolto dalle cozze pelose, dal sindaco di Bari Michele Emiliano. In questi giorni sarà lanciato il manifesto scritto e firmato anche da un gruppo di fiorentini, tra i quali spicca il nome dello storico Paul Ginsborg, già animatore in passato del Laboratorio per la Democrazia e degli attivisti della Rete@Sinistra. Il documento prende spunto dalla vittoria di De Magistris, Giuliano Pisapia e dall’esito dei referendum sull’acqua. Tutte iniziative politiche in cui in movimenti sono stati fondamentali. E che oggi, al grido di «né vecchi partiti né leaderismi», intendono presentarsi sotto forma di lista civica. Il perché è spiegato nell’incipit del manifesto: «Oggi in Italia meno del 4 per cento degli elettori si dichiarano soddisfatti dei partiti politici come si sono configurati nel loro Paese». Ed è «crescente l’impressione che i nostri rappresentanti rappresentino solo se stessi, i loro interessi, i loro amici e parenti». È forte insomma il sentimento antipartitico che anima il manifesto e ha il sostegno di Ugo Mattei (autore del libro «Beni comuni», pubblicato da Laterza), Paolo Cacciari, Luciano Gallino, Stefano Rodotà, Guido Viale e da Alberto Lucarelli, assessore ai Beni comuni del Comune di Napoli e promotore insieme a De Magistris del Laboratorio Napoli per una Costituente dei Beni comuni, citato nel documento come lungimirante esempio di democrazia partecipativa. C’è un pezzo d’Italia lontana dal Palazzo, che non si sente rappresentato: gli operai, «che vedono giorno dopo giorno minacciati i loro diritti dentro la fabbrica», le commesse e i commessi «intrappolati nella catena della distribuzione», i giovani precari «spesso super-qualificati, vittime di una flessibilità selvaggia neoliberalista inizialmente introdotta dal centro-sinistra che ha tolto loro dignità e futuro». La colpa di questa condizione non è solo dei partiti, ma anche del liberismo, grazie al quale «abbiamo assistito al trionfo del privato, declinato in vari modi: consumismo, chiusura nell’interesse personale, familismo, evasione fiscale».
Per questo, dicono i professori nel loro manifesto, «sarebbe ora di riattivare e riapplicare quella rivoluzionaria intuizione del movimento delle donne degli anni ’60 e ’70: il “personale è politico”». «Oggi le decisioni sono sempre prese altrove — non a livello comunale ma regionale, non nel parlamento romano ma a Bruxelles, non a Bruxelles ma a Francoforte, non alla BCE ma dai “mercati”». Insomma: ripartire dal basso, dalla «dimensione territoriale locale», «ridare spazio e poteri ai comuni, e metterli in contatto tra di loro», concetti già proposti dai benicomunisti della Rete dei Comuni per i beni comuni nata a Napoli. Ginsborg e gli altri vogliono sommare tutte queste esperienze per dare vita a un «soggetto politico nuovo», che sarà già in campo a partire dal mese prossimo: il 28 aprile ci sarà un primo incontro per parlare di contenuti, programmi, alleanze. Attivo da ieri il sito internet: soggettopoliticonuovo.it.
«Il “soggetto nuovo” nascerà da un’istanza diametralmente opposta a quella che ha guidato quasi tutti i processi organizzativi novecenteschi». Non sarà soltanto un pensatoio, assicurano i firmatari, che stanno già lavorando a una rete sparsa per il territorio italiano: le liste civiche si presenteranno alle amministrative (non a questo giro, evidentemente). Quattro i punti chiave: la rottura con «il modello novecentesco del partito»; con il «modello neo liberista europeo, che vuole privatizzare a tutti i costi, che non ha alcuna cultura dell’eguaglianza, che minaccia a morte lo stato sociale, la dignità e sicurezza del lavoro»; con «la visione ristretta della politica, tutta incentrata sul parlamento e i partiti. Si lavora invece per un nuovo spazio pubblico allargato, dove la società civile e i bisogni dei cittadini sono accolti e rispettati»; infine si riconosce «l’importanza della sfera dei comportamenti e delle passioni» rompendo con alcune pratiche perseguite dal ceto politico attuale: «La furbizia, la rivalità, la voglia di sopraffare, il mirare all’interesse personale». Soprattutto «dobbiamo negare spazio a una delle passioni più dannose: il narcisismo», che colpisce indistintamente tutti, a destra ma anche a sinistra.

dal CORRIERE FIORENTINO, 29/3/2012

1 Commento

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Una risposta a “Tornano i prof, con una lista (civica)

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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