Grosseto, le prove del centro diviso

Dal Corriere Fiorentino

Dicono che Grosseto è un laboratorio, anzitutto politico. È qui che si sperimenta l’esplosione del Terzo (Nuovo) Polo, nato per restare unito ovunque, ma subito diviso. Diviso fra destra e sinistra proprio qui, in quella che Luciano Bianciardi ribattezzò Kansas City. L’Udc e l’Api se ne sono andate col candidato Pd, il sindaco uscente Emilio Bonifazi, democrat con l’occhio azzurro che ti fissa dal suo sito internet, mentre Fli, dopo aver sputato fango sul Pdl, appoggia Mario Lolini. Un agricoltore che guida il centrodestra e fa capolino dai 6×3 salutando tutti con un «Ciao Grosseto» ed è presentato come il nuovo nonostante faccia il consigliere comunale dal 1997 e sia stato assessore ai lavori pubblici. L’intesa tra centristi e Pd «è una scelta molto locale, sicuramente un esperimento. Nato anche grazie al pessimo rapporto con il Pdl, deflagrato negli ultimi mesi» , dice Marco Carraresi, uno dei leader dell’Udc toscana. Il consigliere regionale non nega però che possa essere ripetuto altrove, purché si verifichino condizioni simili a quelle grossetane, cioè la «rottura totale con la sinistra populista e pseudo ambientalista» . La sinistra qui non ha voluto l’accordo con l’Udc e ha presentato una sua candidata, Cristina Citerni, insegnante (viene dalla Cgil scuola), appoggiata da una coalizione straradicale: Sel, PdCi, Rifondazione Comunista, Verdi. Non sono solo motivi politici a separare sinistra e centrosinistra, ma— raccontano— anche una cordiale antipatia fra Bonifazi e Flavio Tattarini, già sindaco di Grosseto e parlamentare dei Ds, oggi fra gli animatori di Sel. L’altra volta, l’ex Margherita vinse al primo turno, ma quest’anno potrebbe non essere così semplice vista l’erosione di voti a sinistra (alle provinciali del 2009 la «Sinistra per la provincia di Grosseto» ha preso il 6,8 per cento, non proprio bruscolini). Lo dicono anche i sondaggi commissionati dal Pd regionale: Bonifazi sarebbe a un soffio dall’evitare il ballottaggio. Bisogna vedere quanti voti porterà in dote l’appoggio dell’Udc guidata da Gabriele Bellettini, che ha fatto il prosindaco quando Alessandro Antichi si è dimesso per candidarsi alle Regionali del 2005 e nel 2006 era il candidato della Cdl. Il centrodestra, dice Luca Sani, deputato grossetano del Pd, non si è ancora ripreso dalla «fuga» di Antichi, «uno che all’inizio effettivamente aveva una forte personalità» . Come altre città (si pensi ad Arezzo, di cui abbiamo scritto la settimana scorsa) anche Grosseto vivrà nei prossimi anni trasformazioni urbanistiche profonde. A partire da ciò che nascerà nella frazione Braccagni, in cui il regolamento urbanistico adottato qualche settimana fa prevede 33 ettari di terreno agricolo trasformati in industriale per un polo logistico intermodale. In questi mesi sono nati comitati cittadini agguerriti e molto attivi su internet, che hanno avviato una battaglia per evitare la nascita di quello che loro definiscono un «ecomostro» . Dicono di non essere stati ascoltati dall’amministrazione, dicono che è stata proprio la giunta Bonifazi ad aumentare la quantità di terreno edificabile rispetto al vecchio piano regolatore della giunta Antichi. Alcuni di loro si sono candidati nella lista civica «Grosseto Oggi» di Massimo Felicioni hanno dovuto lasciare le associazioni. Noi siamo apolitici» , spiegano. Ma in caso di elezione, se non altro, potranno continuare la loro battaglia nel Consiglio comunale. «Si va contro la volontà della gente, dei residenti e dei comitati giustamente preoccupati, a fronte di un progetto che ha costi notevolissimi di realizzazione» , dice il capogruppo Pdl Luca Montemaggi. Non che il centrodestra non abbia le sue responsabilità nella gestione dell’urbanistica grossetana. Durante i suoi due mandati da sindaco, Antichi mise al centro del programma amministrativo il completamento il recupero dell’area termale di Roselle, dove da molto tempo c’è un famoso scheletro» incompiuto. Il centrodestra fece anche dei manifesti elettorali come quelli del primo governo Berlusconi, con la scritta «fatto» , anche se in realtà di fatto non c’è molto. «In nove anni non siamo riusciti ad avviare un progetto serio di riqualificazione» ammette