A chi ho pestato i piedi? Mi candidai: massacrato

Dal Corriere Fiorentino

Il cappotto blu Murphy&Nye preso dal Pinguino in via Maragliano, dove la roba costa poco, sciarpa di lana al collo, un berretto con la tesa in pile che fa a cazzotti con la primavera appena esplosa. E una domanda che gli frulla nella testa mentre scende le scale del tribunale di piazza San Firenze, a due passi dall’altro Palazzo in cui fino a un paio d’anni entrava per raggiungere il suo ufficio: «Ma io a chi l’avrò pestate le palle? Saranno giorni maledetti» , dice Graziano Cioni. Maledetti per le lungaggini della giustizia italiana, maledetti perché sul groppone c’è un rinvio a giudizio e lui invece fino a poco tempo fa era più ottimista. «Ero partito baldanzoso, stanotte invece non ho dormito» . Se la salute glielo permettesse, spiega, correrebbe subito a ubriacarsi. Parla come se avesse paura di non fare in tempo a vedere come andrà a finire, a capire se riuscirà a togliersi di dosso l’accusa di corruzione che gli è stata appiccicata. «Ma poi per cosa: l’urbanistica! Io non ci capivo nulla, di urbanistica!» . Ora invece dice d’essersi studiato il malloppo di carta e di sapere tutto. Il processo comincia il 6 giugno, poi si vedrà; in Italia sai quando cominci ma non sai quando finisci. Anche sul come, forse, sarebbe difficile pronunciarsi. La baldanza si è già trasformata una volta in paura. Dopo l’udienza preliminare però è riemersa una nuova disinvoltura: «Sono sicuro che sarò assolto» . Ma Cioni è stanco, lo si vede dagli occhi. Non dalla battuta perché quella c’è sempre. Pronta e tagliente. Gli girano le palle, inutile girarci intorno. Dice di non credere ai complotti, ma sa d’aver rotto le scatole a un po’ di gente e fa l’elenco: i duemila massoni sputtanati negli anni Novanta; quei due che tentarono di corromperlo nel 2001 con 180 milioni di lire eccetera eccetera. Racconta che quando il giudice ha letto il dispositivo, neanche lo guardava in faccia. «Io sì. A me garba guardare negli occhi chi mi deve giudicare» , dice Cioni. Alla fine, si è avvicinato l’avvocato di uno degli altri indagati, che se n’è uscito così: «Hai visto cosa succede ai giustizialisti?» . «Giustizialista perché non ho accettato tangenti?» . No perché era lo Sceriffo, nickname guadagnato grazie alle sue ordinanze muscolari contro lavavetri e mendicanti. «Cioni ti odia» , scriveva sui muri chi lo odiava. Lui poi ha scritto un libro e l’ha intitolato così. A leggerlo sembra che Cioni si sia frenato, o meglio che i suoi avvocati gli abbiano detto di andarci pianissimo con i retroscena e le ricostruzioni… Esce dal tribunale, va a farsi una camminata. Quello che era uno degli uomini più potenti di Firenze è diventato il simbolo della fine di un’epoca e la sua storia è la metafora del passaggio fra vecchio e nuovo. La sua vita nell’ultimo anno e mezzo è un po’ cambiata. Ha spostato il suo ufficio dal terzo piano (dove ora c’è Giuliano da Empoli) al bar Perseo. Si è sentito spesso solo, isolato dal suo partito, lo stesso che durante le primarie gli chiese il famoso passo indietro rinunciando al garantismo. Per darsi forza si è persino messo la fede all’anulare, lui che non l’aveva mai portata; se la tocca, e quasi neanche ci crede d’averla al dito. Chiama la figlia, Beatrice. Deve darle la notizia. «Rinvio a giudizio, ha fatto il notaio» , dice riferendosi al giudice. «Ti sento carico» , gli risponde lei. «Mi senti carico sì, se mi scarico adesso casco a terra, ciao» . Clic. «Per demoralizzare uno come me ce ne vuole. Bisogna avere la capacità di reagire. Ma io ce l’ho» . Anche se la testa è appesantita dalle domande. Oltre a quella sulle palle pestate ce n’è un’altra. Forse vorrebbe farla a Leonardo Domenici, ma non ci parla più, non l’ha più sentito da quando l’ex sindaco se n’è volato a Bruxelles. Fu lui a dirgli: non candidarti, ti massacreranno. Sta andando così. «Cosa sapeva lui che io non sapevo? Chi frequentava?» , si chiede Cioni sorseggiando da un bicchiere d’acqua con una fetta di limone dentro. Dice che scrivere lo distrae, gli rende la testa più leggera. Ha (ri) scoperto Facebook, dove mette foto di famiglia. Gatti, figli, bambini appena nati. Usa anche la chat. Dopo il primo libro, sta lavorando al secondo. Più boccaccesco. Questa volta si chiamerà «Cioni ti ama» .

David Allegranti 26/3/2011

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