Donne contro donne. E il Drago

Corriere Fiorentino

La parola del mese è «indignarsi» . C’è chi s’indigna in piazza con le pentole, chi va al PalaSharp di Milano e dal palco dice che c i vuole un’Italia bella e profonda come noi» (come se abitassero solo lì, le titolate vestali dell’italica purezza), contro il Drago e le sue escort e in difesa della «democrazia minata». E c’è chi domenica prossima sarà di nuovo in piazza per abbattere il Caimano, perché l’Italia «non è un bordello» . Trecce al vento e gonna lunga, alle 14 le donne saranno in piazza (quella della Repubblica, a Firenze) con i mestoli da tirar sul groppone — si fa per dire, perchè il malcapitato sembra piuttosto uno per tutte — a mariti e compagni che la sera non vanno a letto presto. Aderiscono fra gli altri anche Pd e Api. Il pensiero unico tuttavia non pervade il genere femminile. «Al tempo loro molte, se non tutte, delle signore oggi nobilmente sdegnate — scriveva ieri sul Riformista Lucetta Scaraffia — hanno marciato a favore della libertà della promiscuità sessuali, dell’aborto, del divorzio, hanno delegittimato e spesso irriso castità e fedeltà» . Il ragionamento non convince la parlamentare del Pd Silvia Velo, che domenica manifesterà «contro una cultura e una idea della donna che non sopporto, di cui il Drago è l’esempio più schifoso e imbarazzante» . Ribatte: «Chi ha poca fantasia dà la colpa sempre al Sessantotto. Lei come lo definirebbe uno che si difende dicendo che credeva veramente alla storiella su Mubarak? La cosa seria è essere governati da uno così. Il resto è squallore» . Qualche dubbio in più rispetto alle granitiche certezze dell’ex sindaco di Campiglia Marittima ce l’ha l’assessore nella giunta Renzi Cristina Giachi (che pure sarà in piazza con la collega Rosa Maria Di Giorgi): «Non mi piace quando la protesta diventa moralista e bacchettona. La Minetti a casa sua può fare quello che vuole, il problema semmai è che faccia la consigliera regionale a diecimila euro al mese. Come presidente del Consiglio io vorrei uno che la sera legge Keynes (piuttosto che Kant come dice qualcuno) o Einaudi o il giornale, non uno che sta con le bambine. E vorrei che essere carina non pregiudicasse il lavoro di una donna. Non mi piacciono certe compagne di partito che definiscono queste donne “poco di buono”. Minetti è certamente una stupida, però questo livore nei suoi confronti non rende un buon servizio alle donne, non mi piace l’insulto delle donne alle donne. Insomma, una può fare la prostituta in maniera dignitosa e farsi i fatti suoi; quello che non va bene è quando questo diventa uno strumento per entrare nel Consiglio regionale della Lombardia o in altri consessi elettorali» . Si salva in calcio d’angolo Anna Beltrame, assessore alla cultura Prato nella giunta Cenni: «Siamo un Paese libero e ognuno può comportarsi come vuole, nel rispetto della legge, salvo poi rispondere alla sua coscienza. Io non parteciperei mai alle feste di Arcore e se avessi una figlia vorrei che non lo facesse. Ma queste manifestazioni rischiano di essere strumentalizzate politicamente e questo non va bene. In Italia c’è un problema culturale; i modelli per le giovani generazioni sono le veline e i calciatori. Quindi non è tutta colpa di Berlusconi “male assoluto”» . Letizia Bandoni, assessore alla cultura del Pdl a Lucca: «Ma mi facciano il piacere, queste donne! Io mi chiedo: perché non scendono in piazza contro i loro capi, contro la televisione, contro tutto ciò che strumentalizza l’elemento femminile, ma solo quando c’è Berlusconi? Queste signorine dovrebbero essere in piazza tutti i giorni contro i loro capi, mariti, amanti» . Stefania Fuscagni, portavoce del Pdl toscano, fervente cattolica, dice di essere «sconcertata da un moralismo preso a strumento politico che non mi sarei aspettato da alcune donne di grande saggezza ed esperienza politica. C’è puzza di moralismo e anche chi ha fatto battaglie femministe come la sottoscritta non riesce a capire. Evidentemente questo tipo di politica non ha molti altri argomenti e soprattutto ha proposte vicine allo zero» . Ma da cattolica non si indigna pure lei, Fuscagni? «Il mondo cattolico ha un concetto del cosiddetto peccato che è rispettoso, ed è proprio il mondo cattolico che rimane interdetto dal moralismo strumentale. I peccati sono individuali, non collettivi; se usi il peccato individuale per fare azione politica questo per un cattolico è davvero un peccato» . Ma quale moralismo, dice Cristina Scaletti assessore regionale alla cultura: «E’ sempre molto utile parlare delle cose attraverso la protesta e la sensibilizzazione pubblica. Informare e far conoscere è necessario. Ciò che è diseducativo è la logica sempre più predominante della scorciatoia, cioè che non importa studiare o far bene le cose» .

David Allegranti 9/2/2011

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