Trichet, Jova e Prodiani Il Pantheon un Anno Dopo

dal CORRIERE FIORENTINO, 28/10/2011

Un altro anno se n’è andato, Berlusconi è meno gagliardo di prima, il Pd nuovamente diviso in comitati elettorali, gli alfieri della società (in)civile scalpitano — anche se verrebbe da chiedere: ma dove cacchio siete stati finora? — ed è di nuovo Leopolda, con vecchi e nuovi miti; nuove coppie dall’equilibrio precario, vecchi riti e schemi bersaniani che sono l’eterno ritorno dell’uguale. Chi un anno fa si detestava, oggi va a braccetto in piazza Maggiore (Civati e Rossi) e chi si amava, oggi si scambia messaggi di d’odio e di tenebra, e quei due (Renzi e Civati) sembrano davvero vecchi fidanzati con una storia d’amore finita male alle spalle. L’assemblea si chiamava «Prossima fermata: Italia», c’era un treno bianco su sfondo blu, oggi è rimasta solo la fermata, cioè la Leopolda, perché il resto («Prossima Italia», è anche il sito Internet del network civatesco) se lo è tenuto il consigliere regionale lombardo. «Mi sembra molto veltroniana l’iniziativa che Renzi farà sabato (domani, ndr) e domenica», dice Civati, o per meglio dire il Civacchiani, viste le nuove frequentazioni. «I veltroniani oggi stanno tutti con Renzi. Il messaggio che finora Renzi ha mandato sulla ‘nuova Leopolda’ è molto generico: dice che si vuole candidare ma non si candida, che vuole farlo con il Pd ma non nel Pd, che vuole parlare di politica ma non di primarie. Non so cosa abbia in mente». Ma il veltronismo c’era anche l’anno scorso, anche se non è in quantità così elevata; c’era l’americanismo pop, c’era il partito leggero, c’era il Lingotto, e persino qualche osservatore veltronian-popolare venuto a capire che caspita stava combinando il Rencivati. Certo, non era come quest’anno, con deputati e senatori di MoDem in assetto antisommossa contro la maggioranza bersaniana del partito, i Ceccanti, i Tonini e i Vassallo pronti a chiedere primarie per tutti, anche per gli uscieri di Largo del Nazareno, e a mettere in discussione il segretario chiedendo il congresso anticipato. Eppoi con Baricco e il Big Bang la jovanattizzazione è totale, e certe dichiarazioni d’intenti sono come certe canzoni di Lorenzo Cherubini: «Il mio Pd crede nel coraggio prima che nella paura». Un altro anno è passato, e sono tutti lì a parlare di «giovani», «rinnovamento», «questione generazionale», è nata persino la Tq-generation, e gli scrittori, i Tq veri, si sono (giustamente) incazzati di brutto per il plagio. La rottamazione è diventata un dato acquisito del dibattito pubblico del centrosinistra, e anche Fassina, Orlando e Orfini, i più fedeli alla segreteria (almeno finora) chiedono un’evoluzione della classe dirigente, perché «non si può andare al governo con le stesse facce di quindici anni fa», e certo non usano parole come rottamazione, che — diceva appunto un anno fa la Finocchiaro — è roba un po’ di destra e da maleducati. La nuova mitologia della Leopolda è fatta di lettere della Bce firmate Draghi&Trichet, diventate nel frattempo uno spartiacque, breviario dell’economicamente corretto, la frattura che attraversa tutto il Pd e che divide i comitati elettorali in progressisti e neoliberisti, nella nuova mitologia leopoldesca ci sono Luigi Zingales, Alesina&Giavazzi, che non sono due autori di canzonette al festival di Sanremo ma due economisti, c’è Pietro Ichino, che metterebbe la flex-security anche nei programmi scolastici delle elementari, c’è Twitter, ora che Renzi l’ha scoperto davvero e non lo usa solo per duplicare le cose scritte su Facebook, ci sono Faraone e Richetti, anche se quest’ultimo ha detto che non vuole farsi intruppare nel clan renziano, lui non sta con nessuno. Ieri per l’appunto si sono dimenticati di chiamarlo per la conferenza stampa di presentazione della Leopolda, e a qualcuno è pure venuto il dubbio che insomma, con ‘sto Richetti mica finirà come con Civati? Eppoi quest’anno ci sono loro, i prodiani, c’è Arturo Parisi, con cui Renzi ha un buon rapporto, c’è Giulio Santagata, quello della Fabbrica del Programma — portato da Richetti — e che però non convince troppo il sindaco. A Renzi nella nuova mitologia non dispiacerebbe avere anche il Prof in persona. Ma il Prof, cioè Prodi, ha altre ambizioni, vuol fare il presidente della Repubblica, deve essere super partes, non può appoggiare questo o quel candidato, e sono giorni che la sua portavoce prova a smentire le voci sugli interessamenti per Renzi. Per il resto c’è la solita iniziativa parallela del Pd, stavolta non si riuniscono i segretari di circolo ma 2.000 giovani meridionali, tira un’aria vagamente 2008 più che 2010, il partito fiorentino chiede a Renzi di non candidarsi alle primarie ma di prestare fedeltà alla ditta, o quantomeno al suo caporeparto, cioè Bersani, organizza contro-Leopolde e rischia di rendere simpatico il sindaco, ancora una volta, persino a chi non lo è. (E ora occhio a Nicola Zingaretti!).

David Allegranti
twitter: @davidallegranti
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