Matteo 1, Matteo 2 e gli anti-picconatori

dal CORRIERE FIORENTINO, 1/9/2011

Pesaro, tre settembre. I diversamente giovani del Pd hanno organizzato un seminario dal titolo, piuttosto sobrio, «Rifare l’Italia, rinnovare il Pd». Sono un gruppo di trenta-quarantenni, amministratori e dirigenti del partito, che sabato metteranno su una specie di spin-off della Festa democratica nazionale. Niente rottamazioni o ghigliottinamenti democratici, niente assalto al cielo nelle forme renzianamente conosciute. Anche perché molti di loro hanno appunto un ruolo nelle gerarchie del Pd, c’è Matteo Orfini che è responsabile Cultura e informazione, c’è Andrea Orlando che è responsabile Giustizia dopo essere stato portavoce del partito, c’è Stefano Fassina, che è responsabile Economia, c’è Ivan Scalfarotto che è vicepresidente del Pd, c’è Andrea Manciulli che è il segretario toscano e c’è Debora Serracchiani che ha smesso, non da ora, di lanciare accuse di traccheggiamento ai vertici democrat. E ci sono altri, tra cui l’ex co-rottamatore di Renzi, Pippo Civati. Molti gli ex Ds. Con loro ci sarà anche Patrizio Mecacci, segretario metropolitano di Firenze, che però ha solo 27 anni e prima di entrare nel club dei trenta-quarantenni — dice — vorrebbe godersi i suoi venti. Gli obiettivi appaiono evidenti, e uno di questo è senz’altro dimostrare che la patente di gioventù democratica non è nelle mani solo del sindaco di Firenze. Anche loro cercano spazi, dicono di non voler più fare panchina o essere solo gli assistenti del leader. Come ha spiegato a Lettera43 Matteo Ricci, presidente della Provincia Pesaro-Urbino, «io apprezzo il pragmatismo di Bersani, ma il Pd finora non ha saputo suscitare speranze, dare al Paese un progetto che abbia in sé una nuova idea di futuro».
Sono dunque bersanianamente critici, magari, ma senza tirare picconate. Insomma la classe del Settanta (e qualcuno della fine del Sessanta) ha deciso di svezzarsi, e come? Con un duello generazionale naturalmente, per la gioia dei padri che possono guardare i loro figli scannarsi senza esserne — almeno per qualche settimana — direttamente colpiti.
Poi chissà magari si arriverà anche a quello che diceva Romano Prodi nell’estate del 2010, un paio di mesi prima dell’intervista di Renzi sulla rottamazione, quando invitava i giovani o presunti tali a prendere «a calci i politici di mestiere». «Occorre sgomitare, mettersi in gioco, credere in quello che si fa. Il ricambio non è il singolo esponente che va nel talk show a fare il fenomeno: è un lavoro di rete, una connessione di menti e di sensibilità con il territorio», disse l’ex presidente del Consiglio sperando in un patto fra ragazzi all’arrembaggio della diligenza, o per meglio dire della dirigenza.
Dall’altra parte ci sono Renzi, che a Pesaro andrà giovedì 8 settembre a presentare il suo libro, e il cosiddetto «nuovo Civati», il presidente del consiglio regionale dell’Emilia Romagna Matteo Richetti (visti i precedenti: in bocca al lupo, anzi al lupetto!), due cattolici con diverse affinità. Mentre la coppia di fatto del Rencivati aveva la scadenza della durata di uno yogurt per evidenti motivi ideologici (visita ad Arcore, caso Marchionne, attacchi alla Cgil) i due Matteo forse possono reggere di più. Tenendo conto però che il Cyberscout è one man show e non ama dividere il palco, o il pollaio, con troppi galli. Ecco, quando Renzi dice «qualcuno di noi dovrà candidarsi alle primarie» pensa a se stesso.
Il suo gruppo insomma sembra aver già risolto il problema della leadership da presentare in caso di primarie. Invece, il nome più spendibile degli altri trenta-quarantenni per adesso è Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma che però ha altre ambizioni e vorrebbe fare il sindaco della Capitale, dove si voterà nel 2013. L’alveo naturale dei diversamente giovani è il Pd in senso stretto, mentre Renzi teorizza e mette in pratica un allargamento del bacino elettorale anche a settori del centro e del centrodestra che gli Orfini e gli Orlando non raggiungeranno, anche perché non sono intenzionati a farlo. Il loro orizzonte politico-culturale è tutto interno al Pd, per questo si presentano come una «generazione che vuole contribuire al lavoro di Pierluigi Bersani nella costruzione di una proposta di governo che apra una nuova fase per l’Italia». Tutte cose destinate naturalmente alla conferenza organizzativa del partito prevista per l’appunto all’incirca per fine ottobre, quando tornerà la Leopolda di Renzi (alla quale non parteciperà il sindaco di Bologna Virginio Merola: «Non vedo perché dovrei andare alla convention di un solo sindaco. Io mi batto perché ci siano iniziative dei sindaci insieme»). Mica ci sarà di nuovo una sovrapposizione come l’anno scorso, quando Bersani convocò la riunione dei segretari di circolo proprio nei giorni della convention renziana?

David Allegranti
twitter @davidallegranti
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