La collana di perline, anti noia

di David Allegranti, dal Corriere Fiorentino

Nell’immiserimento della vita politica italiana, fatta di sobrie campagne elettorali in cui volano accuse di camorra e di furti d’auto mai avvenuti, a noialtri abituati alla toscanissima democrazia della permanenza (che è il contrario di quella dell’alternanza) rischiava di non toccarci nemmeno una risata. Sembrava le avessero finite dopo averle distribuite soprattutto a Milano. Non uno straccio di quartiere fantasma, tipo quel Sucate che ha messo in crisi lo staff della Moratti, o un figlio di candidato che ha guardato troppa tivvù senza riuscire a distinguere il reale dalla fantasia. Niente Batman, ma neanche Topo Gigio insomma. Non sapevamo più che candidati pigliare, orfani come eravamo dell’indimenticato Alessandro Falciani, falciato anche lui dalla Storia insieme a un pezzo di classe dirigente di Firenze nell’ormai lontano 2009. Poi il lampo, e abbiamo trovato il suo erede. Mario Ferraro detto il Mostro, chiamato così — ha spiegato lui — fin da quando si faceva petting con le ragazzine. C’erano i Beatles, avevo i capelli lunghi, ero sempre spettinato. Un mostro» . Ora siede in Consiglio comunale Castiglione della Pescaia, mentre Monica Faenzi ha fallito l’obiettivo di far disertare le urne ora è pronta a scrivere la sua esperienza sul Bolscevico, giornale astensionista che esulta quando la gente segue ancora a distanza di vent’anni il consiglio marittimo di Bettino Craxi. Senza Mario il Mostro ci sarebbe rimasto solo il comizio post-elettorale del neopresidente della Provincia di Lucca Stefano Baccelli, quello in cui dice in lucchese stretto che «a me Berlusconi mi fa cahà» , ma se vince non è solo merito suo ma del centrosinistra floscio che non si impegna abbastanza. In fondo quei due minuti di sbraco post-adrenalinico sono destinati a essere solo uno dei soliti video da star di YouTube, buoni per finire all’Europarlamento come una Serracchiani qualunque. È a lei, evidentemente, che il collega segretario regionale Andrea Manciulli s’è ispirato per i suoi video elettorali in cui ha lasciato la tradizione comunista per quella luogocomunista: «Di scontato non c’è niente nella vita» . Video così ce ne sono a bizzeffe, tanti quante le crisi di nervi del coordinatore regionale italvalorista Fabio Evangelisti, che s’è messo a bisticciare con Renzi per uno strapuntino (assessore o presidenza del consiglio non fa differenze) senza riuscire a portare a casa nulla, neanche a Siena dove sembrava dovesse spaccare il Monte e invece il Monte ha spaccato lui. E merita una menzione speciale, in questo piccolo e incompleto bestiario elettorale, il bel colpo di Claudio Martelli, candidato a Siena nella lista civica del suocero della Santarelli, che si è catapultato in Toscana per fare la rivoluzione e ne è uscito ridimensionato con 83 preferenze (ma sempre meglio di Luciano Moggi che a Terracina, provincia di Latina, ha preso 18-voti-18). Parafrasandolo, verrebbe da chiedergli se è per colpa sua o della «dittatura di Siena» , come l’aveva definita. E nel loro piccolo, i due di Sel che si sono candidati ad Arezzo e hanno scritto i loro strali antireligiosi su Facebook pensando ingenuamente di non venir scoperti, si sono guadagnati un posto nell’ombra. Il crocefisso? «Utile nelle aule— aveva detto Marco Rondoni— per tirare le linee dritte, fare gli angoli a squadra o grattarti la schiena» . Oppure buoni, i crocifissi piccolini, «per mescolare i cocktail» . Il resto è tutto destinato a sciogliersi nell’acqua di rose, per dirla con Enrico Rossi, che con quelle sue sortite sulla sinistra identitaria a tre giorni dal ballottaggio di Grosseto ha fatto incazzare di brutto il sindaco uscente Bonifazi, artefice dell’alleanza Pd-Udc. Ci rimane, dopo questa campagna elettorale senza un colpo di Batman, una domanda irrisolta: ma Snooki, quella con la sesta di Jersey Shore, chi avrebbe votato al consiglio di quartiere di Sucate?

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