Ma nel Pd l’Oltre piace a tutti Tranne quello scelto da Bersani

Corriere Fiorentino

Il progressismo è entrato in crisi, come ha scritto anche Andrea Romano sul domenicale del Sole 24 Ore. Il Pd si rifugia quindi in un’altra ideologia, in realtà neanche troppo nuova: l’oltrismo. «Oltre» è lo slogan della nuova campagna di comunicazione lanciata da Bersani, sempre lì in maniche di camicie arrotolate e faccia arcigna e sempre in bianco e nero come la volta precedente. Bisogna andare oltre, dice: ma oltre cosa? «Oltre Berlusconi e oltre il berlusconismo— scrivono sul sito i pubblicitari del Pd — che ha nel disprezzo delle regole, nella ricerca della divisioni a tutti i costi, negli egoismi, nella precarietà, nell’incapacità di dare risposte concrete alla crisi in cui si trovano famiglie e imprese, le sue caratteristiche principali». Oltre l’esistente insomma. Oltre lo status quo. Uno slogan che riesce a unire incredibilmente la segreteria Bersani e i suoi critici più feroci. «Andiamo oltre» è il nome dell’associazione lanciata da Pippo Civati; il libro di Sergio Chiamparino si chiama «La sfida. Oltre il Pd per tornare a vincere. Anche al nord» ; Matteo Renzi, quando è stato criticato per la sua visita arcoriana, ha detto che lui «va oltre le ideologie» ; e oltre Ds e Margherita in fondo voleva andare Veltroni riunendo le due anime del centrosinistra in un unico ceppo. Eppure la domanda sempre la stessa: sì ma dopo l’oltre cosa c’è? La campagna del Pd è stata spernacchiata su internet dai militanti e criticata da diversi pubblicitari. «Sembra un annuncio funerario» , scrivono i democrat in rete. «La nuova campagna del Pd è prodotta dall’agenzia Abc. Ci vuole pazienza. Prima o poi dovrebbero arrivare alle G. Basta aspettare il turno» , motteggia Guelfo Guelfi, già spin doctor di Renzi ed Enrico Rossi nelle ultime campagna elettorali. «Dopo la morte del Pci — dice— le formazioni che si sono susseguite non hanno mai avuto una prestazione comunicativa degna di questo nome. Proprio in questi giorni ho recuperato una pubblicità del 1988 del Pci che vinse un premio, fatta dalla coppia Reggio/Del Bravo. Erano gli ultimi grandi autori della comunicazione pubblicitaria della sinistra in voga. Il Pci credeva nella divisione del lavoro (erano marxisti prima che leninisti). Questi di ora credono che la globalizzazione voglia dire che tutti possono fare tutto. Per questo ora siamo al disastro del 2011: il problema non è il prodotto, a cui mancano le idee. In realtà un buon pubblicitario riesce a dare delle idee a prodotti che non ne hanno. Come spiegare altrimenti il successo della pubblicità Perlana di Annamaria Testa? L’idea stava nel far diventare la funzione del prodotto il suo marchio. E un partito d’opposizione dovrebbe avere come sua funzione conquistare il governo, non andare oltre la siepe. Anche perché oltre la siepe si rischia sempre di pestare una merda» . Oltre, peraltro, rischia di apparire come una di quelle ipersemplificazioni che il Pd contesta spesso, per non dire sempre, al sindaco di Firenze. Una di quelle invenzioni mediatiche non supportate da un pensiero organico. Michele Ventura, vicecapogruppo del Pd alla Camera, dice però che l’oltre indica il superamento di questa «sorta di transitorietà permanente. Bersani tuttavia sta agendo su delle proposte, perché questo ‘ oltre’ va sorretto da una sintesi programmatica di quanto emerso nelle nostre riunioni. C’è un ‘ oltre’ insomma accompagnato da un manifesto programmatico che viene reso in questa maniera leggibile, mobilitante e aggregante» . Insomma non è vero, dice Ventura, che sotto «l’oltre» non c’è niente. Eppure, come riconosce anche il professor Marco Tarchi, che insegna scienza politica e comunicazione politica all’università di Firenze, «oltre» è parola abusata, logora. «È una delle parole più utilizzate nella comunicazione dei partiti. Nell’Msi l’ultima incarnazione della corrente di Pino Rauti si chiamava ‘ Andare oltre’. È abusata da sempre, perché il superamento fa novità. Ma non mi pare che dia alcun surplus riguardo alle linee di azione di Bersani e dei suoi. Renzi insiste sul fatto che non esiste una proposta precisa e non è con queste trovate che si ha un chiarimento. Capisco che la cultura dello slogan sia inestirpabile della vita politica, ma se non si aggancia a qualcosa che delinea concretamente un programma di azione serve a poco. E dietro gli slogan c’è ancora un’immagine sfocata e imprecisa di quello che il Pd vuole» . Insomma per dire «andiamo oltre» ci vuole un oltre. Ma quale?

David Allegranti 15/3/2011

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