Firenze-Italia 2031

di DAVID ALLEGRANTI, dal Corriere Fiorentino

Sì, rischiamo di essere ripetitivi, di fare il solito articolo ormai da una decina d’anni, ma dopo la fine del Trentennio, il centrodestra non ha più un leader. E lo dimostrano le elezioni appena vinte dal centro-sinistra col trattino. La cosiddetta destra carismatica è finita, dispersa con l’addio alla vita politica del Cavaliere, che ormai è una specie di Hugh Hefner circondato da conigliette bionde e vive a Villa Certosa. I delfini nominati e autonominati non hanno saputo raccoglierne l’eredità, e dire che negli ultimi anni di governo il Cavaliere era riuscito a realizzare almeno uno straccio di riforma in quella che voleva essere la famosa, fallita, Rivoluzione Liberale. Naturalmente la scomparsa del vecchio Pdl, e la sua scomposizione in partiti nati dalle correnti, ha senz’altro reso la vita facile agli avversari. Che però hanno smesso di litigare, di picconarsi, si son persino fusi nei Democrat, il nuovo partito creato ormai dieci anni fa da Pd, Idv e Sel. E hanno provato a vincere per vedere un po’ l’effetto che fa. Ce l’hanno fatta. L’Italia del pluralismo polarizzato non esiste più, e sembrava impossibile vista la nostra tendenza a «una testa un partito» , ma ci siamo riusciti: due grandi partiti più un gruppuscolo di extraparlamentari che alla metà degli anni Dieci era riuscito a tornare in Parlamento dopo una serie di brillanti vittorie alle amministrative e ai referendum su acqua, nucleare, legittimo impedimento. Nel frattempo però tutto è cambiato. Si è scoperto, grazie a un nuovo scoop di Bob Woodward, che Mr President, per anni fonte d’ispirazione della sinistra mondiale, aveva trafficato in armi durante i suoi mandati da capo della nazione più potente del mondo. Si scoperto che Osama non è mai stato ucciso per davvero che adesso vive insieme al Mullah Omar in Nuova Zelanda, dove ha messo su una scuola di surf aperta ai soli islamici. Si è scoperto che ad Arcore non si facevano festini e che le varie Ruby— ve la ricordate la tipa marocchina che, dopo essere diventata famigerata, pardon, famosa, per fare un’ospitata in tv o in disco prendeva 5.000 euro? — erano spie infiltrati dagli amici» americani per far cadere il governo, senza peraltro riuscirci. Cose così insomma. Al cambiamento hanno senz’altro contribuito anche referendum del 2011. Tuttavia, ancora manca un piano energetico, l’ultimo è del 1991. La Francia ha aumentato il numero di centrali, praticamente sulle Alpi c’è un cordone nucleare che se esplodesse, calcolano gli esperti, porterebbe via mezza Italia fino alla Toscana. Noi però abbiamo detto il nostro terzo no nel 2020, a nove anni dall’ultimo referendum di cui pochi conservano memoria. Così come in pochi, se non i cronisti che a quei tempi c’erano, si ricordano dei partiti e personaggi delle loro mille contraddizioni con cui avevano affrontato il voto. L’ex pm manettaro diventato improvvisamente garantista ma senza riuscire a convincere l’elettorato di centrodestra al cui capo per anni aveva dato di «magnaccia» , si è messo a fare l’agricoltore in Molise, e ogni tanto i grandi giornali lo intervistano per fargli dire quanto «eran belli i nostri tempi» ; il favoliere delle Puglie con l’orecchino si è tolto l’orecchino ed è entrato in convento e ora scrive libri pieni di intuizioni teologiche; quello coi baffi, quello intelligente, alla terza elezione persa col favoliere, sempre in Puglia, sempre con il solito candidato la cui autostima adesso è pari a zero, è montato sulla barca e — racconta chi ha assistito alla scena— si è disperso all’orizzonte senza più tornare indietro. Gli altri, tutti spariti in carcere in quella che i giornali, verso la metà degli anni Venti, avevano ribattezzato La Nuovissima Tangentopoli. Fatto sta che la Francia è diventata la centrale energetica dell’Europa, che politicamente non conta più un tubo e anzi ha iniziato a perdere pezzi: Finlandia, Danimarca e Svezia si sono staccate e con la Novergia hanno creato la North League dicendo che da Malmoe in giù siamo tutti terroni e loro non ne vogliono sapere. Il governo ha dovuto puntare molto sulle energie rinnovabili, con esiti controversi. Abbiamo montato pannelli fotovoltaici sui tetti delle orrende case in periferia, quelle così brutte e spoglie da trasformare tutti in incazzati sociali delle banlieue. Firenze, dopo la