“Spedizione da Ku Klux Klan, ma di un’anima disgraziata”

dal CORRIERE FIORENTINO, 14/12/2011

Alessandro Giuli, vicedirettore del Foglio, attento studioso della cultura di destra, secondo lei c’è qualche correlazione fra l’appartenenza politica e gli omicidi?

«Non conosco i rapporti tra questa anima disgraziata e CasaPound, ma so per certo che a CasaPound non si professa il razzismo biologico, né si dà vita a cacce a immigrati; non è una sua caratteristica istigare a forme di violenza inaudita. Quello è che successo è il fotogramma di una destra suicida che si abbandona alla cattiva caricatura di se stessa e finisce per ammazzarsi. Dal punto di vista simbolico è proprio l’emblema di come non bisogna essere a destra».

Quindi secondo lei non c’è un collegamento.

«È l’azione folle di una persona posseduta dal demone cattivo. Èd è più pericoloso abbeverarsi male alla letteratura fantasy che occupare una casa e metterla a disposizione dei precari e dei cassintegrati delle periferie metropolitane».

Ma non c’è il rischio che in questi centri sociali venga coltivato il germe della violenza?

«Se il killer avesse ammazzato due direttori di una filiale di banca in nome della lotta poundiana (nella foto in alto Ezra Pound) all’usurocrazia, saremmo autorizzati a dire che era imbevuto di un’ideologia legittima ma che l’ha trasformata in una cosa mostruosa. Io però non ho mai visto passare un presidio di Casapound a sfondo razziale. Ciò detto, è preoccupante il gesto di un folle che, per ragioni inconsulte, compie un atto che mette in uno stato di minorità l’ambiente di Casapound e non solo. C’è però un quadro di riferimento più generale: siamo in un deficit di sovranità politica. È finito il principato berlusconiano, ora siamo nell’interregno tecnocratico. E durante gli interregni succedono cose brutte, come nel 1992 quando in piena Tangentopoli venivano bruciate case di ragazzi di destra».

Mica sarà colpa del governo tecnico però.

«Ci sono alimenti culturali che possono trasformarsi, in temperamenti deboli, in bombe umane. Un governo politico offre maggiori garanzie di poter gestire, affrontare e risolvere in termini lineari il conflitto sociale, che sta tornando di prepotenza. Nel caso specifico chi si ammazza dopo aver ammazzato è l’immagine plastica della mostrificazione cui la destra è stata sottoposta immeritatamente per anni».

E che ora sarà mostrificata definitivamente.

«Una disgrazia gigantesca, ma non per la destra; io sono affezionato alla mia storia personale di ex appartenente alla destra extraparlamentare, ma mi sta a cuore la tenuta dell’Italia. In una condizione di debolezza del sistema, in un sistema ibrido infiacchito è chiaro che a livello intermedio ci sono schegge impazzite che non obbediscono alla classe dirigente. In passato è successo: il diversivo della lotta di piazza e del morto per strada è servito per creare un’emergenza simmetrica a quella reale dell’economia. Occorre appellarsi al ministro dell’Interno Cancellieri perché riesca a governare questa situazione».

Da come parla sembra che ci sia un complotto.

«Uno dei malanni della destra è pensare che tutto quello che accade sia frutto del complotto. Sarebbe molto meglio, se ci fosse; sarebbe facile identificarlo. Il problema riguarda altro: il fatto che in un sistema in piena regola certe tentazioni non ci si fanno venire. Non si può pensare che un pazzo assassino suicida sia rappresentativo, non già di un mondo, ma di una volontà politica; questo è nichilismo puro, è follia pratica. È una disgrazia italiana. E se il prezzo da pagare fosse un lungo e silenzioso esame di coscienza di Casapound, io lo sottoscriverei, perché — penserei — essendomi toccata in sorte una calamità così clamorosa, almeno potrei chiuderla col silenzio».

Lei parla di follia, però i ragazzi senegalesi oggi — ieri per chi ci legge — urlavano: «Non ci dite che era un pazzo, perché se lo fosse stato avrebbe ucciso sia neri che bianchi».

«È un gesto da suprematista bianco in stile Ku Klux Klan americano; la mostrificazione di una follia interna a un individuo che ha sicuramente delle possibili radici all’interno di un mondo, considerato però minoritario da parte della stessa destra. Ed è esattamente speculare a chi, dal 1945 in poi, ha ammazzato fascisti in quanto fascisti (senza peraltro suicidarsi mai), sostenendo che la loro vita valesse meno di altri. Oggi c’è un pazzo per cui la vita di un senegalese è inferiore a quella di un pari grado di qualsiasi latitudine mondiale».

David Allegranti

1 Commento

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Una risposta a ““Spedizione da Ku Klux Klan, ma di un’anima disgraziata”

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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