Montemaggi. Che però adesso ride dei «proclami» di Bonifazi, che gira la città annunciando recuperi e ristrutturazioni quando invece «ha avuto cinque anni a disposizione per farli» . Recentemente si è chiuso il contenzioso fra il Comune e Rosellae Thermae spa, che era stata incaricata di portare a termine il progetto di Antichi, considerato da molti, amministrazione attuale compresa, «faraonico» . Il Comune è tornato in possesso delle aree, pagherà 441.000 euro di spese effettivamente sostenute (non i quasi 12 milioni richiesti dall’azienda) e realizzerà, fra le altre cose, non delle megaterme ma un più modesto calidario. Il non voler concorrere con Saturnia, dice Montemaggi, «è un atteggiamento di chiusura mentale e di mancanza di orgoglio» . Ora tuttavia, dopo anni e anni, c’è la possibilità di provare a chiudere davvero la storia infinita di Roselle. E magari dedicarsi ad altri tormentoni, come quello degli industriali sull’aeroporto. Non c’è Confindustria locale che non voglia potenziare lo scalo della propria città: vale anche per Grosseto e per il presidente Mario Salvestroni, che giudica «insufficiente» l’operatività del Corrado Baccarini, sede del Quarto Stormo dell’aeronautica militare italiana base dei caccia Eurofighter Typhoon, dove atterrano anche i charter dei russi in viaggio per le mete marittime. Ha una pista di 3,3 chilometri e come dice scherzando Sani «con quella i problemi della Piana fiorentina sarebbero risolti» . Si tratta, nientemeno, di un tema che torna per caro soprattutto in campagna elettorale. Ma forse un aeroporto più grande è un lusso. Forse invece sono aspirazioni giuste di una terra che, come ha detto una volta il vescovo Franco Agostinelli, si deve rialzare e liberarsi, dal punto di vista socioeconomico, di una «sudditanza atavica» . La città che cambia non è solo in periferia. L’amministrazione uscente vuole recuperare alcuni edifici del centro storico, a partire dal vecchio ospedale, dove oggi c’è l’ufficio anagrafe e l’Università. Lì nascerà la nuova sede del Comune e la sede distaccata dell’Ateneo senese sarà spostata. Qui ci sono nove curricula, ma l’anno prossimo saranno meno e saranno soprattutto master, visto che il rettore di Siena Angelo Riccaboni ha deciso di ridurre del 23%i corsi di laurea e di ridimensionare il ruolo di sedi distaccate come quella di Grosseto. Il centrodestra accusa il sindaco di non aver fatto molto per impedire il ridimensionamento. Ma forse, come dicono altri in città, «avere l’Università qui è un lusso che non possiamo permetterci» . Ma a proposito di «lusso» , come va l’economia? Il sistema economico maremmano ha retto meglio di altre province di fronte alla crisi. Come osserva anche l’Irpet, la flessione del 2009 è molto meno pronunciata nella provincia di Grosseto rispetto a quanto rilevato a livello regionale e nazionale, e la flessione di valore aggiunto è per il 2009 abbastanza modesta ed è accompagnata da un incremento delle unità di lavoro (2,1%) e a un aumento del numero di occupati (800 unità). Ma il 2009 è considerato un anno «generoso» . Per il 2010 l’Irpet aveva previsto la perdita di 2.500 unità di lavoro, soprattutto nel terziario. Per il futuro invece prevede bassa crescita: dopo un 2010 in contrazione, la dinamica del Pil potrebbe variare da un minimo del più 0,4%a un massimo del più 1,2 dal 2011 al 2014. «Si tratta di dinamiche positive ma molto modeste» , osserva l’Irpet. Girando per Grosseto, infine, non può non colpire il carcere, dentro le mura. Colpisce perché è una struttura vecchia e fatiscente, i Radicali e le associazioni dei detenuti la considerano poco sicura: «Dovrebbe essere dismessa— dissero l’anno scorso per la visita di Ferragosto — perché non a norma di legge per i metri quadri per detenuti, per le piccole finestre, per i servizi igienici nello stesso vano della cucina, per l’agibilità dei locali non detentivi, mensa del personale compresa» . grossetani aspiranti al potere forse possono fare poco, ma se la Toscana avesse un garante dei diritti dei detenuti forse le cose potrebbero migliorare…

David Allegranti 26/4/2011

(2. Continua. La prima puntata, Arezzo, è stata pubblicata il 19 aprile)

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