Alberoni e non solo (anche Bonami)

Alberoni non è l’unico a chiudere la sua rubrica sul Corriere della Sera. Ieri, sul Corriere Fiorentino, Francesco Bonami ha salutato i lettori con un ultimo “Effetto personale”. Ve lo riporto perché merita di essere letto. Così come merita la risposta del direttore, Paolo Ermini.  

Cari lettori con questo “Effetto personale” ho deciso di chiudere questa rubrica. Lo faccio per due motivi. Il primo parte dalla convinzione che ogni cosa abbia un suo ciclo di vita. Quanto al secondo motivo, dopo l’“Effetto personale” della scorsa settimana mi sono reso conto che le opinioni contano molto poco nella pratica di questa città”. Mi sono quindi stancato di impersonare il ruolo del Grillo Parlante quando poi la volontà di un cambiamento è più una questione di comunicati stampa che di vere e concrete trasformazioni. Si butta giù una pensilina qui un capannone là, ma poi alla fine l’Amministrazione, checché ne dica, pensa ad altro. A un futuro che non è certo il futuro della città. Non solo. L’Amministrazione parla di giovani, Facebook e via di seguito ma di fatto si comporta con i metodi di una politica vecchia e stantia. Si parla di dialogo, di grandi chioschi per le opinioni della gente ma alla fine i rapporti rimangono filtrati dai soliti meccanismi di potere e di strategie che sono appartenuti a tantissime generazioni di politici dall’Unità d’Italia a oggi. Faccio un paio di esempi. Dopo il mio articolo, giusto o sbagliato che fosse, apparso su Il Riformista e intitolato «Firenze Las Figas», Matteo Renzi, giustamente dispiaciuto o forse indispettito, anziché prendere il telefono di persona per darmi dell’imbecille o chiedermi spiegazioni mi ha fatto raggiungere sul cellulare da alcuni suoi collaboratori che mi hanno redarguito, uno dei quali addirittura chiedendomi se ero impazzito, dopodiché ha mandato allo sbaraglio il suo vice sulle pagine di questo giornale dove si è sbizzarrito in una serie di sciocchezze sfuse nei miei confronti. Il secondo esempio riguarda l’«Effetto» di domenica scorsa. Essendo stato chiamato a fare parte di una commissione che doveva dare la propria opinione sull’arte pubblica in città, mi sono sentito personalmente offeso vedendo che il mio parere insieme a quello di altri colleghi era stato buttato nel cestino. Alcune sculture, che noi ritenevamo non adatte al luogo, ora sono lì dove non avrebbero mai dovuto essere. Credevo che il mio articolo avrebbe aiutato l’assessore alla cultura e amico Giuliano da Empoli a far sentire la sua voce. Quanto meno sollevando questioni se non estetiche di natura economica, del tipo: chi ha pagato i costi del trasporto e dell’installazione di queste opere in un momento di vacche magrissime per Palazzo Vecchio? Invece silenzio. Silenzio ufficiale per salvare gli equilibri e la pax comunale. Silenzio privato. L’assessore, sempre veloce nelle dialogo su nuove idee, è scomparso dalla circolazione non rispondendo più a chiamate, sms o email del sottoscritto che magari voleva solo sapere quante altre volte si sarebbe dovuto riunire per poi passare da fesso. Questo atteggiamento da parte di giovani politici che si gloriano di mettere al tappeto le vecchie e arrugginite generazioni mi ha scoraggiato a tal punto da portarmi alla conclusione che il dialogo che speravo di aprire ed avere sulla cultura fiorentina con questa Amministrazione è impossibile. Impossibile perché a senso unico. La porta è aperta per far entrare le idee, ma si chiude quando arrivano dubbi e critiche. Il mio ruolo, quello di polemista, come mi ha definito Nardella, mi sembra del tutto sterile e anche ingenuo in questa città. Da ora in poi la cultura a Firenze potrà dormire sogni tranquilli, anche se non credo siano stati mai troppo agitati dai miei schiamazzi. Accanto al Giambologna in piazza della Signoria potrà arrivare in santa pace Jeff Koons senza che qualche seccatore venga a fare invidiosamente le pulci. Ringrazio il Corriere Fiorentino per avermi sempre dato spazio e libertà per esprimere le mie opinioni. Mi auguro che troveremo altri modi per collaborare. Grazie soprattutto ai quei lettori che hanno avuto la pazienza di leggermi in questi anni.

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Noi perdiamo con grande rammarico la rubrica di Francesco Bonami, sperando che lui continui a collaborare con questo giornale in forme diverse, ma Firenze perde una tribuna da cui una volta alla settimana poteva ascoltare una voce libera, autorevole, spesso graffiante però sempre genuina. Anche oggi, nell’ultimo degli «Effetti personali», Bonami formula giudizi che possono non essere condivisibili. Ma, insieme, offre alla riflessione di tutti, e soprattutto del sindaco e dei suoi collaboratori, un tema che sarà centrale nel bilancio della stagione fiorentina di Matteo Renzi, quando lui uscirà da Palazzo Vecchio: la capacità (e la volontà) non solo di recuperare il tempo perduto, risolvendo i problemi concreti della città, ma anche avviando un modo tutto diverso di governarla. Liberando energie, aprendosi a un confronto coraggioso, accettando volentieri critiche (se costruttive) e opinioni divergenti, mettendo fine per sempre a un sistema basato sul criterio dell’appartenenza. La speranza era che, tra le piazze e le strade rimesse in ordine, crollasse per sempre il muro incrostato del vecchio potere, senza che ne spuntassero di nuovi. Questo è il tema che Bonami pone. C’è tempo per discuterne. E anche per rimediare agli errori, volendo. (p.e.)

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