Spunti

Dal Corriere Fiorentino

LA MOSCHEA FRENA-LEGA

Nell’Italia presunta bipolare capita spesso che i due grandi partiti di maggioranza e opposizione, Pdl e Pd, rimangano ostaggio dei loro fratelli minori» , Lega Nord e Idv. In Toscana, leghisti e dipietristi sono cresciuti molto negli ultimi anni, passando da percentuali da prefisso telefonico a numeri più consistenti, in grado di assicurare loro anche una pesante rappresentanza istituzionale. Il che li porta ad avanzare richieste, pretendere posti e candidature. Sull’idea di realizzare una moschea a Firenze, la Lega ha voluto imporsi nel dibattito pubblico brandendo come clava le parole di Oriana Fallaci, cercando così di nobilitare gli insulti che spesso spuntano sui profili Facebook dei dirigenti toscani: «Clandestini? Buttarli a mare» . L’altra sera il coordinatore del Pdl Gabriele Toccafondi, dopo aver ascoltato per giorni le pulsioni paraleghiste dei suoi, ha scelto di non lisciare il pelo agli animi più oltranzisti del partito. «Non siamo la Lega» , ha detto provando a rompere il conformismo politico culturale di chi confonde la difesa dell’identità con la negazione della libertà di culto.

LA TELEFONATA DEL BOXEUR

Non si sentivano da quando Leonardo Domenici, il boxeur di Palazzo Vecchio, aveva lasciato la politica fiorentina per sbarcare a Bruxelles giugno 2009). Non una telefonata, un messaggio, non un incontro. Ieri mattina invece l’ex tribuno della plebe Graziano Cioni ha ricevuto una telefonata «gradita» , dice lui che proprio venerdì si lamentava, uscito dal tribunale di piazza San Firenze, di essere stato lasciato solo dal partito e dagli amici di un tempo proprio nel momento più difficile. Quelli con cui ha condiviso anni di incazzature, gestione del potere, avventure. Qualcuno di loro è rimasto, come Tea Albini. Qualcun altro se n’è andato strada facendo, ma guai a ricordargli il passato di fiero appartenente alla gens cioniana. Il Pd si è persino dimenticato, come notava Marzio Fatucchi ieri su questo giornale, di mandare un comunicato di solidarietà dopo il rinvio a giudizio. Comunque sì, il numero che ieri si è illuminato sul cellulare di Cioni era proprio quello del boxeur. Un hapax legomenon, come direbbe Domenici: una di quelle cose che capitano una volta soltanto.

LA CONTA ALLA CAMOMILLA

Ce li immaginiamo chini sui tavoli, gli occhi arrossati per le tante notti insonni passate nelle stanze di via Forlanini davanti alla milionata di firme anti-Cav arrivata da ogni federazione e ogni condominio sperduto della Toscana. Per essere sicuri di non aver sbagliato niente, i dirigenti democrat hanno fatto i conti due volte. Tre volte, pardon, guardando bene che di Paperino (che pure è un simbolo della classe lavoratrice angariata dai padroni come zio Paperone o dai borghesi come Topolino) non ce ne fossero troppi. Nel frattempo Enrico Casini, responsabile organizzazione del Pd, mandava a giro sms per chiedere ai suoi di depistare i giornalisti ficcanaso che volevano avere notizie sulla milionata adesso, ne siamo certi, Casini starà pensando anche a qualche nuovissima manifestazione di piazza per la libertà di stampa). Numeri ufficiosi non ce ne sono, ma non temete, le firme sono tante— milioni di milioni— quindi alla fine, quando avranno smesso di contarle, ci diranno anche quante sono. Non prima, certo, di essersi versati negli occhi un po’ di collirio alla camomilla.

David Allegranti 27/3/2011

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