«L’idea che nessuno ha avuto? Google al Meccanotessile»

Il modello Berlino da 81 startup digitali nate in un anno solo (2011) di cui parlava domenica scorsa Nòva, il settimanale di innovazione tecnologica del Sole 24 Ore, difficilmente potrebbe essere replicato anche a Firenze. Però qualcosa si potrebbe fare. Magari coinvolgendo le grandi corporation.
«Firenze — dice Alessandro Sordi, imprenditore e cofondatore di Dada — avrebbe bisogno di promuovere degli imprenditori che da soli o aggregati in associazioni finanziano dei giovani con modelli di business coerenti con le loro aziende. Negli Stati Uniti o a Berlino esistono associazioni verticali di imprenditori che mettono dei soldi in alcuni minifondi di investimento per finanziare delle start-up e in cambio hanno delle quote di queste neonate società».
Ma il pubblico può intervenire? Quale ruolo deve avere?
«Il pubblico non deve essere un soggetto finanziatore. Ci sono giovani che perdono anni tentando di raccattare qualche soldo pubblico. I soldi vanno presi agli imprenditori».
Magari però le amministrazioni potrebbero essere d’aiuto migliorando la rete delle infrastrutture tecnologiche. E magari invece non hanno neanche la rete wireless nelle piazze.
«Il wireless è l’abc. Se devo fare un abbonamento a un operatore telefonico da 500 euro l’anno l’asticella si alza. Il pubblico dovrebbe dare le infrastrutture di base e un supporto logistico; c’è una miriade di immobili pubblici, del Comune o di altri enti, che sono quasi abbandonati e che potrebbero essere utilizzati. Gli affitti commerciali a Firenze sono un ostacolo alla crescita. E oltre alle infrastruttura e alla logistica, il pubblico dovrebbe occuparsi di comunicazione. Far conoscere le possibilità che offre la città. Altrimenti Firenze rimarrà legata al commercio al dettaglio. La cosa assurda è che se dici a un ragazzo tedesco o americano di venire a mettere la sua società qui, ci viene di corsa, perché è una location che attira. È spendibile nell’immaginario collettivo».
Insomma c’è un marchio Firenze che potrebbe essere utilizzato sul mercato per attirare creatività e intelligenze. 
«Firenze potrebbe attirare cervelli che altre città non possono permettersi. L’amministrazione comunale potrebbe giocare un grande ruolo con le corporation. Google, Apple, Amazon, eBay. Non si capisce perché in Italia non ci sono i grandi centri di sviluppo tecnologico-economico di queste aziende. O meglio, si capisce: affitti cari, risorse che non si trovano. Cosa sarebbe successo a Firenze se il Comune 10 anni fa avesse dato il Meccanotessile a Google, dicendo: ‘Caro Google, ti do 4.000 metri quadrati, facci quello che vuoi’? Oggi avremmo un pil superiore a quello di Milano. Ma sono scelte coraggiose. Intanto però possiamo fare qualche piccolo passo».
Qui cosa dovrebbero fare gli imprenditori?
«Coalizzarsi, associarsi, mettere insieme capitali e fare la selezione sulla qualità di giovani mettendo su iniziative finanziarie seguendo principi capitalistici. In una fase successiva, avere agevolazioni dal pubblico per non strozzare le società neonate nei primi mesi. In fondo le start-up non hanno bisogno di grandi cose per partire; affitti bassi e connettività».
Ma siamo sicuri che oltre alle risorse da noi non manchino anche le persone? Davvero siamo così pieni di idee e creatività che rischiano di rimanere bloccate dalla penuria di investimenti?
«In Italia ci sono state tante iniziative. Penso a Working Capital di Telecom Italia o a H-Farm di Venezia. L’ultimo dei loro problemi è ricevere un business plan. Le idee ci sono, ci vuole tempo e abilità a selezionarle. La Telecom, che pure ha le spalle larghe, nel 2011 è riuscita a finanziare solo 30 progetti a livello italiano. Numeri piccoli, però di iniziative del genere in Italia non ce ne sono. Se sei un giovane e hai idee chi ti finanzia? La stragrande maggioranza delle start up da noi sono “friends and family”. Fai un giro tra amici e famigliari per sentire se ti danno qualcosa».

Corriere Fiorentino, 22/2/2012

2 commenti

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2 risposte a “«L’idea che nessuno ha avuto? Google al Meccanotessile»

  1. lo proporrei a sesto o campi come arma per un ceasefire nella guerra del piana: google ha bisogno di un aereoporto che funziona meglio

  2. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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