Bondi e Bonaiuti, la staffetta mancata

Corriere Fiorentino

Berlusconi l’ha detto venerdì a Helsinki, al termine del vertice tra i leader del Partito popolare europeo: il rimpasto di governo non è così prossimo. E in effetti già la settimana scorsa Sandro Bondi avrebbe dovuto lasciare il suo posto al ministero dei Beni culturali per dare il via al nuovo giro di nomine. Anche se a dirla tutta sono mesi che il poeta di Fivizzano non passa dal Collegio Romano. Deluso per non essere riuscito a convincere il governo del ruolo centrale che ha la cultura, ferito per l’attacco delle opposizioni che hanno provato a sfiduciarlo, Bondi nei giorni scorsi ha consegnato la lettera di dimissioni a Berlusconi: «Sono già d’accordo con il presidente Berlusconi che mi dimetto. Le mie dimissioni — ha detto il ministro a Repubblica — sono già nelle sue mani. Deciderà lui quando procedere alla mia sostituzione, ma ormai sicuramente molto presto. Sarà una questione di giorni» . Questa potrebbe essere la settimana buona. L’agenzia di stampa AdnKronos ipotizza che mercoledì o giovedì Bondi rimetterà ufficialmente il mandato. Anche perché essere senza ministro sta diventando «imbarazzante» , come dicono nel Pdl. Sul suo successore da tempo si rincorrono molte voci. Per settimane in Transatlantico e sui giornali il nome più accreditato era quello di Paolo Bonaiuti, che da sempre aspira al dicastero della Cultura. Anche nel 2008 lo aveva chiesto, senza però riuscire ad ottenerlo. Sarà questa la volta buona? Pare di no. Fra lui e Berlusconi non c’è più il feeling di un tempo e ieri il Riformista ha raccontato come Bonaiuti sia «caduto dal cuore del Cavaliere» . Un sonnellino di troppo, nel giorno in cui invece c’era bisogno di una vigile smentita, pare abbia fatto infuriare il Cav. Il dieci febbraio scorso era trapelata la notizia secondo cui il premier avrebbe presentato un decreto sulle intercettazioni. La presidenza della Repubblica fece arrivare un fermo disappunto. Scrive il quotidiano diretto da Stefano Cappellini: «Berlusconi, chiuso in una stanza coi big pidiellini, alza la cornetta: “Chiamate Paolo, serve una smentita”. Passano minuti interminabili. Bonaiuti è irrintracciabile: “Pare che è a casa, dorme”, sussurra la segretaria» . Insomma, bruciato Bonaiuti come ministro? Non è detto. Piuttosto ormai, raccontano nel Pdl, è molto difficile che gli tocchino davvero i Beni culturali. E quindi Bonaiuti finirebbe come il vicesindaco Dario Nardella, che nel 2009 fece la campagna elettorale da assessore alla cultura in pectore e si ritrovò invece la delega allo sviluppo economico. A Bonaiuti casomai potrebbero toccare le politiche comunitarie. E Bondi? «Non voglio— ha detto lui— che si creda che lascio il ministero per svolgere un ruolo nel partito. Non è questo che voglio. Resterò al partito finché lo riterrà necessario Berlusconi. Una cosa è certa: continuerò a lavorare, anche senza alcun incarico, vicino al presidente Berlusconi» . D’altronde, anche se il ritorno sulla scena di Giuliano Ferrara ha messo in ombra i triumviri, Bondi è pur sempre uno dei tre coordinatori del Pdl. Ma non è questo ciò che all’(ormai ex) ministro importa. Bondi vuole un ruolo che gli consenta di occuparsi ancora di cultura o politica culturale. Come dice lui, «dietro le quinte» . Per questo sarebbe già pronto un incarico alla Mondadori.

David Allegranti 6/3/2011

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Lascia un commento

Archiviato in Pdl, Politics

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...