La seconda vita degli anti rottamatori Che ora si contano

dal CORRIERE FIORENTINO, 16/10/2011

Il giorno dopo il Bersani pride, il compleanno del Pd festeggiato proprio in casa del post-rottamatore, c’è una domanda che gira fra i dirigenti democrat e riassume il clima. «Quanti eravamo? Più di quelli che andarono da Renzi tre anni fa?», si chiede uno di loro al mattino presto dopo aver letto i giornali. La scelta del posto in cui spegnere le candeline, con tutte le sale che ci sono a Firenze, non è stata lasciata al caso. Nel 2008 Renzi scelse la Sala Rossa del Palacongressi, la stessa di venerdì sera, per annunciare ufficialmente la sua candidatura alle primarie del centrosinistra verso Palazzo Vecchio, quindi appare fortemente evocativo portare duemila persone nel luogo dove tutto, più o meno, ebbe inizio. Si sa come andò a finire, con la segreteria Veltroni che inventò la soglia del quaranta per cento scaccia ballottaggio e la scesa in campo del post comunista Michele Ventura, pubblicamente appoggiato dalla Cgil, che frantumò il pacchetto di voti di sinistra che sarebbero potuti andare a Lapo Pistelli. Certo, ad aiutare Renzi, oltre alla sua abilità e a un po’ di fortuna con la «c» maiuscola, non ci fu soltanto questo. L’inchiesta su Castello gli ha consentito di annunciare poi una rivoluzione urbanistica (quella dei «volumi zero») e prendere voti con lo slogan delle facce nuove. È stato rapido nell’interpretare il sentimento del tempo: la gente chiedeva cambiamento, mentre altri come Pistelli dicevano «punto e a capo», ma lo dicevano vantando l’appoggio di protagonisti di quella stagione dell’urbanistica fiorentina nel frattempo finiti sotto inchiesta, come Gianni Biagi e Alberto Formigli; anche un garantista d’acciaio capisce che quello fu quantomeno un errore di comunicazione.
In questi ultimi anni l’opposizione anti Renzi del Pd sembrava affidata a pochi, tra cui Tea Albini, fra i primi a sbottare in Consiglio comunale contro i Cento punti e i Cento luoghi, fra i primi a difendere la vecchia amministrazione di Leonardo Domenici. Ecco, venerdì sera, dopo tre anni quel pezzo di Partito democratico tramortito dalla vittoria di Renzi alle primarie ha avuto una botta di autocoscienza acuta, ha scoperto che un fronte anti renziano esiste, non è così sparuto e non è del tutto sparito. È lì che festeggia non solo il compleanno del Pd ma anche la dimostrazione di forza data al sindaco, che a furia di strappi adesso — non fosse bastata la platea di Emergency al teatro Verdi a metterli in mostra — ha parecchi problemi a sinistra. Quanto poi questo fronte antirenziano sia radicato nella società e non solo su Facebook, che sembra diventato — senza esserlo davvero — la bussola per capire in che direzione va il mondo, è tutto da vedere. Intanto però il Pd a Renzi fa gli sberleffi, lo sfotte per la storia del compleanno ed elenca le feste saltate dai presenti nella Sala Rossa per essere lì ad ascoltare Bersani, e si appresta a sfidarlo, ripetendo tuttavia alcuni errori strategici del passato. Come la sovrapposizione dell’incontro dei duemila giovani a Napoli con la convention della Leopolda.
Per il momento non sono in programma altre iniziative anti-Renzi. Però il 24 ottobre la segreteria metropolitana ha fissato la direzione, a quattro giorni dall’inizio del «Big Bang» renziano. All’ordine del giorno oltre ai temi amministrativi ci sarà probabilmente anche la semi annunciata candidatura di Renzi alle primarie per la premiership. La linea del partito è chiara: Renzi ha preso un impegno coi cittadini, deve continuare a fare il sindaco. C’è chi va oltre, come il gruppo — di cui fanno parte i «civatiani» di Firenze, guidati dall’ex segretario cittadino Giacomo Billi, che domenica prossima saranno a Bologna, e l’ex segretario metropolitano Simone Naldoni — che gli chiede di farsi anche un secondo mandato e di lasciare campo a Bersani.
Sbaglia però chi immagina un ricongiungimento già avvenuto della vecchia dirigenza del partito con quella nuova, formata dalla cosiddetta «banda di ragazzini». D’altronde, come ripetono spesso di questi tempi nella segreteria metropolitana di Patrizio Mecacci, «quelli che vogliono darci lezioni sul partito sono gli stessi che hanno perso il congresso e che ci hanno lasciato in eredità i debiti». Il riferimento, naturalmente, è all’ex segretario Naldoni.

David Allegranti
twitter: @davidallegranti
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