pedonalizzazione totale del centro storico sorvegliata dall’esercito, è diventata una specie di palla di cristallo con la neve dentro e gli abitanti dell’Isolotto si son sentiti così isolati da aver chiesto, ottenuto, di diventare almeno la periferia di Scandicci. Il cinquantenne vicesindaco Nardella, ultimo rimasto della gloriosa stagione del renzismo fiorentino, ha provato inutilmente a opporsi. Le case col fotovoltaico sono diventate meno brutte e più utili, ma la Toscana è la Regione con più pale eoliche da ottanta metri in Italia. Un brutto colpo per professori e ambientalisti. Comunque ancora non basta, ogni tanto il governo deve organizzare dei blackout programmati per il risparmio energetico, e noi che adesso abbiamo un account Facebook e Twitter a testa, e nell’epoca della democrazia elettronica non dobbiamo neanche uscire di casa per andare al seggio a votare — lo facciamo via computer — quando c’è i l blackout non sappiamo come fare per alimentare la nostra identità non più così virtuale. I referendum ormai si fanno su Fb, dove ancora non hanno messo il pulsante «non mi piace» e quindi tutti clicchiamo «I like» , e ci credo poi che i sì negli ultimi sette referendum— compreso il terzo sul nucleare — hanno sempre superato l’ottanta per cento, senza prestare troppa attenzione a come è formulata la domanda (se si deve dire sì per dire no o no per dire sì). Ma l’acqua resta il vero problema. Il disegno di legge Bersani Rossi prevedeva l’obbligo di creare gestori pubblico privati, dove il pubblico era costituito per metà dai Comuni e per metà dall’azionariato popolare. Poi però la gente s’è rotta le scatole, e ha iniziato a vendere le quote a holding create dai privati in modo da aggirare le regole che impongono il non superamento del tetto del 40 per cento. I privati si sono ritrovati in maggioranza a gestire l’oro blu, con Comuni e governo in minoranza. C’è un contenzioso legale in corso che va avanti da anni, e non staremo qui a ri-raccontarvelo, fatto sta che le bollette sono sempre alte. L’ex giovane dal ciuffo ribelle, incurvito sotto la gobba, ha vinto per la prima volta le elezioni e nel suo programma, i Dieci Punti, ha inserito la totale ripubblicizzazione degli acquedotti. Prima però deve riuscire a vincere la battaglia, e contando che il vento è cambiato anche nella magistratura non sarà facile. Anche perché l’opposizione interna di quel giovane resettatore (una volta si diceva rottamatore) di Gioia Tauro, riuscito a diventare sindaco di Reggio Calabria nonostante l’invio da Roma del candidato renziano dell’establishment, si sta facendo incalzante: «Bisogna fare l’upgrade al sistema della politica italiana facendola passare al 9.0. Basta con questi politici aggrappati al loro vecchio tablet da trent’anni» . Nel frattempo però l’acqua comincia a scarseggiare e la gente ha comprato un sacco di maxi celle frigorifere per tenere cubetti di ghiaccio da sciogliere quando servono. E poi: quei dieci milioni di persone che a metà anni Dieci disponevano di acqua a intermittenza sono rimasti gli stessi, nonostante gli investimenti consentiti dalla revisione del Patto di stabilità. I 92 Ato non esistono più, e questo è un bene soprattutto perché ci sono un sacco di ex politici trombati che hanno dovuto iniziare a cercarsi un lavoro. Preoccupa invece l’irrisolto problema della giustizia. Ora che l’Italia è un Paese di centro-sinistra col trattino, i Pm sono diventati tutti di destra. Toghe nere, le abbiamo chiamate su questo giornale. Il governo dei Democrat, il cui premier ha dovuto combattere in una serie di processi, si è ritrovato ad adottare, o provare ad adottare, gli stessi provvedimenti che il Cavaliere aveva dovuto prendere contro i magistrati di sinistra. Qualche volta hanno cambiato nome, qualche volta no. Legittimo impedimento, divisione delle carriere (con codicillo che vieta ai procuratori che hanno in passato mostrato simpatie politiche di lavorare), processo brevissimo, prescrizione lampo. L’Italia di sinistra, scesa in piazza per dire che queste sì che sono norme sinceramente democratiche, li approvati — va da sé — via referendum. Con un cellulare collegato a Facebook, un pollice sul tasto «I like» incorporato, e sperando che regga la batteria fino al prossimo tweet. Così vanno le cose nell’Italia del 2031.

19/6/2011

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