Quella foto dei tre di Vasto (e i democrat oltre confine)

dal CORRIERE FIORENTINO, 20/9/2011

Così, mentre Renzi rispolvera la vocazione maggioritaria della prima segreteria Veltroni, cacciando i socialisti e lasciando definitivamente fuori l’uscio di Palazzo Vecchio i dipietristi, che probabilmente non riusciranno neanche a mettere le mani sulla presidenza del Consiglio; mentre nelle stanze del Pd si discute con il partito di Casini per valutare se coinvolgerlo nella maggioranza renziana oppure no; e ancora, mentre si inizia a pensare che il voto anticipato non sia più soltanto un’invenzione degli antiberlusconiani, nell’aria torna a suonare la canzone popolare, e «alzati che si sta alzando…». L’hanno suonata a Vasto, dove è appena finita la festa dell’Idv, e dove nel fine settimana Bersani, Vendola e Di Pietro (per comodità Be-Ve-DiPi, come certi tridenti calcistici) si son dati la mano come tre moschettieri pronti a lanciare il Nuovo Ulivo. Recente preconizzatore del (possibile) futuro politico del centrosinistra era stato qualche giorno fa il presidente della Regione Enrico Rossi, che su Facebook aveva scritto: «Per me l’alleanza naturale nel centrosinistra è quella tra Pd, Sel e Idv. È inutile rincorrere Casini, lui punta alla leadership del centrodestra».
Ma il punto, come spiega Vannino Chiti (Pd), vicepresidente del Senato, che pure dice sì alla riesumazione dell’Ulivo, è che prima ci vogliono regole chiare. «Non si tratta di avere un governo alternativo, ma di ricostruire i valori comuni e l’Italia. Non basta dire Nuovo Ulivo, ma bisogna specificare quale visione si ha sulla politica estera, quale tipo di Europa vogliamo, bisogna sapere come affrontare le riforme del Welfare e le questioni che riguardano il risanamento e lo sviluppo». E poi: «Accanto a Pd, Idv e Sel dobbiamo interloquire anche con le altre forze e con gli altri movimenti». No quindi a un’alleanza esclusiva dalla quale stiano fuori altri soggetti presenti nel panorama politico. Tipo l’Udc.
L’ex co-rottamatore Pippo Civati, che si appresta a sfidare il sindaco di Firenze con una convention a Bologna per il 22-23 ottobre insieme a Debora Serracchiani, ieri ha scritto la sua sul suo blog: «Se c’è qualcosa che manca, all’alleanza Pd, Idv e Sel, perché sia governabile e in grado di governare, non è l’apporto di altri moderati, che già ci sono, e che vorrei capire come intendono presidiare il campo moderato, senza concederlo in outsourcing all’Udc, come sembrano voler dire e fare. Quello che manca è una componente civica e rappresentativa della società civilissima che si è manifestata in questi mesi, delle competenze e delle qualità diffuse nel sistema Paese. Manca una leadership credibile e innovativa». In casa Civati ci sarà anche Giacomo Billi, che in un’intervista a Repubblica ha spiegato la necessità di una «terza via» fra rottamatori e rottamandi. L’ex segretario cittadino del Pd e oggi assessore provinciale sta organizzando un’assemblea preparatoria all’appuntamento bolognese, che si dovrebbe tenere a Firenze intorno al 15 di ottobre. A Civati la «foto di Vasto» che ha riaperto la discussione sulle alleanze non dispiace, anzi. «È un buon punto di partenza, ma penso che non basti. Ho l’impressione che un’alleanza vera con il Terzo Polo per il governo del Paese sia molto complicata perché la vera ambizione di Casini e Fini è tornare in un centrodestra senza Berlusconi. Comunque la foto con i tre leader del centrosinistra non mi spaventa. Ma per costruire un’alternativa vera a Berlusconi bisogna fare, come diceva anche Pisapia qualche giorno fa, un percorso di costruzione di una coalizione che parta dal basso. Io penso — sottolinea — a una foto di gruppo in cui facciano parte non i partitucoli con cui allearsi sul modello dell’Unione del 2006, ma le forze sociali, i movimenti, i comitati, le associazioni di categoria di questo Paese. Per dirlo con una formula che non mi piace molto, con la società civile. Se i partiti hanno la presunzione di fare da soli non vanno da nessuna parte. Il vero confronto va fatto con chi sta fuori. Ma soprattutto per far funzionare questa alleanza ci vuole un Pd forte».
Il segretario metropolitano del Pd Patrizio Mecacci non mette paletti: «Pd, Sel e Idv mi sembrano un punto di partenza importante, si comincia a delineare un’alleanza di centrosinistra. Ma non c’è bisogno di steccati o preconcetti. Dobbiamo piuttosto accelerare sul versante del progetto. Le proposte le abbiamo, ora ci manca il titolo: gli italiani hanno bisogno di una politica leggibile e comprensibile». Più che sulle sigle, dice Mecacci, «serve un ragionamento sugli italiani. Molti moderati si aspettano parole in grado di descrivere la realtà italiana e di produrre soluzioni innovative. Dobbiamo parlare anche a loro. Il Pd deve essere il traino di un’alternativa al centrodestra. Abbiamo questa responsabilità e dobbiamo farci correre dietro dagli altri più che essere noi a rincorrerli».
Spiega Luca Sani, deputato e numero due del Pd toscano, che quella venuta fuori da Vasto «non è l’idea del Pd perché Bersani a Pesaro ne ha rappresentata un’altra. Per risolvere i problemi dell’Italia occorre un’alleanza ampia che metta insieme progressisti e moderati. Le alleanze si fanno sui programmi non sugli schemi di partito. Abbiamo le nostre idee, le abbiamo presentate in occasione della manovra, altre le stiamo definendo e su questo costruiremo le alleanze. Ce ne vuole una solida, che non ripeta l’esperienza dell’Unione».
Chiude Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi e assessore della Regione Toscana al bilancio: «Il Nuovo Ulivo, fondato sull’asse privilegiato tra Pd, Idv e Sel, ricalca un’esperienza che si è rivelata fallimentare proprio sul terreno programmatico e di governo». Proporre una leadership di questo genere «rischia di condannarci all’autarchia politica, allontanando l’elettorato moderato e riformista senza lasciare spazio alla possibilità di un’alleanza con l’Udc; la strada giusta insomma per un’altra stagione di governo del centrodestra».

David Allegranti

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