Nanni Topo, la saga (e ora il giallo)

Dal Corriere Fiorentino

I corsivi sono una delle cose più divertenti che si possono trovare sui giornali. Spesso stanno in prima, sono brevi graffianti e dissacranti, venti-venticinque righe. O anche meno. C’è l’Andrea’s Version sul Foglio, l’Amaca su Repubblica, la Stampa ne ha addirittura tre: Buongiorno, Jena e Paesi tuoi. Con la promozione di Luciano Olivari a direttore e il rientro a un ruolo più attivo di Riccardo Mazzoni in via Cittadella, da qualche giorno anche il Giornale della Toscana ha il suo corsivo quotidiano. Firmato con uno pseudonimo: Nanni Topo (che nelle rassegne stampa diventa Topo Nanni). Quello di ieri impallinava le deputate del centrodestra la ministra animalista Brambilla, che hanno gioito perché il Palio di Siena non sarà inserito nel patrimonio Unesco. Un episodio, scrive il corsivista, che ripropone alcuni temi, dal ruolo delle donne in politica all’arroganza del potere. «Ma soprattutto sfata un mito della sinistra, che crede di avere l’esclusivo su tutto e su tutti. Ebbene no. Di cretini ce ne sono tanti e tante anche nel centrodestra» . Ecco servita la ministra! Ma chi è Nanni Topo? Potrebbe essere Mazzoni stesso, ma c’è chi pensa che potrebbe anche essere Maurizio Bianconi, vicecapogruppo del Pdl alla Camera con il gusto per il motteggio. Comunque sia, c’è una storia dietro Nanni Topo, o meglio dietro il nannitopismo. Gli ex An la conoscono bene, visto che il suo teorico involontario è Riccardo Migliori, loro ex leader regionale, missino storico tentato per qualche settimana dal finismo dal volto mite, ai tempi della rottura fra il presidente della Camera e il presidente del Consiglio. «Nanni» (ma anche «topo» ) è un intercalare usato dal deputato e vice coordinatore regionale nelle sue conversazioni. Serve, fondamentalmente, ad addolcire una fregatura. Quando ci sono le elezioni, c’è un sacco di gente che chiede posti e candidature: chi vuol fare il sindaco, chi l’assessore. Lui, che è molto disponibile, ascolta tutti. Se però, quando vi parla, dice nanni» o «topo» preparatevi, perché significa che non solo non farete il sindaco o l’assessore, ma forse non entrerete neanche in lista per il Consiglio comunale. Insomma è un modo gentile per tagliar teste. «Una deviazione imprevista del moderatismo», » , è la definizione di un parlamentare del Pdl, pronta per finire nel Dizionario di politica di Bobbio-Matteucci-Pasquino. «Anziché urlarti dietro: sei finito, hai chiuso, ti prende sotto braccio e ti dice tranquillo nanni. Ecco, puoi stare certo che non lo risentirai più» . Il nannitopismo, tuttavia, non è solo un rotolar di crani, non sono solo carriere spezzate con una carezza avvolgente e una pacca sulla spalla, il nannitopismo è anche capacità di prestare attenzione a tutti quelli che si credono grandi statisti e si sentono pronti per ricoprire ruoli incredibili, tanto è smisurato il loro ego; dicono di mettersi al servizio (di un partito, di una causa) ma alla fine si scopre che sono soprattutto a disposizione di se stessi. Ecco, il nannitopismo serve a potare anche le legittime ma pur sempre insopportabili ambizioni della questua da campagna elettorale. «Nanni non ti preoccupare, un giorno questa poltrona sarà tua» . Ma anche no.

David Allegranti – 9/4/2011

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