SPUNTI

Dal Corriere Fiorentino

IL GARANTE FANTASMA

Nel novembre 2009, la Toscana ha istituito con una legge la figura del Garante dei detenuti. Lo ha fatto condividendo «l’importanza di garantire nei confronti delle persone sottoposte a misure restrittive… il miglioramento della qualità della vita, l’istruzione e la formazione professionale e di ogni altra prestazione finalizzata al recupero e all’inserimento nel mondo del lavoro» . Addirittura è emersa la necessità di istituire, presso il Consiglio regionale, la figura del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale» . Entro il 30 aprile di ogni anno il Garante deve presentare al Consiglio e alla Giunta una relazione sull’attività svolta nell’anno precedente sui risultati raggiunti. Quest’anno però non ci sarà nessuna relazione. Non perché il Garante sia particolarmente pigro o perché non sappia fare il suo mestiere, ma perché nella Toscana di Pietro Leopoldo, quello che abolì la pena di morte e di cui spesso ci vantiamo per la sua lungimiranza, a distanza di un anno e mezzo la legge è in vigore dal primo gennaio 2010) il Garante semplicemente non c’è. Troppo impegnati, in Consiglio regionale, a votare le varianti al Pit.

L’INCOSCIENZA DELLA PENA

Va bene, i ragazzi che hanno mandato in coma un carabiniere e ferito gravemente l’altro non stavano uscendo da un rave, ma ci stavano andando. Che cosa cambia? Poco: essersi ubriacati o aver assunto droghe (ancora non è dato saperlo visto che, a quanto pare, gli esami tossicologici non sono stati completati) a Firenze o altrove non rende diverso il problema. Non vogliamo essere così kantiani da pensare che ognuno abbia nei confronti di se stessi doveri tali da autoconservarsi. Questo non vuol dire che approviamo, anzi preferiamo proporre modelli culturali opposti; meglio essere sempre presenti a se stessi che stordirsi in posti dove si spaccia per socialità quello che in realtà è autismo. A un patto però: che la libertà di ognuno finisce dove inizia quella del suo prossimo. Per questo occorre distinguersi fra quelli che fanno apologia di rave e quelli che vorrebbero dare tutto il potere all’Arma, rivendicando— abbiamo sentito pure questo in settimana— il diritto ad aggiustare il tiro del revolver. Va detto che le colpe non sono collettive, che esiste un principio di responsabilità ed del singolo, che la pena deve essere certa e che di gente considerata «incapace di intendere e di volere» non se ne può più.

IL GIANI MULTIFRONTE

Lunedì scorso il presidente del Consiglio comunale Eugenio Giani ha consegnato, nel Salone de’ Dugento, i premi Marzocco mentre il presidente della Fondazione Casa Buonarroti, Eugenio Giani, qualche settimana fa è intervenuto a una trasmissione per parlare della Firenze dei Medici. Il consigliere regionale Eugenio Giani è andato al sopralluogo organizzato dai sindaci della Piana per difendere gli interessi di Firenze nella partita sull’aeroporto di Peretola mentre venerdì il presidente provinciale del Coni Eugenio Giani ha presentato la prima prova del Triathlon del circuito IronItaly. Mercoledì sera il responsabile enti locali del Pd metropolitano, Eugenio Giani, ha partecipato all’assemblea del Pd sul Primo Maggio, dove ha votato in qualità di membro. Dopodiché, come si apprende da un comunicato di Palazzo Vecchio, ha deciso di rimettersi la giacchetta di presidente del Consiglio e ha inviato «in modo formale un messaggio di auguri e felicitazioni alla coppia reale William e Catherine d’Inghilterra» . Al che si è capito che a Giani, il cui sedere rimane sempre uno nonostante le varie poltrone, manca ora solo il titolo di baronetto d’Inghilterra.

David Allegranti 1/5/2011

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