Addio alla rottamazione, Civati invita anche Bersani

dal CORRIERE FIORENTINO, 23/10/2011

BOLOGNA — Gli ex rottamatori non vogliono davvero rottamare più nessuno. Anzi, a metà mattinata Pippo Civati, che si dà il cambio con Debora Serracchiani in stile «Vieni via con me», invita il segretario Bersani a farsi un giro in piazza Maggiore. «Se volesse intervenire entro domani (oggi, ndr) all’una lo aspettiamo con affetto», dice il consigliere regionale lombardo, che si augura la nascita non solo di un «nuovo Ulivo» ma soprattutto di un «Ulivo nuovo». Non bastasse questo, ci sono Rosy Bindi e diverse bandiere del Pd appese al tendone della convention civatesca a sancire che l’iniziativa è gradita al partito. E la presenza di Vasco Errani fra i relatori, in terra bersaniana, è una garanzia. Si parla di Matteo Renzi praticamente da subito: «Io e Renzi non saremo i D’Alema e Veltroni del futuro. Anche perché non sapremmo chi scegliere, chi fa D’Alema e chi Veltroni…», dice Civati, che fa gli auguri al sindaco fiorentino per il Big bang della prossima settimana. «Io non sono per riproporre polemiche che abbiamo già conosciuto, ci sono Coppi e Bartali e ce ne sono stati a sufficienza nella storia del centrosinistra. Matteo ha deciso di fare da solo, ha detto che non aveva più bisogno di noi, il lavoro di Prossima Italia è proseguito, abbiamo lavorato molto con Debora Serracchiani, siamo una coppia di fatto del centrosinistra, che però è aperta a tutti i contributi».
Nessuno, qua, mette in discussione il segretario. Alle primarie, «se c’è Bersani, il Pd vota per Bersani. Invece, se ci saranno primarie alla francese, vedremo come dare il nostro contributo», spiega Civati. E i rottamatori, che fine hanno fatto? «A me non è mai piaciuta la parola rottamatori. In questo momento ci chiedono di ricostruire l’Italia, non di affossarla», dice la Serracchiani. «Non stiamo fuori dal partito, anzi vogliamo starci con forza», aggiunge l’europarlamentare e pare proprio riferirsi alla Leopolda di Renzi, dove non ci saranno bandiere di partito, a dimostrare ancora una volta la distanza che c’è fra il sindaco di Firenze e la maggioranza che guida il Pd, a Bologna presente in abbondanza. C’è la Bindi, ma ci sono anche il vicepresidente del partito Ivan Scalfarotto, Lapo Pistelli con un felpone grigio col cappuccio e Nicola Zingaretti, che strappa fiumi di applausi e parla da leader. «Però c’è una contraddizione — nota Giuliano Gasparotti delle Officine, arrivato da Firenze insieme a Guido Ferradini — nel voler rinnovare il partito e fare intervenire Rosy Bindi, che è da sei legislature in Parlamento». C’è anche il sindaco di Bologna Virginio Merola, che per fortuna non parla di calcio, ma anche un pezzo consistente dell’Idv: il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, molto applaudito, che invoca una rivoluzione, seppure pacifica: «Non parliamo più di riformismo, usiamo parole più forti». Il mix insomma è fra politica (tendenzialmente di sinistra) e movimentismo.
La Bindi, prima di salire sul palco, spende nuovamente qualche parola per Renzi. Andrà alla Leopolda? «Non mi hanno invitato». Ma se la invitassero andrebbe? Non risponde, glissa, la presidente del Pd, che critica anche l’iniziativa dei quarantenni bersaniani riuniti all’Aquila: «Là idee non ne ho viste, qua ce ne sono», garantisce la Bindi, che però non apprezza molto le restrizioni sui mandati: «Non vedo molti Enrico Berlinguer o Aldo Moro in Parlamento, né Tina Anselmi o Nilde Iotti: quelle persone non ci sarebbero state se qualcuno avesse deciso di affidare la selezione delle classi dirigenti del partito al numero dei mandati». Le proposte vengono lanciate a coppie: dimezzamento dei parlamentari e del finanziamento ai partiti, limite di tre legislature, superamento delle Province, legge contro la corruzione, soluzione del conflitto d’interessi, riforma del welfare a favore dei giovani, riconoscimento delle unioni civili. Alcune di queste idee non sono lontane da quelle che usciranno fuori dalla Leopolda. Lo riconosce anche il nuovo compagno di viaggio di Renzi, Matteo Richetti, presidente del Consiglio regionale emiliano: «Se sui contenuti c’è sovrapposizione, abbiamo almeno noi la capacità di fare proposte insieme». Insomma, è questo l’appello di Richetti a Renzi e Civati: «Si deve trovare un’intersezione e una convergenza», dice mentre a pochi passi dal tendone de «Il nostro tempo» manifestano alcuni attivisti siriani.
Al mattino parla anche Giacomo Billi, che si presenta così: «Ero il segretario del Pd ai tempi delle primarie, vinte da Renzi. Nonostante questo non ho cambiato idea sulle primarie», dice velenoso l’assessore della giunta Barducci. Billi, molto applaudito, scende dal palco, si accende una sigaretta. «Qui c’è il Pd, con tanta gente che non è iscritta al Pd ma che vuol dare una mano. Alla Leopolda la sensazione è che ci possa essere il Pd ma anche qualche altra cosa…».

David Allegranti
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