Matteo Renzi e l’anima del PD

Dopo gli strappi su Primo Maggio, marchionnismi vari e liberalizzazioni eventuali, Matteo Renzi – per la prima volta da due anni a questa parte – sta rimodellando la sua strategia politico-comunicativa per recuperare voti a sinistra. Alcuni segnali si sono visti negli ultimi giorni, quando il sindaco rottamatore ha interrotto il suo silenzio mediatico durato quasi tre mesi. L’intervista all’Unità di sabato scorso e il «no» a via Craxi («non sarebbe pedagogico», ha detto) sono due segnali.

Alle riforme di Monti, pur giuste, manca «l’anima», dice il sindaco. «Va bene parlare di taxi, per carità, io imporrei lo scontrino fiscale ai tassisti. Ma quando affrontiamo le liberalizzazioni dobbiamo indicare le banche, le assicurazioni, le vere lobby. E comunque, nel calendario della politica, oggi il tema è un altro». L’anima appunto. «Sono del Pd, per il mio partito vedo un’opportunità, uno spazio enorme, drammatico: la diseguaglianza sociale nel Paese». Il divario fra ricchi e poveri è «cresciuto negli ultimi vent’anni, in Italia più che altrove. Io vedo famiglie confrontarsi con la difficoltà di arrivare a fine mese. Se nasce un figlio, i genitori hanno la preoccupazione di non farcela: non è giusto. Questo i tecnici possono non vederlo, ma i politici…».

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1 Commento

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Una risposta a “Matteo Renzi e l’anima del PD

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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