UNA GIUNTA 4+4 (CON IL RISCHIO 0+0)

di David Allegranti, dal Corriere Fiorentino

Il genio politico del dipietrismo toscano portò oltre un anno fa all’autoesclusione di Cristina Scaletti dalla giunta di Palazzo Vecchio per sopraggiunti meriti superiori: l’assessorato alla cultura della Regione Toscana conquistato grazie al brillante risultato delle elezioni del 2010.
Il Cyberscout prese due piccioni con un Evangelisti: uno stipendio in meno, per dimostrare che non è solo Grillo quello che vuole rottamare i costi della politica, e l’Italia dei Valori fuori dal governo della città. E presto, probabilmente, il partito di de Magistris, pardon di Di Pietro, sarà anche fuori dalla maggioranza. D’altronde il coordinatore regionale italvalorista l’aveva detto: ci devono ridare l’assessorato o la presidenza del Consiglio, altrimenti usciamo. Bye bye: non hanno riavuto il primo e con ogni probabilità non avranno la seconda, visto che la partita si gioca tutta in casa Pd. Parafrasando la filastrocca dei Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, dieci poveri assessori «se ne andarono a mangiar: uno fece indigestione, solo nove ne restar».
Dopo l’addio della Scaletti, di dieci assessori che erano — perché non dimentichiamoci che il renzismo aveva inaugurato subito la stagione della giunta light come il Philadelphia — rimasero in nove. Annunci di imminenti sostituzioni e nuove deleghe (urbanistica), nomi bruciati sui giornali, appetiti di partito e personali titillati con promesse, delle quali una delle ultime beneficiarie è Titta Meucci, e poi anziché aumentare, o meglio, ripristinare il governo dei Dieci, in Palazzo Vecchio si è preferito tagliare ancora. Nove poveri assessori «fino a notte alta vegliar: uno cadde addormentato, otto soli ne restar». Via Falchetti, “promosso” alla Mercafir, controllata dall’assessorato di cui Falchetti era a capo (un po’ come se la Di Giorgi, che ha la delega all’istruzione, venisse «promossa» a dirigere un asilo comunale), e deleghe riassegnate a Nardella e Fantoni. Bon. Siamo ora quindi al governo degli Otto, al quattro più quattro, perché l’equilibrio dei generi è democraticamente corretto, anche se le quote rosa appaiono fastidiose come le quote giovani, manco fossimo tutti panda in estinzione. Otto come gli Otto di Guardia ricordati dalla lapide su Palazzo Vecchio (foto), il cui ufficio fu creato nel XIV secolo e aveva compiti di sorveglianza e di reprimere episodi criminali.
Viene ora da chiedersi chi sarà il prossimo, vista anche l’esperienza renziana del passato, quando da presidente della Provincia cacciò fuori gli assessori dei diesse, che all’epoca non erano esattamente un partitino di contorno nell’orizzonte politico fiorentino e valevano il 37 per cento. Passeremo dal quattro più quattro al tre più tre? In effetti Renzi ha qualche indecisione sulla socialista Elisabetta Cianfanelli, assessore alle varie ed eventuali, ma per mantenere l’equilibrio perfetto la sua eventuale defenestrazione dovrebbe essere accompagnata da un’altra di genere maschile. Otto poveri assessori «se ne vanno a passeggiar: uno, ahimè, è rimasto indietro, solo sette ne restar».
Insomma tutto è possibile: la sindrome dell’autosufficienza porta spesso Renzi a criticare i suoi assessori e la gente che lavora con lui in termini anche piuttosto spicci. In questo ricorda un po’ il Cav., che è mai contento dei suoi ministri, portavoce o avvocati. Gli incontri di giunta, che si svolgono per l’appunto nella Sala degli Otto, come dicono i suoi, sembrano più interrogatori che riunioni. Per cui ecco, non ci sembrerebbe strano se alla fine, di povero assessore in povero assessore, questo quattro più quattro si trasformasse in uno zero più zero.
Solo, il povero assessore «in un bosco se ne andò: ad un pino s’impiccò, e nessuno ne restò».

3/6/2011

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