Matteo & c, la ditta Bersani e il marchio Zingaretti

dal CORRIERE FIORENTINO 31/10/2011

La sorpresa annunciata alla fine non c’è, nonostante tutti i riti apotropaici e il fantaLeopolda degli ultimi giorni. Pep Guardiola non sale sul palco, Obama non manda un messaggio video, Jovanotti non canta dal vivo «il più grande spettacolo dopo il Big Bang», Benigni non arriva, ma soprattutto Renzi non annuncia la candidatura alla premiership. Ed è inutile continuare a chiederglielo, in questa fine 2011 che assomiglia molto al 2008, quando Renzi d’estate faceva melina, diceva nannimorettianamente mi si nota di più se non mi candido oppure se mi candido e sto in disparte e poi dopo un paio di mesi andò al Palacongressi e disse «io ci sono». Non si sa ancora quando si voterà — e fra votare nel 2012 e nel 2013 c’è una bella differenza: per il Pd e per Renzi — non si sa ancora se ci saranno le primarie e come saranno. Renzi dunque non può annunciare di candidarsi al nulla: così rischierebbe di dar ragione a quelli che lo accusano di essere un gran chiacchierone.
Come ha spiegato una volta il professor Marco Tarchi, Renzi con il suo messaggio (ben rappresentato oggi da quel «tocca a te» con cui si è conclusa la Leopolda) fa pressione sull’opinione pubblica affinché questa a sua volta faccia pressione sui gruppi dirigenti del partito. La Leopolda 1 è infatti servita per lanciare Renzi — che ancora oggi secondo i sondaggi, nonostante la sua sovraesposizione mediatica, è sconosciuto al 40 per cento degli italiani —, era caotica, dispersiva, mancava il sostegno di qualche intervento politico che non fosse solo quello degli amministratori della sperduta provincia italiana. A questo hanno posto rimedio, fra gli altri, Sergio Chiamparino e Arturo Parisi. Al netto dei veltronismi — Baricco, Jovanotti, il format con registi, produttori televisivi e innovatori gggiovani — e le lisciatine di pelo al popolo degli antipolitici, Matteo Renzi sta costruendo un profilo definito, che a sinistra piace poco. La differenza sostanziale fra lui e il gruppo dirigente del Partito Democratico, Bersani, Orfini e Fassina, è che il sindaco di Firenze cerca ancora una volta di guardare fuori da quel 26 per cento che inchioda il partito a risultati inferiori persino a quelli di Veltroni (oggi ai dirigenti del Pd, se fossero confermati i sondaggi, toccherebbe pure rimpiangere il suo 33 per cento). La presenza invece, all’incontro dell’Aquila, di soli amministratori e dirigenti di partito, rappresentava bene il rischio del Pd di cantarsela e suonarsela da solo. Lo sfondo renziano è invece un altro: l’allargamento della base elettorale e la vocazione maggioritaria. «La differenza tra la mia idea di Pd e quella di molti altri è che per molti altri il Pd è un partito del centrosinistra. Io invece credo che l’approccio sia sbagliato: il Pd è il centrosinistra», dice Renzi. E c’è un bacino elettorale vasto che potrebbe essere preda del renzismo: i delusi del Pd, che magari hanno votato una volta e poi non si sono più fatti vedere alle urne, gli astensionisti e anche quel popolo di centrodestra che non vede più in Berlusconi il leader in grado di fare le riforme promesse quasi vent’anni fa. Renzi, come scrive Stefano Menichini su Europa, è un supermarket del contemporaneo. E il contemporaneo è anche crisi del sistema partito nelle forme conosciute. Questo però non significa crisi della politica, significa che i cittadini credono meno in quella forma di rappresentanza associandola a un discount della casta. E così mentre Bersani da settimane rivendica che il Pd è l’unico ad avere la parola partito nel nome, mentre dice che lui il nome «Bersani» non lo metterà mai nel simbolo – una roba che ha inventato Berlusconi — Renzi rappresenta bene quella tendenza che vede ormai nelle leadership istituzionali le leadership politiche e che mette il candidato davanti ai partiti.
