La piazza: i consoli c’erano, la Lega no

Corriere Fiorentino

In mezzo ai drappi tricolorati dei ciclisti, le coccarde degli amministratori, le gote verdi bianche e rosse di una suora con bambini al seguito, spunta una bandiera che non appartiene agli italici festeggiamenti. È bianca, ha un Sole al centro. La porta un turista, che applaude insieme al resto di piazza della Signoria quando capisce che si sta parlando del suo popolo, squassato dal terremoto e impaurito da possibili contaminazioni nucleari. Non è un’intrusa, la bandiera col disco rosso, anzi forse potrebbe stare tranquillamente appesa accanto a quella italiana su uno dei nostri balconi. Senza turbare gli animi, in queste ore così patriottici (e i più patriottici di tutti sono naturalmente quelli che il giorno prima facevano fatica, indignati, a sentirsi italiani). Sarebbe in fondo un modo per ricordarci — non bastassero le immagini di distruzione che arrivano dal Giappone — quanto sono irrilevanti le nostre miserie quotidiane, di cui lagniamo, di fronte alla tragedia della natura che si rivela matrigna; quanto sciacalleschi appaiono gli Alemanno di turno che, mentre la terra sta tremando ancora, chiedono di «valutare con molta attenzione» la candidatura di Tokyo alle Olimpiadi. E invece, come dice il sindaco Matteo Renzi, «nel ricordare il valore dell’unità d’Italia, e guai chi prova a metterlo in discussione, Firenze, una delle capitali dell’Italia unita, abbraccia tutto il popolo giapponese» . Quello che, come ha detto Giuliano Ferrara l’altro giorno a Radio Londra, affronta con dignità incredibile dramma, e che non mostra immagini di morti come invece noi, sui nostri giornali e sulle nostre tivvù, siamo abituati a fare, pensando che non ci sia limite al reality. Manca la Lega in piazza, perché come spiega il leader toscano Claudio Morganti l’unità italiana nei fatti non esiste, è come il cucchiaio di Matrix, ma si fa sentire sulle agenzie. Per dire che il tricolore è un’ottima carta igienica, come disse Bossi una volta? Ma no. Mario Razzanelli, capogruppo di se stesso in Palazzo Vecchio, è monotematico. Per questo in ogni discussione cita la tramvia (ora più frequentemente la Tav) anche se il dibattito è, chessò, sul cinema. E ieri giustappunto non si è smentito e ci ha informato che lunedì scorso ha depositato «un esposto alla procura della Repubblica di Firenze perché dalla documentazione in nostro possesso risulta che manchi l’autorizzazione paesaggistica non solo per la Foster ma anche per la precedente stazione Zevi» . Non c’è la Lega, ma ci sono tutte le autorità; il prefetto, il vicepresidente del Consiglio regionale, presidente della provincia Andrea Barducci, che invita a difendere «sempre la Costituzione dagli attacchi che vengono da più parti» . E c’è anche il decano del corpo consolare, l’avvocato Alessandro Berti, h e r i c o r d a quanto sia figa la diplomazia e rammenta «il carteggio intercorso tra i rappresentanti diplomatici a Firenze e i loro referenti in ordine all’importanza avuta fino alla fatidica data del 27 aprile 1859, allorché il Granduca di Toscana Leopoldo II di Lorena e la sua famiglia partirono da Firenze, atto che costituì condizione necessaria al processo di unificazione in atto, avvenuta poi nel 1861, che oggi festeggiamo nel suo 150 ° anniversario» . Meno male che i consoli ci sono insomma; forse Berti temeva che alla fine dell’alzabandiera ci fosse anche la cerimonia per la riconsegna dei telepass.

David Allegranti – 18/3/2011

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