Spunti

Dal Corriere Fiorentino

PROFUGHI (ELETTORALI) di SIENA

La campagna elettorale senese ci riserva sempre brillanti colpi di scena. E sembra incredibile in una competizione il cui esito da molti è giudicato scontato. Specie dopo la sortita antipaliesca della ministra animalista Brambilla, che può aver fatto solo perdere voti al centrodestra. Comunque: non bastava l’arrivo di Claudio Martelli, già ministro, già vice segretario del Partito Socialista, nelle liste civiche di Pierluigi Piccini, a far da spin doctor del Terzo, anzi Nuovo, Polo. Ora nella scuderia dell’ex sindaco di Siena è arrivato un altro ex, Loretana Battistini, che fino a poco tempo fa era responsabile dei Circoli della Libertà, referente sul territorio della Brambilla, aveva la tessera di Forza Italia e poi del Pdl, e che fino a pochissimo tempo fa era la candidata della Lega Nord prima di essere scaricata, in maniera non molto elegante, per fare l’accordo con i berlusconiani, di cui il Carroccio ha sempre detto peste e corna. Insomma, Clemente Mastella è il maestro di tutti quelli che cambiano partito, Scilipoti l’allievo. La Battistini invece è la conferma di un fenomeno: anche la politica, non solo la Tunisia, ha i suoi migranti. Senza barconi.

BINARI (DIVISI) DELLA SINISTRA

Nell’irritante Paese che è l’Italia, guidato da arzilli vecchietti che svolgono la sfiancante funzione di tappo per le nuove generazioni, sono in corso alcune guerre di religione tutt’altro che appassionanti. Una è quella appunto fra i vecchi e i giovani a caccia di un futuro meno precario di quello di ora. C’è poi lo scontro fra berlusconiani e antiberlusconiani, mentre nel Pd c’è la storica, nel senso di datata, battaglia fra veltroniani dalemiani. E, ancora, c’è quella fra la sinistra in cachemire e la destra in cilicio o in pizzo, dipende dalle occasioni). Alla stazione di Santa Maria Novella questa settimana c’è stata una cacerolada contro Berlusconi (da cacerola, pentola in spagnolo) organizzata dalla sinistra di cui sopra per dare una «sveglia democratica» ai parlamentari. Venti persone si sono presentate con striscioni e cartelli e qualche pentola per fare un po’ di baccano. Peccato però che una parte si sia trovata ai binari e l’altra fuori della stazione. Non ci siamo capiti» , dicevano mentre litigavano fra di loro, nella migliore tradizione della sinistra italiana. Morale: il treno è partito e i parlamentari non hanno ricevuto la sveglia. Ma forse, più che a loro, ne servirebbe una alla scoordinata sinistra delle case del popolo.

La BARBA (INVISA) di GABRIELE

Anche il berlusconismo ha i suoi canoni. Alle feste di Arcore le signorine, meglio se di madrelingua inglese o nipoti di Mubarak, devono presentarsi con il vestito nero e il trucco leggero. Berlusconi preferisce essere chiamato Presidente o Papi, un po’ come Gelli è il Venerabile o lo Zio (d’altronde anche il Cav. viene da lì). Ci vuole un bel sorriso, perché altrimenti vi dirà che siete tristi come Bersani, e nell’epoca dell’ottimismo non è consentito essere un po’ incazzati, perché in fondo c’è sempre un motivo per ridere. Nel farlo vi racconterà una barzelletta. Ecco, l’altro giorno a Roma incontrando alcuni giovani laureati, il Nostro si è prodotto anche in una lezione di comunicazione pubblica. Al presentatore ha detto che «con l’abito non si abbinano scarpe marroni, che la giacca deve essere tenuta abbottonata» . E poi c’è la questione della barba, che non va bene perché «induce diffidenza nell’interlocutore, può nascondere una malformazione, se poi è estesa può nascondere l’espressione del volto» . C’era da immaginarselo, ma alla fine abbiamo scoperto perché Gabriele Toccafondi non è stato scelto per fare il candidato sindaco del Pdl nel 2009, dopo l’incontro con il Cav. a Palazzo Grazioli. Colpa di una barba ben curata, sì, ma colpevolmente estesa.

David Allegranti – 10/4/2011

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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