C’è poco da fare: Bersani e Renzi su questo non si troveranno mai, così come Renzi e Fassina sulla politica economica e il mercato del lavoro. Mentre Renzi critica i sindacati, secondo lui incapaci di rappresentare la società italiana, Fassina li considera il corpo intermedio che deve stare fra lavoratori e chi fa impresa, perché — si legge nel documento uscito fuori dalla Conferenza nazionale sul lavoro — si deve «superare la pratica degli accordi separati e di favorire l’unità dell’azione sindacale». A tutto questo, come noto, Renzi preferisce il marchionnismo. Così come al mito del posto fisso Renzi oppone, prendendola in prestito a Pietro Ichino, la flex-security. Fassina si propone, più semplicemente, «rottamare il neoliberismo». Sulle pensioni, stesso discorso: il sindaco chiede che la gente lasci il mondo del lavoro con il sistema contributivo e dice che non è un tabù alzare l’età pensionabile. «Non capisco però perché mentre si fa questo ragionamento non si possa chiedere che paghino le stesse tasse accanto ai lavoratori, anche coloro che vivono di rendita o che vengano tassate le transazioni come fa la sinistra in tutta Europa», è la replica di Matteo Orfini. Ci sono delle mezze misure? Sì, in questo scontro bersanian-renziano si colloca adesso anche Nicola Zingaretti, il presidente della Provincia di Roma molto applaudito alla convention organizzata da Pippo Civati e Debora Serracchiani. Il manifesto, le dieci idee per l’Italia, pubblicato sul Foglio, mantiene un profilo riformista che può essere competitivo con quello di Renzi, proprio perché non è radicalmente alternativo al suo ma si colloca in una sorta di Terza via democrat. Anche Zingaretti dice che la «flessibilità non è il diavolo, e l’ideologia del posto unico non serve a niente». L’attacco alla rendita, alle collusioni col potere, con il centrosinistra che si è dimostrato tutt’altro che moralmente superiore, il no all’utilizzo delle partecipate come la discarica dei trombati dalla politica: sono tutte cose che avrebbe potuto scrivere Renzi. «Credo che le forze del centrosinistra siano apparse in questi anni troppo silenti e imbarazzate essenzialmente per due motivi. In primo luogo, perché prigioniere di un rapporto con il pubblico impiego troppo viziato da conservatorismi e mediato da portatori di interesse. Ma soprattutto, perché, anche noi, collusi, in parte, con un sistema di potere vischioso»; «Siamo sicuri che alle municipalizzati servono dei cda, organismi pletorici e lottizzati? Non sarebbe meglio lasciare a chi governa il compito di indicare manager unici, chiamati a rispondere alla figura che li ha nominati e alla valutazione dei cittadini?»; «tante volte abbiamo detto giovani, talento, opportunità, meritocrazia, ma poi sulla qualità del nostro sistema universitario, sulla formazione e orientamento al lavoro, sulle scelte in campo previdenziale e assistenziale, siamo stati davvero innovativi?».
La sfida è in aperto campo renziano. Per questo il sindaco lo teme e momentaneamente gli liscia il pelo. Zingaretti è l’inaspettato, la variabile finora non calcolata dalla strategia renziana. Il presidente della Provincia di Roma non è uno dei dinosauri stilizzati sulle magliette in vendita alla Leopolda, non è uno della ditta nel senso in cui lo intende Bersani, una «solida ditta monomarca», come scrive ancora Menichini. Sarà meno appetibile di Renzi fra gli elettori di centro, meno mediatico e anche meno conosciuto, ma di certo non gli manca l’appeal per tenersi stretto l’elettore del Pd. Il sindaco fiorentino questo l’ha capito, e forse non è un caso che proprio lui che ha fatto dell’anti-antiberlusconismo una bandiera post-ideologica, da ieri abbia iniziato a essere più duro sul premier. Non è proprio vero dire quindi che di Berlusconi alla Leopolda non si è parlato affatto. L’intervento sulla peggiocrazia di Zingales è stato più che sufficiente, per non dire dell’accusa renziana al Cav, «che ha un sorriso di plastica», di essere quello che ha fatto precipitare il paese nella volgarità. Dopo molti strappi, ora Renzi ha bisogno di recuperare consenso a sinistra. Gli serve, insomma, quella pressione dell’opinione pubblica (e dei media) sul gruppo dirigente bersaniano perché le primarie poi si facciano e siano libere, aperte e competitive.

David Allegranti
RIPRODUZIONE RISERVATA

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Pd

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...