Pistoia, il poker che agita il Pd

dal CORRIERE FIORENTINO, 26/1/2012

DAL NOSTRO INVIATO

update: mi fanno notare giustamente che dovevo essere preciso e scrivere che a Napoli le primarie furono sospese e che De Magistris sconfisse poi alle elezioni il candidato del Pd. Il senso rimane lo stesso (d.a.)

PISTOIA — Zedda. Pisapia. De Magistris. Che cosa hanno in comune questi nomi? Sono sindaci. Cagliari. Milano. Napoli. Ma non solo: hanno vinto le primarie e non sono del Pd. Bingo. Il maggior partito della ex opposizione, lo stesso che adesso nei sondaggi è al 30 per cento, non è riuscito a presentare candidati abbastanza forti da batterli. Uno scenario che potrebbe ripetersi anche a Pistoia, dove la crisi manda in piazza gli operai dell’Ansaldo Breda contro il nuovo piano di risanamento e dove la sinistra, che qui governa da sempre, può concedersi il lusso di presentare quattro candidati alle primarie di coalizione. E il 29 gennaio, giorno di urne, uscirà il nome del prossimo sindaco di Pistoia, garantiscono perfino autorevoli esponenti del Pdl pistoiese. Difficile che sia il socialista Alberto Niccolai, assessore uscente. Per adesso i sondaggi del Pd (diffusi ad arte per creare un po’ di panico fra gli elettori piddini? Chissà) danno buone speranze a Cecilia Turco, avvocato penalista molto noto e stimato nell’elettorato, che ha fra i suoi clienti imprenditori importanti della zona. Determinante sarà l’affluenza (se fosse bassa potrebbe aiutare la Turco). Indipendente di sinistra, appoggiata soprattutto da Sel e Idv, già candidata sconfitta alle primarie per la presidenza della Provincia nel 2009, si è fatta largo nella campagna a colpi di strali verso il Pd dei «boss» e delle «truppe cammellate». A suo favore però si sono schierati proprio parlamentari e dirigenti del Pd, come il deputato Lido Scarpetti, già sindaco di Pistoia per dieci anni, e Renzo Innocenti, ex parlamentare diessino, oltre al segretario regionale della Cgil Daniele Quiriconi. «Scarpetti con Turco? È come se Marchionne comprasse una Skoda», dicono i segretari di circolo del Pd, accigliatissimi per il concorso esterno in candidatura alternativa. «Archeologia politica», ribattono dal comitato elettorale dell’avvocato. «In parte — dice il capogruppo del Pd in Provincia Giovanni Sarteschi — è anche uno degli obiettivi di Sel e, talvolta, dell’Idv: utilizzare le primarie di coalizione per fare leva sul malcontento degli elettori di sinistra, che c’è, sottraendo la leadership della coalizione al Pd. Legittimo, nulla da dire. Meno comprensibile mi appare il sostegno di parlamentari, assessori e dirigenti del Pd al candidato di Sel e Idv. Ma davvero è così irrilevante che il Pd possa non essere in grado di esprimere il sindaco del Comune capoluogo?». Gli stessi segretari hanno gradito poco, come quello provinciale Marco Niccolai, che dice: «I dirigenti devono appoggiare i nostri candidati, chi non lo fa se ne assume la responsabilità». E pure Vannino Chiti, che un po’ cerchiobotteggia, ha detto che è una «regola minima di responsabilità e di coerenza», per i dirigenti del Pd, appoggiare i propri candidati. Comunque, l’indipendentismo di sinistra sembra andare di moda. Tanto che il presidente della Regione Enrico Rossi, che mena fendenti al governo Monti per le sue politiche economiche «di destra», ha spostato il suo baricentro sempre più a sinistra ed è in aperto dissenso perfino con il gruppo dirigente nazionale del Pd, oggi sarà a Pistoia. Salvo ripensamenti dell’ultima ora indotti dalla segreteria regionale, Rossi parteciperà questa sera a una iniziativa elettorale della Turco al circolo Acli La Capannina. Il presidente perlomeno non ha ignorato del tutto il Pd, anzi ha partecipato anche a un’iniziativa di Samuele Bertinelli, il candidato cosiddetto «ufficiale» del Pd (ufficiale perché ha il sostegno del 60 per cento dell’assemblea comunale). Libraio, 35 anni, è il più giovane in campo, anche se non è certo alle prime armi visto che ha fatto in tempo a essere il capogruppo dei Ds al Palazzo di Giano. Insieme a lui, i gruppi dirigenti del partito: la consigliera regionale Caterina Bini, la presidente della Provincia Federica Fratoni, l’ex segretaria provinciale Daniela Belliti, l’ex presidente della Provincia Gianfranco Venturi, Agostino Fragai. L’altra sera ha riempito il teatro Manzoni (la paura che possa davvero finire come a Milano, Napoli e Cagliari è tanta) mixando jazz e la più rassicurante «Canzone popolare», sfoggiando toni cazzuti, «L’Italia ha una gerontocrazia seconda solo al Giappone!», subito mitigati dal bisogno di «una moderna pedagogia civile». Le gerarchie del partito erano tutte lì, in prima fila. La visita rossiana all’incontro con Bertinelli ha indispettito non poco l’altro candidato del Pd, consigliere comunale e professore universitario, Roberto Bartoli. Cosiddetto renziano, nel programma e pure in un pezzo di squadra che lo sostiene; da Guelfo Guelfi ad Aldo Rosati, passando per il supporto che arriva direttamente da Palazzo Vecchio (il capogruppo del Pd Francesco Bonifazi monitora attentamente l’andamento delle elezioni). «Il Renzi di Pistoia» insomma? Difficile stupirsi del fatto che Rossi domenica scorsa non sia andato con Ermete Realacci e Federico Gelli al Piccolo Teatro, dove Bartoli e bartoliani avevano organizzato una serata elettorale. Il presidente è molto impegnato, spiegano nel Pd, avrà avuto da fare. Bartoli, che pure non è stato trattato benissimo dal partito, rischia però di essere travolto dalle conseguenze dell’emulazione renziana. «Non mi hanno fatto vedere neanche i sondaggi», dice lui. «Sono vetero-comunisti, vogliono il partito chiuso; ma io sono per il Pd vero e se vinco si scardina tutto, finiscono i giochi che sono andati avanti per 60 anni». Sulla Breda è piuttosto netto. Mentre gli altri candidati l’altro giorno partecipavano al corteo insieme ai sindacati, lui ripeteva: «Vendiamola». Insomma sono, come dicono nel Pd in questi casi (quando i candidati se le danno di santa ragione), «primarie vere». Ma domenica la ricreazione sarà finita e il nuovo potenziale sindaco del centrosinistra dovrà tornare in classe. Avrà parecchi compiti da fare. Basta prendere un qualunque studio sulla produzione industriale per accorgersi che Pistoia non sta benissimo. Secondo i dati di Assindustria, nel primo semestre del 2011 il livello produttivo ha segnato -0,2 per cento dopo che già nel 2010, considerato l’anno di ripresa dell’economia italiana, il manifatturiero pistoiese era sensibilmente calato. Gli interventi di cassa integrazione, sempre nei primi 6 mesi del 2011, sono stati in crescita del 47 per cento rispetto ai due anni di massima erogazione (2009 e 2010). Anche i dati sull’Ansaldo Breda non sono molto incoraggianti. Il nuovo piano prevede entro il 2014 tra i 600 e i 700 esuberi in tutti gli stabilimenti. Numeri che suonano come la campanella a scuola. «Driiin, ragazzi è ora di tornare in classe!».

David Allegranti
RIPRODUZIONE RISERVATA

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