Arezzo, il Nipotissimo e quella Cittadella che agita il centrosinistra

AREZZO — Non per sembrare fiorentinamente monotoni, ma anche qui ci sono cittadelle da costruire, aeroporti da potenziare, aree dismesse da recuperare, aziende che provano a sopravvivere alla crisi (come l’Unoaerre) e c’è persino la massoneria che, lo ripete chiunque, non ha più il potere di una volta, mentre l’Opus Dei occupa posti di rilievo, come i vertici di Banca Etruria. nomi diversi, ma sono nella stessa maniera scelte che determineranno lo sviluppo urbanistico ed economico di Arezzo, dove fra un mese si va a votare in un tripudio di candidati (soprattutto nello spaccatissimo centrodestra). La Cittadella per esempio non è viola ma «degli affari» . Sorgerà alle porte della città, dove un tempo c’era la Lebole, storico e defunto marchio di casa. È uno degli argomenti più dibattuti di questi mesi/anni. Insieme, naturalmente, alla crisi economica che ha colpito non solo il distretto orafo ma il manifatturiero in generale e al problema sicurezza, specie dopo la serie di colpi a danni di aziende orafe dell’aretino. Un paio di settimane fa il Consiglio comunale ha dato il via libera al progetto di recupero dell’area Lebole a destinazione commerciale (12.500 metri quadrati), residenziale e direzionale portato in aula dalla giunta del sindaco uscente Giuseppe Fanfani, detto anche il Nipotissimo (di Amintore), che si ricandida appoggiato da Pd, Idv — seppur con qualche mugugno — Sel, Fds, Psi e la lista civica La città di tutti. «Tutta roba di cui non si sente il bisogno in città mentre ci sarebbe bisogno di industria tecnologicamente avanzata. Ci vorrebbe un polo come quello di Navacchio» , dice Marco Manneschi, consigliere regionale dell’Idv e responsabile enti locali del partito toscano, che spera di poter portare nelle prossime settimane delle osservazioni al progetto per rivedere alcuni aspetti. «Altrimenti è la solita cementificazione. Anche perché così com’è congegnato il progetto, la funzione pubblica non è preminente, visto le poche unità di edilizia residenziale pubblica» , dice Manneschi, dimostrando quanto i dipietristi siano alleati scomodi per il Pd, non solo in Regione ma anche nel resto della Toscana. La tempistica del progetto, adottato all’ultimo momento utile, è stato giudicato dall’opposizione una mossa elettorale. Ma anche nel Pd crea qualche problema. «Non mi convince questa amministrazione che sta governando Arezzo, ma mi turerò il naso e la voterò» , dice Tito Barbini, ex assessore regionale all’urbanistica con la tessera del Pd in tasca. Non si è data un progetto in questi anni, sono state fatte pochissime cose, insufficienti, sul piano del progetto della città, tra cui scelte urbanistiche sbagliate. Il piano strutturale è arrivato alla soglia delle elezioni, il regolamento urbanistico è stato approvato negli ultimi giorni. Un milione di metri cubi sono un errore; si punti piuttosto sul recupero dell’esistente. Insomma, io non vedo un progetto strategico per il futuro» . La città, dice Barbini, non ha neanche un teatro. È chiuso per restauro, forse riaprirà nel 2014, spiega. È vero che c’è il teatro della Bicchieraia, ma è minuscolo e, come dicono gli aretini, «come se a Firenze si dicesse che c’è uno stadio col Franchi chiuso e quello dell’Audace Legnaia aperto» . Nell’area Lebole, la candidata del Pdl Grazia Sestini avrebbe voluto «una destinazione diversa da quella direzionale: io punto su un produttivo avanzato» . Ma al sindaco, ex parlamentare, pittore e scrittore (con le sue opere dice di essersi pagato gli studi universitari, mentre il suo romanzo, Fulgenzio, è uscito nel 2009), che lunedì della scorsa settimana è stato salutato da un paio di ospiti illustri, Vendola e Veltroni, venuti a fargli campagna elettorale, tutto questo sembra interessare poco. Dal palco di piazza Risorgimento, come riporta il sito d’informazione Arezzonotizie. it, ha abbandonato l’aplomb di sindaco-artista e ha tagliato corto: Rivendichiamo il lavoro fatto per Arezzo, le troiate le ha fatte qualcun altro, lasciando prima di noi un territorio devastato e un’immagine della città come esempio di malaffare, di commistione del pubblico con gli affari