Se Zingaretti dimentica Roma fa l’anti-Matteo

dal Corriere Fiorentino, 26/10/2011

Finora Matteo Renzi si era trovato a duellare soprattutto con il segretario Bersani. Da qualche mese però il fronte antirenziano interno al Pd ha cominciato a ingrossarsi. Dopo aver contaminato parte del dibattito pubblico del centrosinistra, dopo aver costretto anche i suoi coetanei a porre al centro della discussione la questione generazionale e il ricambio della classe dirigente, adesso quei temi non sono più monopolio esclusivo di Renzi. Ci sono altri «gggiovani» che hanno messo in piedi convention e incontri, e hanno iniziato a dire che nel Pd proprio tutto bene non va. Fra questi c’è anche Nicola Zingaretti, il presidente della Provincia di Roma con cui Renzi ogni tanto si scazzotta. In realtà, dopo lo scambio poco amichevole via Corriere della Sera (Renzi: sei un fifone, Zingaretti: e tu un carrierista), i due hanno smesso di mandarsi pubblicamente a quel paese e un paio di giorni fa si sono pure visti per un caffè. Zingaretti, che ha partecipato ai due incontri dell’Aquila e di Bologna (molto applaudito), gli ha spiegato che non andrà alla Leopolda e ha preso le distanze. Sono note le ambizioni capitoline di Zingaretti, ma nel partito c’è chi lo vorrebbe come candidato anti-Renzi. Non vecchio, ma neanche troppo giovane («Non sono giovane, ho 46 anni, ho due figli», dice lui), Zingaretti — notava ieri Europa — ha già iniziato a muoversi diplomaticamente all’interno del Pd. Tra l’altro, se decidesse davvero di rischiare e andare allo scontro a viso aperto contro Renzi, potrebbe ricompattare due delle tre mozioni della Tq-generation. I renziani lo considerano effettivamente forse l’unico in grado di creare qualche difficoltà al sindaco anche se, dice uno di loro, «certo è meno conosciuto di Renzi: per ora è noto soprattutto fra gli iscritti e i militanti del Pd, e non gli basterebbe a vincere». Con lui tuttavia non varrebbero gli stessi appelli al rinnovamento fatti nei confronti dell’attuale gruppo dirigente e la discussione si sposterebbe esclusivamente sul piano dei contenuti ed è su quelli che i due si scontrerebbero. Probabilmente già sull’economia, visto che le posizioni neoliberiste di Renzi non convincono Zingaretti.
Pur senza attaccarlo frontalmente, Zingaretti nelle assemblee degli «aquilani» e dei «bolognesi», si riferiva anche a Renzi quando ha detto che il berlusconismo, inteso come leaderismo esasperato, è penetrato anche «nella schiena del centrosinistra» e quando ha elogiato il Civacchiani (Civati + Serracchiani): «Evviva Debora e Pippo, bravi perché stanno dimostrando una cosa semplice ma rivoluzionaria e cioè che è possibile discutere, è possibile unire ed innovare, un grande elemento per un movimento in questi anni troppo diviso e troppo lacerato». Lo scenario zingarettiano sarebbe effettivamente una novità rispetto al solito schema che si sta ripetendo in queste settimane, con Bersani che organizza una riunione in parallelo con il Big bang di Renzi e i dirigenti del Pd che gli chiedono di non candidarsi. Per dire: a Bologna si è parlato molto poco di Berlusconi. Il problema però è che si è parlato molto di Renzi, anche in maniera non diretta (citando cose dette da lui senza nominarlo apertamente), e viene il dubbio che qualcuno nel centrosinistra voglia sostituire Berlusconi con Renzi e il dualismo fra berlusconiani e antiberlusconiani con quello fra renziani e antirenziani. Non granché come innovazione.

David Allegranti
twitter: @davidallegranti

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