Primarie, la Questione Umorale

dal CORRIERE FIORENTINO, 23/9/2011

Le primarie sono la vera questione umorale del Partito Democratico. Basta poco per farle diventare una figata pazzesca, poi una iattura e infine di nuovo una geniale invenzione. A seconda, spesso, se vinca o perda il candidato meno sgradito alla nomenclatura. A quasi tre anni di distanza dal 2009 che consegnò la candidatura a sindaco a Matteo Renzi, il Pd si trova nuovamente a bisticciare, e stavolta lo fa sui metodi di selezione del prossimo sfidante del centrodestra per la guida del paese. 
Il sindaco di Firenze, annunciando l’assalto alla dirigenza, ha posto un problema non banale a Bersani, il quale però ieri, da Cortona, ha detto di non voler chiudere ai «meccanismi di partecipazione». Secondo lo statuto però, qualora il Pd «aderisca a primarie di coalizione per la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri è ammessa, tra gli iscritti del Partito Democratico, la sola candidatura del Segretario nazionale». Certo, lo statuto è riformabile, certo, chi oppone l’articolo otto a chi vuole candidarsi, probabilmente rischia di sembrare il solito burocrate che vuole mettere i bastoni fra le ruote agli emergenti, ma questo non significa che la guerra sia destinata a durare poco. «Se Renzi vuole correre per le primarie si dimetta dal Pd, perché il candidato è il segretario del Pd per statuto», aveva detto Rosy Bindi a inizio settembre. In questi ultimi giorni il duello si è allargato e non riguarda più solo un fatto fra Renzi e la segreteria Bersani. Alcuni deputati veltroniani, Stefano Ceccanti, Salvatore Vassallo e Giorgio Tonini in un’intervista al Foglio due giorni fa hanno chiesto al Pd di aprire a una verifica della leadership del partito nel caso in cui si andasse al voto nel 2013. E in effetti il voto su Marco Milanese (ieri la Camera ha respinto la richiesta d’arresto) ha dimostrato che una maggioranza parlamentare c’è ancora e sembra aver allontanato lo spettro di elezioni anticipate. Da qui ai prossimi due anni invece ci sarebbe tempo di mettere mano allo statuto del Pd, o comunque di aprire una discussione sulla leadership di Bersani. «Vogliamo davvero evitare di trasformare il nuovo Ulivo in una nuova Unione? Bene: allora impegniamoci per evitare che qualche democratico finisca fuori dal partito solo per essersi fatto portavoce di un processo innovativo», ha detto Tonini, evidentemente riferendosi a Renzi.
Tutti temi che probabilmente saranno discussi alla riunione di MoDem del 10 ottobre, anche se Veltroni ha preso le distanze dai suoi parlamentari dicendo che è «un’iniziativa che riguarda loro», perché le nuove primarie sono «l’ultima cosa a cui penso in questo momento». La risposta più stizzita tuttavia è arrivata dai deputati della maggioranza Pd, tra i quali ci sono anche i due toscani Silvia Velo e Antonello Giacomelli: «La mania di guardare ai rapporti interni prima che ai bisogni del paese è un limite da superare». Ma come nel caso di Veltroni con i suoi, anche Bersani sembra aver preso un po’ le distanze dalla linea dura di quelli più bersaniani di lui. «Adesso — ha detto il segretario a Cortona, alla scuola di politica del partito — bisogna fare la coalizione, fare il progetto e la candidatura si vede con i meccanismi di partecipazione. Non è la persona che può risolvere». Insieme alle primarie, l’altro fronte aperto dal sindaco di Firenze riguarda la gestione dei rapporti con gli alleati. Con i dipietristi fuori dalla giunta da oltre un anno, Renzi ha scelto la linea del governo a vocazione maggioritaria. Le ultime esternazioni di Di Pietro («Prima che ci scappi il morto mandiamo a casa questo governo»), che ha vestito i panni del moderato giusto il tempo di uno yogurt, probabilmente non giocano a sfavore del sindaco e del suo molto decantato anti-antiberlusconismo.
Ma anche con Sel i rapporti non sono tranquilli, nonostante le mille attenzioni dedicate da Renzi a Massimo Zedda, sindaco di Cagliari. «Ho grande simpatia politica per Enrico Rossi, governa molto bene e ha un bel garbo nella contesa politica», ha detto Nichi Vendola ieri alla festa regionale di Sel. «Ho molta simpatia umana, non politica, per Renzi. Ma le sue posizioni politiche sono talvolta un capovolgimento della realtà». Ma se Renzi si candida, aggiunge, non c’è problema. «Quanti più competitor ci saranno tanto più le primarie saranno un fatto vero».

David Allegranti

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