Il bestiario della notte fiorentina

dal CORRIERE FIORENTINO

Il venerdì è bello perché vario, come l’umanità che si perde in un bicchier di Mojito da pisciare via a fine serata, invariabilmente sotto la Volta dei Tintori, il miglior bagno a cielo aperto di Firenze, dove l’odore brucia le narici. La transumanza notturna è lo specchio riflesso dell’incomprensibile traffico del mattino sui viali. È a isole. Attraversi strade semideserte, ma quando giri l’angolo spunta fuori una piazza piena di gente, che esibisce il campionario che non è riuscita mostrare su Facebook. Non ci sono più i 30 gradi della domenica prima, e per fortuna, visto che sembrava di essere sul lungomare al Lido di Camaiore, con la gente senza magliette e i pettorali all’aria, o meglio all’afa. Nonostante le vacanze abbiano decimato le presenze e in via de’ Benci si possa passare con la macchina senza schiacciarci dieci minuti in attesa che la gioventù muova di mezzo metro il culo parcheggiato davanti ai locali, le isole restano abitate. Da Sant’Ambrogio, dove i l ping-pong e il calcino di Las Palmas rischiano forse di essere la migliore offerta culturale serale di una città che annuncia continuamente rivoluzioni senza mai essere davvero rivoluzionaria, arriva lei. Lei, l’Esibizionista, che probabilmente non legge le filosofe protofemministe e se le dici Se non ora quando?» lo potrebbe scambiare per un tentativo d’abbordaggio, preferisce le riviste pop per i cessi delle case benestanti e se ne va giro con un vestito di jeans che praticamente sembra un costume intero, ma senza spalline e con le tette che debordano, e quindi se va bene per la spiaggia, in città si rivela piuttosto un modo per far girare la testa alle frotte di maschi a caccia. La frotta in questione è a numero variabile: da due ad almeno quattro. Se sei di meno, cioè da solo, sembri un maniaco, se sei di più le possibilità di riuscita sono meno di zero perché sembri un branco e fai paura. Non che sia andata benissimo al napoletano, l’Aspirante Imbroccatore, che in coppia con l’amico fa una scommessa davanti al Twice e ogni volta che arriva in prossimità di una pulzella si tira su il colletto della polo nera e farfuglia qualcosa. L’ora, la richiesta di informazioni, l’offerta di far da cicerone. Ma si vede chiaramente che è il colletto alzato è fuori moda almeno dai tempi di Cantona, che ora bisogna presentarsi con la t-shirt e la sciarpetta di cotone, meglio se viola o indaco, a strisce, come quelli davanti al Rifrullo, dove le ragazze sono vestite di giallo e i ragazzi sembrano tutti Kennedy in vacanza. Ora che son cresciuti e possono guidare una macchina vera e non quei trabiccoli depotenziati con cui sostavano dalle parti del Colle Bereto, il Wine Bar del Popolo, che manca poco è più frequentato da dirigenti del Pd di quanto lo siano le Case del popolo (anche se nelle CdP la probabilità di una retata è pari alla possibilità di ubriacarsi con la cedrata San Benedetto), ora che son cresciuti— si diceva— possono anche provare a vedere altre isole, i capelli impomatati dal gel-effetto acqua e le magliette della Pepe Jeans con una Tomato Soup warholiana disegnata sopra. Senza avvicinarsi troppo però a quelle dove si rifugia il Tardone, di solito un quarantenne con la maglietta rosa e i capelli rasati perché troppo radi e senza voglia di farsi un giro da Cesare Ragazzi, vagamente palestrato, il cui degno corrispettivo femminile è una quarantenne asciutta col piercing al naso che si agghinda come neanche la figlia si potrebbe mai vestire, e ci manca poco che tiri fuori un iPhone per scrivere su Foursquare «I’m in Sant’Ambrogio» . In autunno, quando riapriranno i club, i cocktail bar e le discoteche, li troverete in coda lì davanti insieme a dei trentenni incipienti con gli occhiali da vista enormi (ma con le lenti di plastica), che fregano tutti perché sono nella lista di qualche pierre che agita il ditino come un’attrice nera in un B-Movie. E forse vi chiederete perché c’è qualcuno disposto a pagare, neanche poco, per stare in fila un’ora ed entrare in stanze dove si suda, le luci fanno venire il mal di testa e non riesci a parlare con il tuo vicino di tavolo. Per la prima volta dopo tanto tempo non si vede e quasi dispiace perché che nel bestiario del venerdì sera è figura di spicco, il tizio con il minialtoparlante che gracchia scemenze con una voce a metà fra La Russa e Giovanni Donzelli, contornato di altri quattro o cinque che ridacchiano, e giù pacche sulle spalle a certificare la figata appena detta, solitamente inframmezzata da un moccolo o da un rutto. Ma la serata non può essere considerata finita senza un giro nella spettrale via Cavour proseguendo fino a piazza Duomo, dalla quale poi puoi sbucare in via Calzaioli e vedere spuntare da una serranda semichiusa una massa informe di un colore fra la fragola e la mora in mezzo a delle vaschette vuote e capisci che è un gelato ad aria. Sta lì a sgonfiarsi come le vesciche di quattro ragazzi sul lungarno delle Grazie.

David Allegranti

twitter. com/davidallegranti

© RIPRODUZIONE RISERVATA

17/7/2011

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