privati» . Il riferimento naturalmente è al predecessore, Luigi Lucherini e ai suoi guai giudiziari che lo portarono alle dimissioni. Il centrodestra invece ha trovato il modo di facilitare il lavoro a Pd e compagni. Tre i candidati nati dalla frantumazione del blocco berlusconiano: la già nominata Sestini, ex sottosegretario al lavoro, con Pdl, Lega e Destra; l’inossidabile ottantenne Lucherini, ex sindaco scampato Variantopoli, con la lista civica Un progetto per Arezzo; Francesco Macrì con la lista civica Arezzo domani. Il Pdl non ha molto gradito le due candidature dissidenti e, infatti, li ha espulsi. C’è poi il Nuovo o Terzo Polo che presenta Luigi Scatizzi, appoggiato da Udc, Fli e Api. Arezzo è uno di quei casi in cui la creatura finian-rutellian-casinista è rimasta integra. Altrove non è così (si pensi a Grosseto, dove l’Udc si presenta con il Pd). Ma in caso di ballottaggio non è detto che la baracca rimanga in piedi lo stesso. Qualche giorno fa Casini era in città per lanciare Scatizzi e a domanda precisa su cosa farà l’Udc in un eventuale secondo turno, il leader centrista ha preferito glissare: «Intanto sarà un grande risultato portare Arezzo al ballottaggio…» . Poi si vedrà: la politica dei due forni insegna che tutto è possibile. Ma Arezzo ha qualche problema di collegamento. C’è l’eterna incompiuta autostrada Due Mari che sembra non vedere fine, anche se il ministro alle infrastrutture Matteoli nelle settimane scorse ha rassicurato che il suo completamento è una priorità (mossa elettorale a favore della Sestini?, si chiedono in città). Il problema è, come sempre, che mancano i soldi ed è per questo che serviranno partner privati in aiuto allo Stato. Altro punto, alla voce trasporti, riguarda l’aeroporto di Molin Bianco. Gli industriali (sempre loro…) ne vorrebbero l’ampliamento, visto che adesso è soprattutto un aero-club con un traffico medio annuo di circa 5.000 movimenti. L’Idv (sempre lei…) si è opposta e anzi ha raccolto anche le firme contro il potenziamento. L’assessore Marson d’altronde sembra aver fatto scuola anche qui, dopo le battaglie ingaggiate in Regione. La crisi s’è fatta sentire anche qui, anche se nel 2010 ci sono stati timidi segnali di ripresa (+1,1 per cento il Pil provinciale, dopo il -0,9 e -5,7 per cento degli ultimi due anni; il fatturato invece è aumentato del 7,3 per cento). Lo studio più aggiornato è quello della Camera di commercio, datato 2010. Prendiamo il settore manifatturiero, il più importante. Nel 2009 le difficoltà non si sono attenuate: -22 per cento oreficeria, -16,3 abbigliamento, -24,3 meccanica, -20,9 produzione di metallo e prodotti in metallo. Dati che contribuiscono a dare la sensazione di una strana aria di dismissione, da queste parti. Nel 2002 se n’è andata la Lebole, nel 2006 se n’è andato Arezzo Wave che ha cambiato nome in Italia Wave, è transitato da Firenze e Livorno e poi è emigrato in Puglia per l’edizione 2011. Anche qui, come nel caso della Cittadella degli affari, si discute. C’è chi lo vorrebbe riportare dov’è nato e chi è ben contento di lasciarlo dov’è. «Ogni città ha un mosaico da mettere in mostra: Arezzo ha oltre all’economia, l’arte di Piero della Francesca e del Vasari. Per la contemporaneità aveva Arezzo Wave, uno dei festival più importanti del mondo. Io spero che la nuova amministrazione, con Fanfani sindaco naturalmente, apra un tavolo per riportarlo ad Arezzo» , dice Enzo Brogi, ex sindaco di Cavriglia, oggi consigliere regionale. Lorenzo Schoepflin, ingegnere e già candidato nella lista di Giuliano Ferrara alle politiche del 2008, dice di non sentirne la mancanza di Arezzo Wave. Una manifestazione che «si porta dietro anche soggetti e situazioni poco raccomandabili» . Ecco, mentre in città si discute, i fan di Lou Reed e dei Verdena sono pregati di salire sul treno diretto a Lecce.

David Allegranti (1. Continua)

19/4/2011

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1 Commento

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Una risposta a “Arezzo, il Nipotissimo e quella Cittadella che agita il centrosinistra

  1. RB

    ma vogliamo parlare del vicesindaco?

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