L’offensiva di Rossi: meglio un Ulivo che l’acqua di rose

Dal Corriere Fiorentino

Da quando è uno dei due punti di riferimento del Pd toscano (l’altro è Renzi), Rossi ha disegnato per sé un profilo orientato a sinistra. Sempre che questa parola, nell’epoca delle identità smarrite, abbia ancora un significato preciso. Iniziò prima di essere eletto, dicendo basta ai troppi fighetti nel Pd e ai dibattiti da salotto, proseguì da neopresidente in un’intervista a Repubblica Tv, annunciando una riappropriazione degli spazi politico-sociali propri dei vecchi partiti, cioè le case del popolo. «In Toscana bisogna parlare con i responsabili dell’Arci e impegnarci come partito e come coalizione per riandare nelle case del popolo. Il fatto è culturale» , disse. E così ha fatto: mentre Renzi una volta alla settimana va in una scuola fiorentina, Rossi una volta al mese visita le case del popolo. Prospettive diverse, verrebbe da dire. «Un partito che non ha il gusto di passare una notte con gli operai o a distribuire volantini— aggiunse — perde le proprie radici: io avverto questo pericolo» . Insomma è forse questa l’idea che Rossi ha di una sinistra «non all’acqua di rose» , o per meglio dire «identitaria» . Una sinistra che non è quella attratta dalle sirene del neoliberismo o che è troppo interessata ai diritti civili da dimenticarsi dell’emergenza occupazionale. Proprio in tema di lavoro, Rossi al tempo della discussione sull’accordo marchionnesco di Mirafiori, prese le distanze dai troppi fan dell’ad di Fiat presenti nel suo partito: «Io non son d’accordo con chi da sinistra plaude a un accordo che esclude il sindacato con il maggior numero di iscritti» . Insomma, c’è una parte del Pd e del centrosinistra che non può sentirsi rappresentata dal Cyberscout e che probabilmente si riconosce in Rossi, peraltro convinto, come ha detto sul Riformista qualche giorno fa, che i centristi non svettino. «Forse dovremmo cominciare a guardare, laddove è possibile, alla nostra sinistra che in alcuni casi raggruppa forze fino all’ 8 per cento, soprattutto ora che Sel si propone come sinistra di governo» . Anche se, giova ricordarlo — lo ha fatto ieri Fabrizio Rondolino sul Giornale— quella sinistra di governo fu la stessa che, da Pisapia a Vendola, nel 1998 fece cadere il governo Prodi. Ma i tempi son cambiati. Meglio guardare ai postcomunisti che ai cattolici dell’Udc, dice Rossi che delinea un Pd alleato con Idv e Sel. Nel suo partito e nella sua coalizione però non tutti sembrano essere così d’accordo. A Michele Ventura più che le alchimie sulle alleanze interessano le proposte e i programmi. Ed è grazie a questi, dice, che nelle ultime amministrative «il Pd si è riproposto al centro di uno schieramento nettamente alternativo alla proposta del centrodestra, in cui ci possono essere elementi di radicalità, che il riformismo può contenere» . Detto questo però «io non mi metterei a delimitare steccati in una fase come questa. Il centrosinistra alle ultime elezioni amministrative ha vinto perché ha teso a rappresentare un campo vasto di forze. Noi piuttosto dovremmo rivolgere un appello al Paese per avviare un percorso di rinvigorimento della vita democratica» . Ma se quello che Rossi definisce «Nuovo Ulivo» in senso bersaniano fosse invece una specie di Unione (magari dalla durata superiore a uno yogurt)? Al socialista Pieraldo Ciucchi il dubbio viene: «Una sinistra identitaria, che si riduce a proporre incremento delle aliquote fiscali, al diniego puro e semplice della realtà della globalizzazione, all’estensione di ogni intromissione nel settore statale e all’insistenza su un’idea tradizionale delle libertà civili non è esattamente ciò che si può definire un’alternativa sofisticata e in ogni caso non è così che torneremo a governare l’Italia» . Il punto, per citare gli slogan del Pd di Veltroni del 2008, è pensare a quale Italia vuole il centrosinistra. E se l’Italia in prospettiva possa essere guidata da una sinistra in cui dominano gli eredi del Prc e l’Idv, i cui candidati tra qualche giorno potrebbero essere i nuovi sindaci di Milano e Napoli.

David Allegranti 25/5/2011

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