Pdl e moschea: “Come la Lega no”

Dal Corriere Fiorentino

Certi toni barricaderi sulla moschea non gli sono piaciuti, certi eccessi dialettici gli hanno fatto pensare che il partito ancora una volta ha bisogno di una linea chiara. Come sulla tav, quando le mille anime del gruppo in Palazzo Vecchio avevano detto la loro in maniera disordinata. Il Pdl, scandisce il coordinatore del Pdl Gabriele Toccafondi, non è la Lega. Lo dice ai compagni di partito, lo spiegherà al coordinamento cittadino convocato per stasera con tutti gli eletti fiorentini: consiglieri comunali e regionali, deputati. Quelli che nei giorni scorsi si sono espressi talvolta in toni eccessivamente scomposti, secondo Toccafondi. Minacciando referendum, come fa appunto la Lega, che continua a essere contraria alla costruzione di qualsiasi moschea a Firenze. «Noi abbiamo due paletti» , dice il leader fiorentino: «Il primo è il no alle provocazioni, come quella dell’imam quando l’anno scorso se ne uscì con l’idea di una megamoschea. Il secondo paletto è la libertà di culto sancita dalla Costituzione. Non bisogna avere paura a dirlo» . E non bisogna aver paura a dire che il Pdl è una cosa, la Lega un’altra. Il Pdl è un partito democratico, aperto al dialogo rispettoso della libertà religiosa. Posizioni più radicali sono prerogativa dei leghisti, dice Toccafondi, che ultimamente ne ha sentite diverse dentro il Pdl. Basti confrontare ciò che ha detto proprio ieri Marco Cordone, consigliere provinciale del Carroccio, con alcune dichiarazioni pidielline: «Certi salotti ‘‘ fiorentini’’ stanno lavorando in maniera strisciante per imporre la moschea a Firenze senza sentire la volontà popolare— dice Cordone— Assistiamo a un bombardamento mediatico e psicologico nei confronti dei cittadini (che hanno ben altri problemi), a sostegno della moschea a Firenze, nonostante la Chiesa pochi giorni fa abbia detto no!! Tra l’altro noi che ci opponiamo (come se non fosse legittimo opporsi), siamo stranamente classificati come ‘‘ imprenditori della paura’’. Invece, molto ragionevolmente pensiamo che qualora il Comune di Firenze, documenti alla mano, volesse realizzare una moschea in città, debba prima essere indetto un referendum tra i cittadini residenti» . «L’Imam — spiegavano nei giorni scorsi i consiglieri Pdl di Palazzo Vecchio Marco Stella e Stefano Alessandri — smetta questo gioco che dura da troppi anni e con cadenza ciclica sul riproporre una moschea a Firenze: è una provocazione continua e inaccettabile. La rispediamo al mittente dicendo che siamo pronti anche a fare un referendum per non far costruire una moschea nella nostra città» . E ancora: «Vorremmo capire quanto i nostri connazionali che vivono stabilmente nei Paesi arabi possano liberamente professare il culto, aprire attività commerciali in proprio, acquistare immobili, come da noi avviene per tutti gli stranieri naturalizzati» . Per non dimenticare Jacopo Cellai, che ieri sul Corriere Fiorentino argomentava contro quelli che hanno dato troppa frettolosa disponibilità a realizzare la moschea iscrivendosi al partito del «facciamola al più presto» . Eppure, la posizione dell’imam Izzedin Elzir è cambiata: non sta più provocando ma è disponibile a un dialogo che non sia fatto di iniziative estemporanee e «faraoniche» come la megamoschea, ragiona Toccafondi. Che tra l’altro non è esattamente un filo-islamista, ma come ricorda sempre «io sono cattolico, apostolico, romano» .

David Allegranti  25/3/2011

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