Mal di pancia, veleni e grandi ex. Siena alla scoperta dell’austerity

Dal Corriere Fiorentino

SIENA— Il tempo delle vacche grasse è finito. Almeno per ora. La parola d’ordine è austerity, dall’università al Monte, nelle sue varie emanazioni. La ricca Siena è insomma un po’ meno ricca di prima: c’è da ricapitalizzare il Monte (fra i 2 e 2,4 miliardi) e da ripianare i 250 milioni di debito dell’università con un piano di risanamento lacrime e sangue, che porta in dote prepensionamenti e tagli ai corsi di laurea. E oltretutto la mucchina da mungere, vale a dire la Fondazione Mps, che controlla il Monte col 54 per cento, fa sempre meno latte. Pasquale Annicchino, ricercatore dell’Istituto Europeo di Fiesole, potentino trapiantato a Siena, dice parafrasando Flaiano che è «una città comunista che non se lo può più permettere» . Se n’è accorto anche il sindaco uscente Maurizio Cenni all’ultimo Consiglio comunale prima dello scioglimento, consegnando il bilancio approvato alla giunta che verrà. «Per i prossimi tre, quattro anni il successo di un’amministrazione è quello di riuscire a mantenere il livello attuale» . La sfida quindi sarà non tagliare la spesa sociale, ha detto il sindaco, dovendo contare oltre a minori trasferimenti dello Stato anche a minori erogazioni della Fondazione, che nel 2011 risentiranno della politica dei dividendi attuata da Banca Mps e si assesteranno su livelli inferiori rispetto al passato (109,3 milioni di euro nel 2010 180,7 nel 2009). Ma che ci siano meno soldi, ha detto Cenni, forse è quasi un bene perché così gente inizia a pensare di non avere sempre un bancomat pieno a disposizione. «La Fondazione, per una serie di soggetti, ha corso il rischio di ingenerare un meccanismo mentale per il quale si fa impresa, ma i rischi d’impresa non si assumono perché c’è sempre qualcuno che svolge il ruolo di soggetto finanziatore di ultima istanza, c’è sempre qualcuno che al bisogno è disponibile a mettere risorse. Questo non crea capacità imprenditoriali, ma un sistema iperassistito» . Il sistema, forse, d’ora in poi sarà meno assistito. Ma quanto pesa l’impatto delle erogazioni della Fondazione sulla provincia senese? Come spiega uno studio dell’Ufficio Studi dell’ente, la stima dell’impatto economico esercitato nel corso dei 15 anni dalla sola attività istituzionale della Fondazione sulla provincia senese (stimato valutando gli importi deliberati e assegnati a progetti di terzi e propri) è in totale di circa 2 miliardi di euro, con un valore medio annuo pari a circa 139 milioni, che rappresenta 2 per cento circa dell’intero Pil provinciale medio annuo. Se si considerano invece gli importi nel complesso attivati con l’attività istituzionale della Fondazione (cioè gli importi deliberati/assegnati a terzi e propri e i cofinanziamenti esterni messi a disposizione dagli enti beneficiari per i progetti di terzi), l’impatto economico è di circa 3,9 miliardi di euro, con un impatto medio annuo di circa 264 milioni pari al 4 per cento circa dell’intero Pil provinciale medio annuo. Dal 1996 al 2010 la Fondazione ha messo in campo oltre 1.900 milioni di euro. Non esattamente bruscolini. I tempi di vacche magre portano tuttavia a stringere la cinghia. Tanto che il presidente Gabriello Mancini, ex Dc, ha annunciato una riduzione degli emolumenti per gli amministratori e dei premi per i dirigenti della Fondazione (dopo però averli aumentati del 7 per cento nel febbraio 2010). Con tutto questo si devono confrontare i candidati sindaci, il deputato democrat Franco Ceccuzzi; l’ex pilota Alessandro Nannini in quota società civile berlusconiana; il terzopolista Gabriele Corradi, padre del calciatore Bernardo e suocero della Santarelli; Laura Vigni della Sinistra per Siena. Potevano essere molti di più i candidati, visto che la Lega aveva presentato il suo (Loretana Battistini, che è stata scaricata dopo l’accordo con il Pdl e ha deciso di unirsi alle liste civiche di Corradi) e l’Idv all’inizio non era troppo convinta di appoggiare Ceccuzzi. Ma il corpaccione senese digerisce tutto, anche i maldipancia (pensate che il deputato non ha avuto neanche bisogno di fare le primarie, e dire che nel Pd c’era qualcuno che le chiedeva). Questo non vuol dire che lo scontro sia assente, anzi. Solo che viene gestito così: quello interno viene normalizzato, quello esterno esasperato. Se il rassemblement che vede insieme Corradi appoggiato dall’ex ministro socialista Claudio Martelli e dall’ex sindaco Pierluigi Piccini dice, chiamando al voto utile e attaccando «gli interessi in comune» di Pd e Pdl, «chi vota Nannini, vota Ceccuzzi» , dall’altra parte si risponde che «chi vota Vigni o Corradi, vota Piccini» , evocando l’ex sindaco come uno spettro. Il livello dello scontro, certe volte, più che da una città che si candida nel 2019 a essere capitale europea della cultura, è da strapaese, frutto forse delle fibrillazioni per un ballottaggio che potrebbe anche arrivare. Per dire: nel comitato