Da Empoli: «Così rifarò i due salotti del centro»

Un progetto per ripulire il salotto buono del centro storico. L’assessore alla cultura Giuliano da Empoli, che da qualche mese è diventato anche commissario delle aree pedonalizzate, illustra al Corriere Fiorentino quali saranno le novità dei prossimi mesi per via Tornabuoni, via Martelli e non solo. «Il principio a cui ci ispiriamo — spiega da Empoli — è questo: prima “per mezzo di levare”, poi per “via di porre”».
Partiamo con quello che c’è da togliere.
«C’è un grande lavoro di pulitura in corso, come si può vedere anche dal progetto elaborato dal nostro ufficio Unesco. In via Tornabuoni rifaremo il manto stradale, i lavori inizieranno a gennaio e si concluderanno nel giro di alcuni mesi. Un lavoro di progettazione partito su via Tornabuoni e in corso anche su altre strade di recente pedonalizzazione».
E «per via di porre»?
«Una volta ripulito tutto, immetteremo nella strada un contenuto culturale aggiunto. Saranno due le fasi. La prima: in attesa di arrivare agli allestimenti fisici, inizieremo con operazioni di carattere più immateriale. Stiamo creando un sito delle aree pedonalizzate che conterrà una parte musicale, sul suono della città. Come suona Firenze è anche il tema del prossimo festival di Temporeale, dal 7 al 16 ottobre. Esperti di soundwalk (a partire dall’8 ottobre) faranno passeggiate sonore per il centro, all’ascolto dei suoni della città, in considerazione del fatto che non c’è più il rumore delle auto nelle aree pedonalizzate. Ci saranno installazioni sonore ambientali, che non disturberanno la residenza, ma che anzi tenderanno a cancellare il rumore. Stiamo misurando il livello acustico prima e dopo la pedonalizzazione. Poi creeremo una mappa sonora per vedere di quanto è stato abbattuto il rumore e per lavorare ulteriormente su questo punto».
Solo suoni in via Tornabuoni?
«No. Ci sarà spazio anche per i contenuti editoriali. Alcuni editori fiorentini (tra cui Giunti, Mandragora, Olschki, Barbès, ndr) hanno accettato di mettere a disposizione gratuitamente una piccola parte delle opere in catalogo, che saranno scaricate da una cloud (una «nuvola» wi-fi, ndr). Un modo per riportare virtualmente i libri in Tornabuoni. Chiaramente poi ci dovrà essere un riscontro nell’allestimento della strada».
E come? Mettendo qualche panchina in più?
«Il tema di Tornabuoni non è mettere le panchine, ma recuperare le “panche di via”, perché era già previsto che lì ci si sedesse. La maggior parte dei palazzi rinascimentali che si affacciano sulla strada hanno delle grandi panche di pietra. E prendiamo la colonna di Santa Trinita: è previsto che ci si sieda, ma è chiaro che se ci metti le transenne intorno non lo puoi più fare. Noi le toglieremo, per recuperare la dimensione originaria».
Ma questo può bastare per il salotto della città?
«Questa era la parte soft, poi c’è l’altra: come si disegna l’arredo di una città come Firenze. Secondo me non come si è fatto finora, con risultati buoni o meno buoni, ma senza mai aver fatto dei progetti davvero strategici. Il nostro programma è questo: ai primi di novembre faremo un grande incontro internazionale sul tema del design e dell’arredo urbano. Inviteremo esperti di tutte le discipline ma anche “attori” della città. Penso che in questo processo Pitti ci debba stare. Faremo un primo incontro a carattere generale, poi faremo un bando di consulenza gratuita, di durata breve, un mese, un mese e mezzo, per chiedere idee e contributi. A quel punto si passerà alla fase della progettazione degli arredi veri e propri. Che avranno queste caratteristiche: tutto l’arredo pubblico della zona pedonalizzata sarà pensato insieme e armonicamente. Ma tutto dovrà essere differenziato; nell’ambito di questo quadro unitario, ogni strada, ogni piazza avrà le sue funzioni. Non sarà quindi un arredo uniforme».
In via Martelli che succederà?
«Era la strada della cerimonialità cittadina, dove passava il corteo dei Magi e dove le grandi cerimonie della città passavano davanti al palazzo dei Medici. Lì abbiamo bloccato gli arredi progettati finora. La strada viene rifatta, adesso partono i lavori. E l’arredo sarà differente da quello di via Tornabuoni. Stesso discorso per le altre strade e piazze».
Che progetti avete per piazza della Repubblica?
«La cattiva notizia è che in questo momento non ci sono stanziamenti a bilancio. Però la buona notizia è che abbiamo in piazza della Repubblica una serie di soggetti che si affacciano, arriva Feltrinelli, c’è l’Hard Rock Cafe, c’è la Rinascente con alcuni progetti di sviluppo che tuttavia non ci convincono, c’è Zara. Ci sono quindi grosse presenze nazionali e internazionali. Se questi soggetti decidono di partecipare a questo processo, piazza della Repubblica può diventare un interessante snodo di energie globali e locali. La mia personale idea è che serva un’ambiziosa operazione urbanistica, un segno architettonico forte. È forse l’unico posto del centro di Firenze che si presta a una cosa del genere. Non puoi immaginare di fare interventi molto forti, rapidamente, su nessun luogo del quadrante romano. Piazza della Repubblica invece, anche per i suoi elementi di disorganicità, si presta a un ragionamento ambizioso, anche a un concorso di idee internazionali. Penso a opere come il cubo Apple di New York o la piramide che c’è all’entrata del Louvre. Non mi scandalizzerebbero in mezzo alla piazza».
Insomma, avremo il centro pieno di brutti cantieri.
«Stiamo mettendo a punto con la direzione mobilità un manuale di regole per i cantieri, per minimizzare il disturbo visivo di reti arancioni e transenne. Insomma, un regolamento: cosa puoi mettere e cosa no».
Senta da Empoli, lei non è l’assessore ai mojito o alle bottiglie rotte. Però quello che succede di notte in città forse ha anche a che vedere con la cultura. Ci sono tanti locali, ma è mancata un’alternativa all’alcol. E adesso è difficile recuperare.
«Ci sono città nella quali sono state create delle zone notturne artificiali. Locali e discoteche sono state concentrate in aree industriali. Qua la scelta invece è stata molto più passiva, meno governante, meno strategica, più insipiente: permettere che si venissero a creare zone notturne nel cuore del centro storico e in particolare in Santa Croce. Recuperare a questo è appunto molto difficile, ma a mio avviso tutte le iniziative che abbiamo preso nel corso di questi due anni, per quanto riguarda le attività culturali notturne, hanno un effetto positivo. Il nostro obiettivo è dare un’alternativa allo shottino. La vera cultura non fa casino e va d’accordo con i residenti. Alle Murate questa estate abbiamo messo un cinema nella piazza dove sono gli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Quasi tutte le sere c’era gente che guardava il cinema in cuffia. Così non abbiamo provocato l’inferocimento dei residenti, che anzi erano contenti. Detto questo, c’è un problema strutturale, dovuto a molti anni di politiche che hanno dato troppe autorizzazioni e licenze. Come rimedi? Gradualmente. Ma io sono un blairiano, seppure un blairiano “senza guerra”, per cui credo si debba procedere con legge e ordine».
C’è stato il rimpasto. Si sente assediato nella giunta monocolore democrat, o per meglio dire renzicrat?
«No. Siccome dicono che sono un impolitico, vorrà che per reazione lo sarò ancora di più».

Twitter @davidallegranti
RIPRODUZIONE RISERVATA

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