Le primarie moltiplicano il Pd

dal CORRIERE FIORENTINO, 31/1/2012

PISTOIA — Sondaggi smentiti, rischi sventati, campanelli d’allarme fatti risuonare, forse strumentalmente, senz’altro non inutilmente (hanno funzionato benissimo): Cecilia Turco, le cui possibilità di vittoria erano state agitate come un rischio concreto dal Pd «ufficiale», quello che sosteneva Samuele Bertinelli, non solo ha perso ma è arrivata pure terza, dietro Roberto Bartoli, l’outsider renziano.
È finita così, è finita che fra mobilitazioni e appelli al voto utile, l’ex capogruppo dei Ds è riuscito a vincere con il 44,59 per cento pari a 5.518 voti. Secondo Bartoli con il 28,08 per cento (3.475), poi l’avvocato di Sel e Idv (17,90 per cento, 2.215 voti) e infine il socialista Alberto Niccolai (9,44 per cento, 1.168 voti). Ma è il dato della partecipazione che colpisce di più: 12.453 persone quando nel 2009 alle primarie per la presidenza della Provincia andarono (a Pistoia) in 4.562, un numero che a colpo d’occhio potrebbe sembrare caratterizzato dal «fattore Reggello». Ma la scommessa dei vertici locali del Pd era troppo alta per perdere, ci avrebbero rimesso la faccia e anche il posto. La paura che potesse davvero finire come a Milano o Cagliari ha senz’altro contribuito. «Ci voleva una ragione che desse vita all’esercito sonnolente», dice Guelfo Guelfi, già spin doctor di Renzi prestato all’avventura di Bartoli. Ci voleva insomma qualcosa che trasformasse le primarie da strumento per appassionati in elemento pop, di massa. E cosa funziona meglio di un nemico? Per Berlusconi sono sempre stati i comunisti, in questo caso ha funzionato l’eventualità che il Pd non riuscisse a esprimere il candidato sindaco. 
«L’ortodossia ha messo in campo il voto utile e l’allarme come elemento di distinzione. La Turco è stata utilizzata come campanello», aggiunge Guelfi. «Non votate Bartoli, perché altrimenti favorite la Turco», è stato un argomento utilizzato dai bertinelliani negli ultimi giorni di campagna elettorale. Eppoi molti domenica erano convinti di aver già scelto il sindaco, non un semplice candidato. «Era una percezione molto diffusa in città», dice il vincitore. «Il centrodestra appare relativamente debole e diviso. Io ho massimo rispetto e stima per le persone, però è evidente che non si può contrapporre a una così vasta partecipazione di popolo una candidatura nata in una conferenza stampa». Oggi infatti il centrodestra annuncerà la sua candidata: è Annamaria Celesti, che si butta nella mischia nello stesso giorno in cui il centrosinistra festeggia il risultato di Bertinelli.
Sarebbe sbagliato dire che il vincitore ha trionfato solo grazie all’apparato del Pd. A Pistoia gli iscritti sono solo un migliaio, lui e i suoi si aspettavano 8-10 mila persone, ne sono arrivate oltre duemila in più. Merito anche del sostegno che arrivava da sinistra (con Bertinelli anche Rifondazione Comunista). «Sarebbe improprio dire che il mio risultato è tutto figlio di un elettorato Pd. Erano primarie di coalizione di centrosinistra», spiega il neocandidato sindaco, per il quale questo è «il risultato di un voto di opinione che testimonia un ritorno alla politica e alla passione civile e ha riportato alle urne quelli che avevano smesso di andare a votare».
Ma chi aveva avuto da ridire per il «caso» Reggello oggi come prende il risultato pistoiese? «Anche la partecipazione di Pistoia è un fatto positivo, ma io l’albo lo farei dappertutto», dice la coordinatrice della segreteria metropolitana fiorentina Cecilia Pezza, la prima ad accendere la miccia. Il Pd regionale per il momento si tiene fuori dalla discussione, ma in via Forlanini pensano che queste discussioni andrebbero affrontate «non nel mezzo dell’agone politico» ma a «bocce ferme». In sede di revisione statutaria. Non è questo il momento insomma.
Ora c’è da festeggiare: «Sono molto contento per il risultato di Samuele Bertinelli — dice il segretario regionale Andrea Manciulli — un candidato giovane che porterà avanti quella stagione di rinnovamento che da anni abbiamo intrapreso in Toscana nel partito e nelle amministrazioni». «Ora tutti al lavoro per eleggerlo sindaco», dice Vannino Chiti. «Una partecipazione straordinaria che rende le primarie strumento ormai insostituibile, una sconfitta dell’alleanza di Vasto e la rilevanza acquisita dentro il Pd dall’area liberal», attacca il senatore Andrea Marcucci, che appoggiava Bartoli. «Sono sinceramente stupito: capisco l’ossessione per la cosiddetta fotografia di Vasto, ma ritengo superficiale leggere le primarie per scegliere un candidato sindaco come una sorta di referendum a eliminatorie rispetto alle alleanze già costruite», ribatte Chiti. Insomma, nel Pd ognuno la tira dalla sua parte. I numeri sono numeri ma possono essere spesi per il proprio tornaconto. Bartoli (l’area «liberal») vale il 28 per cento, tutto il Pd vale il 72,67 mentre Bertinelli+Turco (una super foto di Vasto) il 62,49. Questi sono i punti cardinali, poi toccherà al centrosinistra scegliere in che direzione andare.

David Allegranti
RIPRODUZIONE RISERVATA

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2 commenti

Archiviato in Pd, Politics

2 risposte a “Le primarie moltiplicano il Pd

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. course677divert

    Reblogged this on Fabio Argiolas.

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