elettorale di Ceccuzzi, compensazione dei voti che si porterebbe via Martelli, c’è un altro socialista: Valdo Spini, da Firenze con furore. Molto in voga chiamare in causa parentele per dimostrare inciuci, trasversalità e favoritismi: «Nel pieno rispetto delle pari opportunità dentro la famiglia dopo la deroga per il capo famiglia Alberto Monaci nel Consiglio regionale poteva mancare la deroga per la ricandidatura della moglie Anna Gioia in Consiglio comunale a Siena?, scrivono i blogger delle liste civiche. Non sono da meno gli aspiranti al potere del Pd che ce l’hanno con la ditta Vigni&Corradi al servizio di Piccini» e la buttano sulla dietrologia: nella lista Vigni, «oltre ad Alessandro Vigni, fratello della candidata ed ex assessore di Piccini e Ezio Rotondo, anche lui ex assessore di Piccini e promotore cinque anni fa di una lista civica a sostegno dell’ex sindaco c’è anche una nutrita rappresentanza della lobby sanitaria del ‘ passato’ con Antonella Buscalferri, Maiorano e Lorenzo Garibaldi. Quest’ultimo già assessore alla Sanità del Comune di Siena…» , dice il candidato Massimiliano Perugini. Piuttosto duro poi è stato lo scambio fra Martelli e il Pd. «No, a Siena non c’è una dittatura militare. Però, ci sono istituzioni occupate da militanti di partito, che prendono nota dei nomi dei dissidenti» , ha detto l’ex delfino di Bettino Craxi. «Claudio Martelli da quando è arrivato a Siena, non fa altro che offendere la città e i senesi. La sua presenza nella nostra città non è casuale né frutto di un amore o di un legame forte con Siena ma dimostra l’interesse di soggetti politici ed economici di carattere nazionale che sostengono la scalata di Piccini alla Fondazione Mps» , ha risposto Alessandro Mugnaioli, segretario comunale del Pd. Il riferimento è al presunto appoggio, già smentito, del vicepresidente di Mps Francesco Caltagirone, padre di Azzurra, compagna del centrista Casini, uno dei fondatori del Terzo (Nuovo) Polo. Figurarsi, a Siena i forestieri li guardano con sospetto, soprattutto quelli arrivati lì per muovere invettive. Le stesse che Piccini da anni fa all’intreccio fra potere politico e potere finanziario in città: «Non è detto che sia necessario il 50 per cento per controllare una spa come il Monte, a Siena il 50 per cento serve unicamente per fare le nomine con il manuale Cencelli» . Ma a queste ultime baruffe, se ne aggiungono anche altre. Come quella fra Martelli e Stefano Bisi, presidente del collegio circoscrizionale dei maestri venerabili della Toscana, nonché vicedirettore del Corriere di Siena, reo secondo le liste civiche picciniane di bastonare chiunque dissenta dalla linea «Pd-Monte» . Una lite «fra ex compagni socialisti» , è stata definita. Ma a Siena si suggerisce anche la motivazione esoterica… «Basta dare un’occhiata a chi produce la campagna elettorale di Corradi, Martelli ecc ecc: Ipazia preveggenza tecnologica» , che nasce come si legge sul sito per «propiziare l’avvento di un nuovo umanesimo, di una ‘ riforma delle coscienze’ capace di coniugare negli uomini etica e responsabilità» . Come sempre alla fine di un ciclo politico, anche in questa campagna elettorale all’erede del sindaco uscente, Ceccuzzi, è stato fatto il test della «continuità/discontinuità» . Nelle 180 pagine, in cui abbondano i richiami renziani (dalla riduzione del consumo di suolo al wifi nelle piazze, ai giri nelle scuole e all’eNews ogni due settimane; c’è persino la variante tenerona dei cento punti in cento giorni: «50 coccole alla città» entro un anno), Ceccuzzi rivede alcune decisioni della giunta Cenni. Dice no allo sviluppo a Sud della città, la cosiddetta Siena 2, la «Città dell’Arbia» pensata nel piano strutturale da Cenni e no al nuovo stadio in periferia. Dall’opposizione gli contestano però d’averle avallate quelle scelte, nel 2006 e di essere arrivato a contestarle solo ora, in ritardo. E aggiungono: presentarsi come l’homo novus è comunque difficile per uno che, è vero, non è mai stato amministratore in città, ma ne ha guidato i principali partiti (prima Ds come segretario provinciale e poi Pd). Ma forse a Siena, dove tutto si autoconserva (il Palio, la banca, il potere della sinistra) è inutile discutere troppo sulla discontinuità. Come dice Roberto Barzanti, intellettuale e sindaco di Siena dal 1969 al 1974, teorizzarla anzi sarebbe negare l’evidenza: «La forza di Siena dal 1200 in poi è stata la sua tenacia nella continuità, simboleggiata da una festa come il Palio. Occorre piuttosto la capacità di selezionare il nuovo, adeguandolo non al ‘ modello’ o al ‘ sistema’, che non credo esistano, ma alla cultura e ai caratteri fondamentali e originali di Siena» . Tutto il resto — anche le baruffe— è destinato a passare conta poco. Come ama dire l’ex Dc Monaci «de minimis non curat praetor» (3. Continua. Le precedenti puntate sono uscite il 19 Arezzo e il 26 aprile Grosseto)

David Allegranti 5/5/2011

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