A Pesaro duello con D’Alema, fra una piazza e l’altra

dal CORRIERE FIORENTINO, 9/9/2011

PESARO — Ventiquattrore prima, da un’altra parte, in un teatro del centro di Firenze, si sentivano soprattutto i berci e gli insulti dei contestatori. Il giorno dopo invece invece a «contestarlo» c’è Massimo D’Alema, in piazza del Popolo, poco prima che Renzi inizi la presentazione del suo libro, intervistato da Tommaso Labate del Riformista. «Matteo Renzi è giovane e sindaco di Firenze, al suo posto avrei un sentimento di gratitudine per un partito che gli ha consentito di arrivare a quella posizione», dice. «Una parolina di gratitudine sarebbe opportuna prima di criticare. Ci sono molte persone giovani che dirigono il nostro partito. È chiaro che quelli della mia generazione hanno una notevole esposizione pubblica, ma molte decisioni non le prendiamo più noi. Vorrei che non si confondesse l’esposizione pubblica con le condizioni reali di vita del partito, che ormai sono nella mani di un’altra generazione». E ancora: «Quando ero giovane, ascoltavamo con rispetto Napolitano. Ma il partito lo dirigevamo noi. Ora lo guida chi sta nelle amministrazioni e negli organismi di partito». Poi la stilettata finale: «Se una giovane generazione per andare sui giornali deve parlare contro di me allora vuol dire che è loffia». A un paio di centinaio di metri da dove parla D’Alema, Renzi sta per iniziare la presentazione di Fuori!. La piazza è più piccola, defilata, e si riempie subito. Ad ascoltarlo c’è anche Matteo Ricci, presidente della Provincia Pesaro- Urbino. Inizia il duello a distanza. «Lui era nell’altra piazza, io son qui. Forse se si piglia un caffè a metà strada è meglio». Nel frattempo però i due possono menarsi via Festa del Pd. «Io non vado sui giornali parlando male di D’Alema. Non c’è bisogno di parlarne male. È una persona che ha fatto tante cose, di grande esperienza, ha avuto ruoli di responsabilità. Ha un grande consenso nel Pd, meno fuori dal partito». A lui Renzi chiede nuovamente un passo indietro. E poi: «Io non so se siamo loffi e non accetto l’accusa di mancanza di gratitudine verso il Pd. A Firenze il Pd ha maggioranza assoluta perché gli eletti delle mie liste civiche il giorno dopo le elezioni sono entrati nel gruppo del Pd. Se era per D’Alema il sindaco lo faceva un altro che è arrivato quarto alle primarie (Michele Ventura, ndr). Il partito non è solo D’Alema».
Quanto al suo futuro, Renzi continua a ripetere che se ci deve essere un giovane candidato alle primarie, sarebbe meglio che fosse più bravo di lui, anzi più brava visto che auspica la discesa in campo di una donna. «Io dal Pd non me ne vado, nemmeno se mi cacciano. Questa è casa mia», ribadisce. La serata scivola via così, fra frizzi lazzi e la platea che batte le mani. «Se vogliamo vincere — scandisce il Cyberscout — bisogna prendere anche i voti degli altri. Non è che puzzano». La folla gradisce, la presentazione finisce. Fotografie, autografi, strette di mano. La segretaria della Cgil di Pesaro gli regala una pubblicazione sul lavoro. Renzi trova un dentista fiorentino con famiglia a Pesaro, che deve tornare a casa. «Ti si dà un passaggio noi», gli dice il sindaco, che gira per gli stand della festa, sempre accompagnato da una decina di persone venute da Firenze con un paio di macchine (tra cui il capogruppo del Pd Francesco Bonifazi, l’assessore del Comune di Scandicci Simona Bonafé e il presidente del Consiglio provinciale David Ermini). Passa davanti allo stand della Cgil e non si ferma. Da dentro lo guardano storto. Va a salutare il trippaio di Gavinana in trasferta, che sforna lampredotto qui alla festa. Si ferma alla piadineria, e poi riparte verso Firenze.

David Allegranti

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