Scholes, Henry, Agassi e il demone del talento

Domani c’è Arsenal-ManU e in campo vedremo due giovanotti che hanno passato la trentina da qualche anno. Paul Scholes e Thierry Henry. Il primo, classe 1974, si era ritirato a maggio dopo 464 partite con la maglia dei Red Devils, ma è stato convinto da sir Ferguson a tornare in campo (la squadra è seconda, dietro i Citizens). Pochi giorni fa ha segnato contro il Bolton il suo primo gol dopo la rinascita. Henry, 1977, è invece rientrato dall’America in prestito per un paio di mesi. Prima partita, primo gol (e aveva cominciato il match dalla panchina). Ieri ho finito di leggere l’autobiografia di Agassi. Molto bella, sembra a un romanzo. L’ultima parte è il racconto di un tennista che si ritrova, ultratrentenne, a vincere e perdere e soffrire coi ragazzi di quindici anni più giovani di lui, come quel Federer, che palleggia con l’eleganza di un attore. La schiena di Agassi, già geneticamente malandata, non regge più la fatica come prima, s’irrigidisce, si blocca, eppure lui continua a giocare nonostante l’odio per il tennis (suona come un paradosso, ma se uno legge il libro capisce di cosa si tratta). Ognuno ha il suo demone, il suo fardello, il suo talento dal quale non si può staccare così facilmente.

This is football.

Update: Henry non gioca è in tribuna, peccato

1 Commento

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Una risposta a “Scholes, Henry, Agassi e il demone del talento

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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