Siena, il Monte dei Paschi e l’autarchia

Siena ha costruito sulla «senesità» il suo mito autarchico, finora rimasto intonso grazie a un incredibile mix di potere finanziario e potere politico. Adesso però anni di ossessione — la «senesità del Monte dei Paschi» che non deve essere intaccata — scricchiolano sotto i «toc toc» del mercato che bussa al portone di Rocca Salimbeni. L’equilibrio perfetto fra lo strapaese e lo strapotere, che ha permesso alla città di vivere placidamente grazie alle erogazioni della «mucchina da mungere», la Fondazione che controlla Banca Mps con il 48 per cento, avrà bisogno di puntelli esterni. Il 15 per cento delle quote sarà venduto. I finanziamenti sono stati congelati, bocciofile, circoli Arci e associazioni culturali rimarranno a bocca asciutta, il bando per quest’anno non è stato pubblicato e chissà quando ne verrà fatto uno nuovo. In 15 anni sono stati riversati su Siena e dintorni quasi due miliardi di euro, con il record di 233 milioni nel 2008. Quale altra città italiana ha un rapporto così stretto fra una banca e il suo territorio? Finora ogni intervento non senese è stato vissuto nella città del Palio come un’ingerenza esterna, l’arrivo del «forestiero» vissuto come un tentativo di conquista ordito dai barbari.

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2 commenti

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2 risposte a “Siena, il Monte dei Paschi e l’autarchia

  1. fabio argiolas

    Reblogged this on Su Seddoresu.

  2. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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