UN DUELLO. E UN PARADOSSO

Dal Corriere Fiorentino

Da quando è diventato l’uomo solo al comando, il Cyberscout ha collezionato una serie di giudizi tutt’altro che lusinghieri da parte della sinistra, anche interna al partito. Dopo il pranzo di Arcore gli hanno urlato, in piazza, riferendosi a Berlusconi, lo hai legittimato» ; D’Alema, invece, per fare finta di non prenderlo troppo sul serio, dopo l’intervista sulla rottamazione gli ha dato del «giovanotto» ; di gran moda poi il berluschino di sinistra» , Berlusconi in sedicesimi, di cui internet è strapieno; e come non dimenticare i Verdi che nel 2009 attaccarono Renzi e il blocco oligarchico, neoclericale e sviluppista» rappresentato dalla sua candidatura? Ora c’è anche la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, che gli dà del personaggio in cerca d’autore, uno che cerca visibilità. Il sindaco sa che per diventare una personalità pubblica bisogna riuscire a polarizzare i giudizi, suscitando sentimenti di amore o odio. Facendo leva sulla vittoria alle primarie, ha iniziato fin dal giorno dopo a mettere il centrosinistra (ma anche un pezzo di centrodestra che lo osserva e lo vorrebbe con sé) di fronte a interrogativi, bivi e dubbi che hanno contaminato parte del dibattito pubblico interno al Pd e non solo. Quindi, per farla breve, Renzi ora si sta divertendo un mondo con la «dottoressa Camusso» ! Anche perché le reazioni della sinistra, genericamente intesa — dal partito ai sindacati — finora sono state quelle di cui sopra. In campagna elettorale sono stati inventati dossier pieni di informazioni distorte su di lui (figlio di «Tiziano Renzi, ex parlamentare della Dc e gran signore della Margherita e della massoneria in Toscana» ; se sia massone non è dato sapere, ma non è mai stato parlamentare); comunemente a sinistra si tende dargli del criptoberlusconiano, ma solo quando non sale, come ha fatto, sul palco del congresso di Sel per dire che lui è cresciuto con don Diana nel cuore. Naturalmente in un’altra occasione avrebbe detto La Pira, o Mandela o Kennedy dipende dal pubblico). Oggi, comunque, il tema di scontro è il Primo Maggio. O meglio, la facoltà di tenere aperti i negozi del centro storico fiorentino, garantita ai comuni turistici dalla legge Bersani (sic). In queste ore finalmente si è capito qual è il vero problema sul Primo Maggio! Mica è in questione la sacralità del dì di festa, in gioco c’è il valore della concertazione, perché come hanno spiegato a reti unificate i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uils, «ogni territorio trova la sua intesa ma accade anche che non sia così. Ed è quello che è successo nel Comune di Firenze. Durante la fase della concertazione s i è trovata un’intesa per le aperture fuori dal centro storico, 23 in totale, ma non sul centro della città» . E in effetti Renzi qualche problema con la concertazione ce l’ha, lo ha testimoniato più volte anche il segretario della Cgil di Firenze Mauro Fuso. Anche in occasione della pedonalizzazione di piazza del Duomo: «Una scelta di rara bellezza quella del Duomo — disse — ma Renzi non ha preventivamente concertato la decisione con le associazioni di rappresentanza: lui vive il dialogo come una zavorra, ma così i problemi aumentano» . Forse però la sinistra sbaglia a bollare Renzi come uno che cerca vetrine per mettersi in mostra e a demonizzarlo. Anche perché il rischio è l’effetto Cav.: più lo demonizzi più quello resta in sella, è così da vent’anni. E non è che il tentativo di abbatterlo per via giudiziaria anziché batterlo politicamente abbia prodotto grandi risultati. Da qualche tempo insomma sembra esserci un nuovo Cav. puzzone contro cui scagliarsi: il sindaco di Firenze. E se alla fine l’effetto finale fosse quello, opposto e paradossale, di candidarlo e di renderlo più simpatico? D’altronde Renzi è abile e spregiudicato nel raccattare voti a destra. E come ha scritto una volta Massimo Gramellini sulla Stampa, «se il Pd intende governare davvero, deve aumentare i propri voti, non solo i propri alleati. Deve cioè convincere una parte degli elettori del Caimano a scegliere i democratici. Ora, conosco tanti berlusconiani delusi, ma neanche uno disposto a votare per Bersani, Vendola o chiunque altro sia stato iscritto al Pci. Mentre ne conosco parecchi che, nauseati da Silvio, sarebbero pronti a dirottare la loro preferenza su questo boy scout spregiudicato e post-ideologico» . Insomma compagni, stavolta il problema qual è? Il fatto che il Primo Maggio non si lavori o che Renzi se ne infischi dei sindacati? Basta mettersi d’accordo. Così come basta mettersi d’accordo su quali sono le battaglie da intraprendere. Ci si è scandalizzati molto per i dieci minuti a disposizione in meno per fare pipì nell’accordo marchionnesco di Mirafiori, ma del futuro di una generazione di precari che difficilmente vedrà una pensione forse bisognerà occuparsi. O no?

David Allegranti 28/4/2011

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2 commenti

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2 risposte a “UN DUELLO. E UN PARADOSSO

  1. Per sbaglio ho cliccato “mi piace”. Come si toglie?

  2. Concordo con il post! E mi piace!

    Oggi (e non solo oggi…) occorre riscoprire la dimensione dell’essere umano quale essere operaio, ed operante! Beato sia allora l’Operaio…

    Spero avrai modo di ricambiare la visita sul blog Vongole & Merluzzi dove si parla proprio di questo..

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/05/01/beato-sia-loperaio/

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