Quel tavolo che non si apre e il cucchiaio di Matrix

Dal Corriere Fiorentino

A sinistra, di fronte alle decisioni da prendere, di solito c’è un «tavolo da aprire» , per concertare, concordare, condividere ogni passaggio con tutti quelli che ci stanno seduti. Amministrazione, sindacati, categorie economiche. Da quando Matteo Renzi siede in Palazzo Vecchio, il rito è stato rivisitato e corretto: i «tavoli» sono considerati appesantimenti burocratici, un modo per procrastinare scelte che vanno prese il prima possibile. Alla parola «concertazione» , scrive Renzi nel suo programma, va trovato un significato nuovo, superando l’idea che sia una «estenuante trattativa per concessione di piccoli privilegi di categoria» . Ma già nel marzo 2009 in un’intervista aveva detto che insieme alla Costituzione, da cambiare, bisogna riformare i sindacati» . Nei fatti è ciò che è visto nei primi due anni di amministrazione Renzi, durante i quali alla condivisione delle scelte si è preferito prendere altre strade invise a chi invece della concertazione fa uno degli strumenti principali: i sindacati. È il caso della pedonalizzazione di piazza del Duomo nel 2009. Come ha detto una volta il Cyberscout, «fino all’annuncio, lo sapevano in quattro: col vecchio metodo della concertazione non si sarebbe fatto nulla» . Da qui l’accusa di Mauro Fuso, segretario fiorentino della Camera del lavoro, di vivere il «dialogo come una zavorra» e di prediligere via dell’uomo solo al comando, definizione che Renzi non apprezza ma che mette in pratica quotidianamente, anziché il lavoro di squadra. Non solo nella gestione dei rapporti con i sindacati, ma anche con chi lavora con lui, dalla giunta allo staff, abituato com’è Renzi— come dicono i suoi in Palazzo Vecchio— «a dare ordini» . Nel rapporto con i sindacati, la questione è più ampia, non riguarda solo il tema della «concertazione» ma più in generale della rappresentanza, di cosa siano oggi cioè i corpi intermedi che stanno fra leader e cittadini e quale sia il loro valore. «Il punto riguarda le modalità di esercizio del potere, in un momento nel quale la rappresentanza e la rappresentatività di determinate categorie e soggetti sociali protagonisti, come i partiti, in crisi» , ha spiegato Renzi una volta. Ma nel travagliato rapporto fra lui e i sindacati di mezzo non c’è stata solo la pedonalizzazione. Con la Cgil negli ultimi dodici mesi l’amministrazione ha duellato su diversi temi. Lo scontro sul Primo Maggio, arrivato quest’anno al culmine, si era già verificato l’anno scorso quando Renzi decise di applicare per la prima volta la Legge Bersani. Anche allora la Cgil protestò, con Guglielmo Epifani. Ora c’è Susanna Camusso a guidare il sindacato ed sul Primo Maggio 2011 che la distanza fra Renzi e sindacati è diventata siderale. Anche perché perfino i cattolici della Cisl si sono spaccati, con il segretario fiorentino Roberto Pistonina che ha detto al rottamatore di fare «meno demagogia» . La Camusso invece lo ha accusato di cercare solo «visibilità» . E di maggio in Maggio (musicale), le cose non cambiano molto. Quando c’è stato il terremoto in Giappone e l’amministrazione tentennava sul rimpatrio degli orchestrali, la Camusso ha scritto una lettera a Berlusconi accusando «il colpevole ritardo con cui le amministrazioni interessate hanno deciso il loro rientro» . È finita con un esposto della Cgil in Procura. Per contaminazione renziana anche i suoi assessori hanno assorbito nei loro settori il modello (e il linguaggio) rivisitato della anticoncertazione. Angelo Falchetti bilancio) mette a disposizione dei sindacati il suo numero di cellulare ma dice praticamente che la concertazione è come il cucchiaio in Matrix, «non esiste» , e spesso sembra essere più ancorato al suo ruolo di (ex) manager d’azienda che a quello politico (e la politica anche arte della mediazione); Giuliano da Empoli (cultura) accusa la Camusso di sciacallaggio; Rosa Maria Di Giorgi (istruzione) difende l’affidamento della gestione dei nidi comunali alle cooperative contro le Rsu comunali, che gridano alla privatizzazione e rievocano la triste vicenda di Cip e Ciop non gestita direttamente dal Comune di Pistoia. Le premesse del caso Ataf invece erano buone. Appena arrivato, Renzi decapitò i vertici Allegra e Capezzuoli e sindacati esultarono per la «svolta» prendendola come buon auspicio per i futuri rapporti. A distanza di quasi due anni invece volano gli stracci, anzi gli striscioni, come quello appeso in viale Strozzi contro l’ingresso dei privati in Ataf come vuole Palazzo Vecchio. Il duello intanto va avanti: l’amministrazione ha tagliato del 30 per cento i permessi sindacali in Ataf e in Sas. C’è poi un altro filone con i sindacati del Comune. L’anno scorso le Rsu contestarono le 60 assunzioni, in gran parte «a chiamata diretta» fatte nei primi mesi dalla giunta Renzi. A marzo di quest’anno invece trenta vigili del Coordinamento sindacale autonomo, Csa, hanno protestato in Consiglio per la mancanza del regolamento di polizia municipale, la riorganizzazione dell’orario di lavoro e per essere ricevuti da Renzi. Il quale invece la concertazione, di solito, la fa col governo. Con la Gelmini sul tempo pieno e con Bondi per trattenere parte degli incassi dei musei fiorentini. E poi, certo, col Cav.

David Allegranti 5/5/2011

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