La Cgil e il Pd, l’ora di supplenza

dal CORRIERE FIORENTINO, 2/9/2011

Non si capisce cosa c’è di più incerto, se la data di uscita del nuovo iPhone (settembre ottobre, boh) o la manovra del governo, che assomiglia sempre di più a una squadra in pieno calcio mercato: terzini e centravanti vanno e vengono nei titoli di giornale, e alla fine nessuno va e tutti restano. Ciononostante, il sei settembre la Cgil scende in piazza. Sciopera. Manifesta contro i puzzoni del governo, contro la finanziaria, e grazie anche all’aiuto del Pd riacquista centralità politica. Mentre la leadership del partito di Bersani sembra non aver risolto il problema della sua identità, a riempire lo spazio che dovrebbe essere occupato dal partito si fa avanti il sindacato. Questo perché la politica odia il vuoto. Horror vacui. «Noi ci siamo assunti una grande responsabilità: unire questa critica diffusa (alla manovra, ndr) e evitare che tracimi nella disperazione» ha detto ieri il segretario regionale della Cgil Alessio Gramolati in un’intervista all’Unità.
Ma il Partito Democratico non commette un errore delegando parte della propria leadership a un sindacato? «Non avendone una, chi può la supplisce e la sostituisce», dice il politologo Gianfranco Pasquino. «Il Pd non sa cosa fare non solo su questo, ma anche su altri temi. Due terzi dei dirigenti del partito sono perplessi sulla Cgil, ma non hanno la forza e il coraggio di dirlo. Anche se c’è qualcuno che l’ha detto». Qualche quarantenne democrat, ma anche Pietro Ichino. «Ho l’impressione che i dirigenti del partito non potessero fare diversamente, sono stati colti di sorpresa. Fare lo sciopero non serve quasi a nulla, la condizione dei lavoratori dopo la manifestazione non sarà migliore». Piuttosto, dice Pasquino, «si scioperi lavorando e chiedendo agli imprenditori di devolvere la giornata lavorativa sotto forma di fondo per i giovani e la formazione professionale».
Rispetto al passato, aggiunge il politologo Marco Tarchi, c’è un ribaltamento: «Come ha detto Giuseppe Fioroni sul Corriere della Sera, siamo passati dal sindacato cinghia di trasmissione del partito al partito cinghia di trasmissione del sindacato. Questo dipende dal fatto che il Pd non ha alcuna vera forza contrattuale nei confronti del sindacato, nel momento in cui dovessero esserci divaricazione di itinerario. Un tempo le carriere interne della Cgil venivano decise alle Botteghe Oscure e quando la Cgil ha acquistato autonomia era indispensabile che la mobilitazione indetta dal sindacato venisse appoggiata operativamente dalle sezioni di partito presenti sul territorio. Adesso il Pd non è condizione di decidere, anzi». Semmai si verifica il contrario: «Per il Pd è necessario veder scendere in campo la Cgil che porta le proprie truppe a sostegno di manifestazioni di piazza del partito». E il sindacato, aggiunge Tarchi, «sa di avere un margine di iniziativa che un tempo non avrebbe mai avuto, ne approfitta anche per tentare di condizionare equilibri interni del Pd, perché sa che c’è una parte del Pd, proveniente dalla tradizione diessina o comunque postcomunista, che vorrebbe un accordo con il centro, il quale ha posizioni lontanissime dalla Cgil». Insomma lo sciopero per Tarchi è anche «un tentativo di influenzare le dinamiche interne». Una specie di avvertimento insomma? «Sì, per evitare una convergenza del Pd con l’Udc, per non parlare di Montezemolo». E il Pd cosa dovrebbe fare? «È alle prese con le conseguenze di una incerta identità culturale e politica. Dovrebbe scegliere, rispetto alle misure possibili per rispondere a questa crisi, fra misure come il riassetto complessivo del sistema previdenziale, e quindi mettere mano in misura restrittiva alle pensioni, oppure prendere strade diverse e mantenere gli interessi costituiti della popolazione sindacalizzata, adottando soluzioni come la patrimoniale molto vasta e, in genere, l’aumento delle tasse».
Aldo Schiavone, docente del Sum, Istituto italiano di scienze umane, premette che la manovra «è pessima perché non c’è dietro un’idea di Paese o di società quale che sia. Quando Prodi fece la manovra finanziaria che ci ha portato nell’euro, aveva l’obiettivo chiaro di far entrare l’Italia nella casa europea e rendere l’Italia protagonista della costruzione di quella casa. E lo fece chiedendo dei sacrifici. Ma c’era appunto un’idea di Paese: qua verso cosa stiamo andando?». Altra premessa: «Vedo il Pd in difficoltà, ma credo che noi — noi Pd, noi sinistra — non stiamo cogliendo l’opportunità che il voto di maggio aveva fornito. Abbiamo politicizzato e tatticizzato questa opportunità di rinnovamento. Per questo vedo una obiettiva difficoltà della leadership del Pd, nei mesi successivi a questa clamorosa vittoria elettorale». Osservazione finale: «Io vengo da una vecchia scuola che dice: sindacato e partito fanno due lavori distinti, ciascuno deve fare il suo. C’è una separazione netta, ma non dogmatica: i sindacato difende i diritti dei lavoratori, il partito deve fare politica e proporre una strategia di governo». E quindi, spiega Schiavone, «io trovo fuorviante questa polemica sullo sciopero giusto o sbagliato. Il sindacato faccia la sua battaglia. Pensa che questo sia uno sciopero giusto? Lo faccia. Noi non siamo tenuti a dare giudizi. Faccia le sue scelte, noi le nostre. Ci accomuna il giudizio sull’iniquità della manovra, ma poi ognuno fa la sua strada. Il sindacato la sta facendo. Ma vedo anche una debolezza di iniziativa e di strategia del Pd». Per questo la Cgil fa da supplente.

David Allegranti
twitter@davidallegranti
RIPRODUZIONE RISERVATA

Advertisements

Lascia un commento

Archiviato in Pd

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...